Persino il viaggio del dialogo suscita polemiche…

Maxwell, trans FtM, ha un sogno: diventare rabbino
Niente aiuti agli stati omofobi: nuove reazioni e dubbi
Pinguini gay innamorati separati per evitare l’estinzione?
Outing al Grande Fratello, ma la critica sa di ipocrisia…

MOI Il viaggio “apolitico” per il “dialogo inter-religioso” e “la solidarietà con i movimenti LGBT locali” che tre associazioni francesi di credenti gay (musulmani, ebrei e cristiani) stanno svolgendo in Terra Santa (Il grande colibrì) ha suscitato una durissima polemica. 16 organizzazioni queer arabe e musulmane in un appello definiscono l’evento come “l’antitesi totale della solidarietà“: ricordando che i francesi visiteranno luoghi da cui i palestinesi sono stati cacciati e nei quali le loro case sono state abbattute e territori in cui i coloni israeliani si sono insediati violando il diritto internazionale, ci si domanda come sia possibile portare solidarietà “apolitica” alle comunità LGBTQ*, ignorando il contesto di guerra, violenza, privazione della libertà, discriminazione e razzismo: “L’obiettivo di depoliticizzare questo viaggio sotto le vesti della spiritualità rappresenta uno sforzo deliberato di ignorare una realtà fatta di occupazione, apartheid, furto di terra, demolizione di case, pulizia etnica e discriminazione sistematica” (Pinkwatching Israel). Ancora più dura l’associazione palestinese per la diversità sessuale e di genere al-Qaws, che accusa HM2F, l’associazione queer musulmana che organizza il viaggio, di avere anche mentito: non avrebbe mai cercato di coinvolgere le realtà LGBTQ* palestinesi (Bekhsoos). P.

MOVIMENTO Fa discutere nel Regno Unito il documentario My Transsexual Summer, mandato in onda da Channel 4: tra le persone protagoniste della trasmissione, in particolare, ha animato il dibattito Maxwell Zachs, 25enne transgender FtM di Londra e segretario nazionale di Keshet UK, il gruppo inglese delle persone LGBTQ* di religione ebraica. Maxwell spiega che vorrebbe studiare per diventare rabbino: se il suo sogno si dovesse realizzare, il giovane sarebbe il primo rabbino trans del Regno Unito. “Passati i 20 anni, mettevo in discussione il mio genere e iniziai anche a voler fare una vita più in linea con l’ebraismo. L’ebraismo è stato così importante per me perché mi faceva stare in armonia, mentre non molte altre cose mi facevano stare così” racconta Maxwell: “Quando iniziai la transizione per la prima volta non sapevo se avrei trovato una comunità che mi avrebbe accolto“. Per fortuna finora il ragazzo non ha avuto problemi: “Non ho mai avuto esperienze negative all’interno della comunità: le persone a volte non hanno idea di come includermi o aiutarmi, ma hanno sempre voglia di imparare. E’ una cosa molto bella!“. P.

MONDO Il piano del governo britannico di tagliare gli aiuti verso i paesi che criminalizzano l’omosessualità (Il grande colibrì) continua a essere criticato (Il grande colibrì). Tra gli effetti perversi prodotti, c’è anche l’affermarsi di una sorta di “nazionalismo macho“: se per il maschilismo a non poter essere un “vero uomo” non è solo il gay, ma anche il maschio etero che non riesce a mantenere la “sua” femmina e che quindi si riduce a “frocio economico“, per usare la sarcastica espressione di Jenerali Ulimwengu su The East African, di fronte a quello che viene rappresentato come un ricatto gay-friendly i governi omofobi hanno gioco facile a richiamarsi all’orgoglio della mascolinità, per esprimersi ancora una volta contro gli omosessuali e per rifiutare gli aiuti stranieri (pazienza se a pagarne le conseguenze saranno come sempre i più deboli). La tesi è subito confermata dalla Tanzania: il ministro degli esteri Membe è “pronto ad interrompere ogni legame diplomatico con la Britannia” e minaccia di abbandonare il Commonwealth, mentre l’arcivescovo cattolico Pengo tesse le lodi dell’autarchia per non essere “culturalmente storpiati in nome degli aiuti” (IPPmedia). Intanto si temono violenze contro le persone LGBTQ*, accusate dell’impoverimento della popolazione (dovuto ai tagli, ma anche alla crisi finanziaria globale). P.

CULTURA Non tutti i pinguini gay hanno la fortuna di quelli che abiteranno nello zoo di San Francisco dalla prossima estate (Il grande colibrì). Più a nord, a Toronto, un altro zoo può far felice Keith Norton e la sua setta di cristiani fondamentalisti, separando due pinguini gay che fanno coppia fissa da ormai dieci anni. Lo scopo è di farli accoppiare a due pinguine per continuare a riprodurre la specie in cattività (National Post). Naturalmente la vicenda ha suscitato qualche polemica: forzare un genere sessuale è una vera e propria violenza, anche se si tratta di pinguini. In più Pedro e Buddy (questi i nomi dei due protagonisti) hanno un rapporto decennale, mentre i vari studi sull’omosessualità (frequente ed esplicita) dei pinguini affermano che non dura mai più di pochi anni. Il dubbio è quindi che, se forse non si può parlare di amore, sicuramente Pedro e Buddy si considerino reciprocamente la propria famiglia e quindi la proposta del personale dello zoo appare una vera e propria forzatura. E’ vero inoltre che i pinguini africani, la specie della nostra coppia di fatto, sono in rapido calo (erano 225.000 nel mondo negli anni ’90 mentre oggi sono solo 60.000), ma il dubbio è che i custodi dello zoo di Toronto tentino di salvare dall’estinzione più che la razza di grandi uccelli, quella dei custodi dello zoo. M.

CRONACASpegniamo i televisori al lunedì sera”, quando c’è il Grande Fratello. E’ questo l’invito che conclude un sorprendente articolo di Gay.tv. L’invito è lo stesso che avevamo lanciato noi una settimana fa (Il grande colibrì). Noi lo giustificavamo con la necessità di risvegliarsi da un rimbambimento che serve a nascondere la realtà in cui viviamo, Gay.tv invece se la prende con la trasmissione Mediaset perché ha fatto outing nei confronti di un concorrente mandando in onda alcune foto dal sapore fortemente omoerotico. Peccato che quelle stesse foto fossero state pubblicate esattamente una settimana fa proprio da Gay.tv, che non si faceva remore a parlare di “cripto-gay”. Viva la coerenza – ma per l’audience e per qualche click in più si fa questo e altro… Intanto tra i partecipanti dell’ultima edizione di Bigg Boss, la versione indiana del reality show, figura anche Laxmi Narayan Tripathi, attivista transgender (hijra, per dirlo più correttamente in hindi) molto nota nel subcontinente: non è una novità, a dire il vero, dal momento che già la prima edizione aveva visto tra i protagonisti l’attrice trans Bobby Darling e anche l’anno scorso era presente una drag queen pakistana, Begum Nawasishi. P.

 

Pier e Michele
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