Puglia, 4 cent per le persone trans sono un spreco?

Una spesa folle, pari a 0,04 euro per ogni abitante della Puglia. “Una goccia nel mare dei fondi necessari ad una sanità moderna e efficace” ammette persino Antonio Martucci, consigliere dei Moderati e Popolari (puglia.it) che non esita a scagliarsi contro i 170mila euro stanziati dalla Regione al Day hospital per lo studio dei disturbi della sessualità e dell’identità di genere del Policlinico di Bari, un servizio d’eccellenza unico in tutta l’Italia meridionale offerto dal 1996. Peccato che Martucci abbia impiegato ben 17 anni per accorgersi della sua esistenza e forse ne impiegherà altrettanti per capirne il valore. Lo spreco di denaro pubblico è evidente, ma il Policlinico questa volta non c’entra: un consigliere regionale pugliese riceve quasi 120mila euro all’anno e forse farebbe meglio a svuotarsi il cervello di pregiudizi e a riempirlo di informazioni. Insomma: farebbe meglio a fare il suo lavoro…

Eppure – in un paese che immagina una legge contro l’omofobia e la transfobia che, a causa di un paradosso cercato e voluto, istituzionalizzerà l’ignoranza e l’odio contro le persone LGBT persino negli ospedali e nelle scuole ed indebolirà le tutele legali contro tutte le altre forme di intolleranza e razzismo – spargere veleno contro una categoria sociale crudelmente discriminata, come le persone transessuali che beneficiano del day hospital barese, non solo non sembra un problema, ma anzi incontra il consenso di troppe persone. Se radiomadeinitaly.it titola oscenamente “Vendola finanzia chi vuole cambiare sesso e non aiuta gli ammalati di cancro“, i commentatori di liberoquotidiano.it se la prendono contro una giunta che osa offrire servizi alle trans, cure agli extracomunitari, case popolari ai rom…

Coloro che cercano di far carriera e di guadagnare visibilità sulla pelle delle persone transgender non sono solo italiani , a dire il vero. Negli Stati Uniti  l’Organizzazione nazionale per il matrimonio, ad esempio, ha annunciato che raccoglierà le firme per indire un referendum contro una legge californiana che permette ai bambini trans di scegliere se usare i servizi igienici maschili o femminili, “una follia politicamente corretta che mette a rischio la privacy e la sicurezza dei nostri figli e nipoti” (nomblog.com). E, sempre in California, l’università cristiana evangelica di Azusa con ogni probabilità licenzierà un prof di teologia che, dopo aver insegnato come donna per quindici anni nell’ateneo, ora si è dichiarato transgender: la motivazione ufficiale è il timore di un crollo delle iscrizioni e delle donazioni (abclocal.go.com).

Purtroppo in questi giorni, nelle scuole californiane, anche quelle che dovevano essere storie a lieto fine si sono trasformate in immagini dolorose di una discriminazione tanto assurda quanto difficile da debellare. Cassidy Lynn Campbell, una ragazza transgender di 16 anni, è stata proclamata reginetta di un istituto secondario di Huntington Beach. “L’ho fatto per tantissime persone nella contea, nello stato e magari nel mondo, sono molto orgogliosa di aver vinto non solo per me stessa, ma per chiunque” ha dichiarato la giovane dopo aver ricevuto il premio (kla.com). Poi, tornata a casa, l’amara sorpresa: sul web i bulli si sono scatenati contro di lei, insultandola e diffamandola. Cassidy, in lacrime, ha spiegato su youtube.com il proprio dolore: “Sono così triste, sconvolta, a pezzi, distrutta, stanca del mondo…“.

Intanto in Thailandia , Aum Neko, una ventenne transgender, è diventata il simbolo delle proteste studentesche all’università Thammasat di Bangkok, la seconda più grande del paese. Gli studenti si lamentano dell’introduzione dell’obbligo di indossare l’uniforme dell’ateneo, provvedimento simbolo di una più generale svolta conservatrice dell’università. Per dare visibilità alle proteste, Aum Neko ha creato una serie di poster in cui simula rapporti sessuali con un compagno mentre indossano la divisa: l’attenzione mediatica è stata subito catturata (bangkokpost.com). Ma bisogna farla tacere: per questo ora la studentessa è stata denunciata per lesa maestà per alcuni commenti critici sulla famiglia reale pronunciati in un servizio giornalistico… andato in onda un paio di mesi fa! (chiangmaicitynews.com)

Rimanendo in Asia, gaystarnews.com racconta dall’India  la storia di una hijra (una persona, biologicamente maschile, che veste abiti femminili e che sente di appartenere ad un “terzo sesso” differente tanto da quello maschile quanto da quello femminile) di 24 anni, hiv-positiva ed affetta da una grave infezione alle vie urinarie, alla quale un ospedale di Calcutta avrebbe negato le cure mediche. A far infuriare la comunità delle transgender locali non è solo la tragicità della vicenda, ma anche l’articolo del sito LGBT internazionale, spesso impreciso nel raccontare le vicende indiane (ilgrandecolibri.com), che ha rappresentato le hijra con toni truculenti in cui non si riconoscono (ad esempio, sostenendo ambiguamente che sono solite sottoporre alcune persone alla castrazione con la forza).

Raccontare la realtà delle persone transgender senza usare tinte fosche e senza eccessive drammatizzazioni a volte sembra impossibile per i giornalisti. Eppure impossibile non è: una lezione di buon giornalismo arriva da asiaone.com e dal semplicissimo ritratto che fa di Sarah Schmitzkova, direttrice transessuale di una società di onoranze funebri islamiche a Singapore . “La maggior parte delle persone crede che le donne transgender siano individui invischiati nelle attività dei quartieri a luci rosse o che siano mentalmente disturbate. Invece le cose non stanno così” spiega Sarah. E l’articolo, raccontando con pacatezza le sue gioie e i suoi dolori, le sue speranze e le sue delusioni, le dà pienamente ragione.

 

Pier
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1 commento

  • Se è vero che la verità sta sempre nel mezzo, allora si dovrebbe cominciare a discutere anche sulle violenze che le comunità gay occidentali stanno perpetrando in danno degli etero, con calunnie e minacce di boicottaggi, solo perché non si piegano ai loro istinti sessuali. Solo evitando di chiamarsi reciprocamente "omofobi o eterobofi", si potrà addivenire a qualche accordo … 😉

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