Romania, un referendum contro i matrimoni gay

La coppia americano-rumena Hamilton e Coman

All’inizio di quest’anno diverse ONG, con l’aiuto della Chiesa ortodossa (conservatrice e molto influente), hanno convinto 3 milioni di cittadini rumeni a firmare una proposta di legge per chiedere un referendum con cui introdurre nella costituzione il divieto di matrimoni gay. Così facendo vogliono evitare una sentenza futura che li renda legali (dal momento che in diversi paesi europei sono riconosciuti) e definire in maniera assoluta e inequivocabile che la famiglia è intesa come un nucleo formato da un uomo e una donna.

L’iniziativa ha già ricevuto segnali favorevoli da diverse commissioni in Parlamento e la proposta è stata presentata ufficialmente giovedì scorso da Ovidiu Dontu e Titus Corlatean, due senatori del Partito Social Democratico (PSD), il più importante del paese. Se entro due settimane questa proposta verrà approvata, l’11 dicembre i cittadini saranno chiamati alle urne, lo stesso giorno tra l’altro delle elezioni parlamentari. Per questa ragione, il leader del PSD Liviu Dragnea ha chiesto di ritirare la proposta per il semplice fatto che le due questioni non devono mischiarsi [The Daily Progress].

Ma il movimento civico locale Coaliția pentru familie (Coalizione per la Famiglia), coinvolto nell’iniziativa, ha già annunciato sulla sua pagina Facebook che la data sarà l’11 dicembre. In effetti, la procedura di approvazione è stata richiesta come “di emergenza”, in modo tale che non venga ritardata nemmeno di un giorno.

Giusto per rendersi conto della situazione legislativa per le persone LGBTQI (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersessuali) in Romania, i matrimoni omosessuali sono vietati e il nuovo codice civile introdotto nel 2011 vieta espressamente il riconoscimento dei matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti all’estero. Fino al 2001 è stato in vigore l’articolo 200 del codice penale che criminalizzava l’omosessualità, introdotto nel 1968 dal regime comunista.

Ma c’è di più: gli occhi dei cittadini che non accettano il matrimonio omosessuale, sono in questi giorni puntati sulla Corte costituzionale, che sta valutando un caso di una coppia di uomini gay che cercano di far riconoscere il loro matrimonio contratto in Belgio. Adrian Coman (rumeno) e Clay Hamilton (statunitense) si sono conosciuti nel 2002 in Central Park a New York, si sono sposati in Belgio e nel 2012 Adrian ha provato a tornare in Romania.

Varcato il confine rumeno, per lo Stato loro non sono altro che due amici. Coman scrisse una lettera all’Ispettorato per l’immigrazione per sapere come suo marito potesse ottenere un permesso di soggiorno, ma la risposta fu che non sarebbe stato possibile, a causa dell’articolo che vieta i matrimoni omosessuali, e più che altro il riconoscimento di quelli contratti all’estero. Adrian Coman dichiara: “Voglio sottolineare che il nostro caso non parlava di matrimonio. Il nostro caso riguardava la residenza di Clay in Romania. È il governo che l’ha portato sul piano del matrimonio” [Romania Insider].

Nel 2013 la coppia si presentò in tribunale contro lo Stato. L’azione legale venne avviata presso la Corte distrettuale n.5, la quale si definì non competente in materia. Il caso passò alla Corte principale di Bucarest, che a sua volta si astenne ritenendo che se ne dovesse occupare la Corte distrettuale, e così sostenne anche la Corte d’appello. Il 20 settembre di questo anno il verdetto è stato rimandato al prossimo 29 novembre.

Con gli occhi puntati alle imminenti elezioni parlamentari, i maggiori partiti rumeni stanno costruendo la loro vittoria anche sulla proposta di referendum, per ottenere i voti decisivi. Il PSD può coinvolgere il Partito Nazionale Liberale (PNL) a sostegno di questa proposta di legge e farla passare in fretta in Parlamento. Entrambi i partiti sono interessati ad ottenere più voti, che potrebbero ridurre le possibilità per quelli minori di raggiungere la soglia del 5% necessaria per entrare in parlamento. Pertanto, se la proposta di legge verrà approvata in queste due settimane, l’11 dicembre sarà il giorno decisivo.

 

Ginevra
©2016 Il Grande Colibrì

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