Ai limiti dell’Unione Europea: l’Ucraina e i diritti gay

I preti della Chiesa ortodossa georgiana, una delle chiese cristiane più antiche del mondo, hanno minacciato di non citare più nelle loro preghiere i parlamentari nel caso avessero approvato il progetto di legge contro le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere. L’Unione Europea, al contrario, ha minacciato di non concludere l’accordo di associazione con la Georgia se quel progetto non fosse stato approvato. In entrambi i casi, la maggioranza di governo rischiava di veder precipitare il consenso popolare a pochi mesi dalle elezioni. Ma ecco spuntare la soluzione a tutti i problemi: le discriminazioni saranno vietate sempre, tranne quando entrerà in gioco la “protezione della morale pubblica” (dfwatch.net). Concetto vaghissimo, ma strumento precisissimo per aggirare le norme antidiscriminatorie. Tutti possono dire di aver vinto – ma solo alcuni possono pensarlo davvero.

L’Unione Europea ha deciso di chiudere un occhio sui diritti LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) anche in Ucraina: se in un primo tempo l’approvazione di una norma contro le discriminazioni faceva parte del pacchetto necessario per un accordo di cooperazione sui visti e i Paesi Bassi avevano esplicitamente minacciato di porre il veto nel caso in cui Kiev non si fosse impegnata contro l’omofobia, ora l’UE ha accettato di rinviare a una data futura indefinita l’introduzione di questa legge. Gli attivisti ucraini sono indignati: “I diritti umani non possono essere un argomento di contrattazione politica” protesta il gruppo Tochka Opory (Fulcro; t-o.org.ua).

E l’attivista Bogdan Globa commenta su euobserver.com: “Dobbiamo far vedere che l’Ucraina post-Maidan è diversa. In questo contesto dovremmo chiedere a noi stessi: qual è il prezzo dei diritti umani? Chi si è temprato con le proteste di Maidan conosce la risposta. Anche la comunità LGBT ucraina la conosce. I diritti non hanno prezzo e non sono negoziabili“. La preoccupazione cresce, perché, come nota su radiosvoboda.org Zorian Kis, attivista gay di Amnesty International, solo tre candidati minori sui 23 che si dovrebbero sfidare alle presidenziali del 25 maggio si sono impegnati a lottare contro le discriminazioni, il sessismo e il razzismo, nonostante il fatto che nel paese gli episodi di omofobia siano numerosi, come spiega un rapporto dell’associazione Nash Mir (Il nostro mondo; gay.org.ua).

La preoccupazione di molti è che, in una guerra che sin dall’inizio è stata presentata come uno scontro morale e ideologico, il governo di Kiev possa temere la propaganda putiniana, che dipinge i filo-occidentali come amici dei “sodomiti” e promotori dell’omosessualità, al punto da decidere di non riconoscere i diritti delle persone LGBT o persino di schierarsi più o meno apertamente contro di loro, nel tentativo di non apparire dalla parte corrotta e viziosa della barricata.

Il futuro degli omosessuali ucraini appare incerto, mentre in Crimea la situazione è molto più chiara, ma anche molto peggiore. La comunità gay locale si è divisa in occasione del referendum del 16 marzo sull’annessione alla Russia, con alcuni spaventati dalle posizioni fasciste attribuite dalle tv russe al governo di Kiev e altri terrorizzati dalle leggi omofobiche approvate negli ultimi mesi da Mosca, tanto da prepararsi a fuggire nella vicina Turchia (nbcnews.com). Purtroppo, come denuncia l’Intergruppo del parlamento europeo per i diritti LGBT (lgbt-ep.eu), uno dei primi effetti dell’annessione è stata proprio l’applicazione delle norme anti-gay anche nella penisola, a partire dal divieto di celebrare il Gay Pride di Sebastopoli (gaystarnews.com).

Proprio quest’ultima decisione aveva spinto il parlamentare russo Vitaly Milonov, del partito putiniano Russia Unita, a chiedere la chiusura di tutti i locali pubblici e i social network destinati agli omosessuali (rusnovosti.ru). Milonov, che è stato anche uno dei principali sostenitori della legge contro la fantomatica “propaganda omosessuale”, è tornato a far parlare di sé per i suoi attacchi contro il festival musicale Eurovision, descritto come “un Gay Pride paneuropeo” e una “manifestazione esplicita a favore delle devianze sessuali” a causa della partecipazione del cantante drag austriaco Conchita Wurst (vesti.ru).

Quelle di Milonov potrebbero essere rubricate facilmente come farneticazioni di un omofobo incallito, mentre invece sono parole che non dovrebbero essere sottovalutate: non siamo semplicemente di fronte a un politico che attacca una gara canora, ma stiamo ascoltando la voce di un potente discorso ideologico che vorrebbe spazzare via l’Europa dei diritti.

Il politologo filo-putiniano Boris Mezhuev, in un articolo su izvestia.ru, ha presentato magistralmente il punto di vista del regime moscovita su questa “lotta delle idee“: “Per Putin l’Europa non è una civiltà estranea, ma piuttosto un campo di battaglia in cui l’individualismo liberale, che è estraneo alla Russia, lotta contro il tradizionalismo europeo, nel quale la Russia si ritrova, ma che ancora rimane prigioniero delle idee atlantiste“. La battaglia deve essere vinta per far trionfare un’EuroRussia in cui il popolo russo, fiero e puro, possa assumere un ruolo di guida, altrimenti, “se vincono gli atlantisti, questa civiltà diventerà un plagio delle distopie di Aldous Huxley e di Anthony Burgess, un mondo esangue in cui regnerà il culto dei piaceri edonistici e in cui le parole ‘patria’, ‘famiglia’ e ‘Dio’ non esisteranno più“.

Entriamo nell’epoca appassionante della lotta per l’identità europea, della riconquista di tutto il continente, contro un nuovo sequestro dell’Europa” gioisce Mezhuev, che osanna Vladimir Putin perché “celebra il nostro ritorno trionfale nella civiltà europea non come un intruso, ma come il futuro liberatore“. Intanto, raggiungendo abissi di incoerenza incredibili, la propaganda del regime dell’ex comunista ateo diventato un tradizionalista conservatore ortodosso attacca il governo di Kiev definendolo fascista e intanto si complimenta per il trionfo dell’estrema destra e del partito neonazista in Ungheria e per l’avanzata del Fronte Nazionale in Francia e di altre formazioni fasciste in tutta Europa. Queste sono considerate da Putin come alleate, perché condividono lo stesso obiettivo: abbattere l’Unione Europea.

Il sogno di Putin è quello di un’Europa divisa e smarrita, incapace di premere sulle proprie frontiere e di diffondere pericolosi semi di democrazia nei paesi confinanti. Il sogno di Putin è trasformare l’Europa in un campo spianato incapace di opporre resistenza alla sua supremazia non solo politica e militare, ma anche morale. In Ucraina il sogno di Putin si rafforza, perché proprio in Ucraina l’UE ha dimostrato i propri limiti, inizialmente con lo scarso impegno a favore della sua economia, poi con l’insufficiente appoggio al progetto di democratizzazione del paese, ora con un passo indietro sulla protezione dei diritti umani, cioè su quella che, seppur con tanti limiti, stava diventando la ragione stessa della propria esistenza.

Il 25 maggio i popoli europei potrebbero decidere di risvegliarsi da questo incubo. Mentre gli ucraini eleggeranno, se la situazione non precipiterà ulteriormente, il proprio presidente, i cittadini dell’UE voteranno i loro rappresentanti al Parlamento europeo. Le opzioni a loro disposizione possono essere riassunte in questo modo: abbattere l’Unione europea; indebolire l’UE, facendo qualche passo indietro o mantenendo i suoi limiti politici e democratici; rilanciare il progetto europeo, garantendo i diritti dei cittadini e rafforzando la solidarietà tra i popoli e le persone. Nelle urne, però, gli elettori dovranno essere consapevoli di un fatto: il futuro dell’Unione Europea rischia di coincidere con il futuro delle nostre democrazie e dei nostri diritti.

 

Pier
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8 commenti

  • Non mi sorprende che l' UE faccia un passo indietro nel richiedere una legislazione anti-omofobia in due Paesi candidati : non è che abbia fatto sentire la sua voce bella stessa vicenda in un Paese fondatore ( l' Italia)

  • Con la situazione che c'è ora credo che i gay ucraini si preoccuperanno molto più della loro vita e di restare in pace come ucraini prima di tutto, che di tutto il resto (senza togliere peso al resto sia chiaro)

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