A scuola di effeminatezza: l’Iran e la minaccia gender

un alunno in una scuola rurale in Iran
Un alunno in una scuola rurale del nord dell'Iran

Grazie all’impegno costante ed eroico di noi attivisti anti-gender, delle Sentinelle in piedi e di alcuni meritori gruppi neofascisti oggi sapete che esiste un gigantesco complotto globale guidato dalla lobby gay che ha in pugno la comunità scientifica, le istituzioni internazionali e i media di tutto il mondo: vogliono imporre la famigerata “teoria gender”. Le maestre dei vostri figli vi fanno sorrisi rassicuranti quando andate a trovarle, ma appena girate le spalle proiettano l’opera omnia di Rocco Siffredi al posto di “Bambi” e danno come compiti a casa, invece dei soliti problemi di matematica, complicate sodomie triple con salto carpiato. Soprattutto, spingono i bambini a cambiare sesso, in modo permanente o a targhe alterne, e li trasformano in omosessuali. La potenza di questo complotto demoniaco si misura anche nella sua estensione: nessun paese è davvero al riparo, neppure l’Iran.

Già a febbraio, nel paese mediorientale in cui tra il 70% e l’80% degli insegnanti delle grandi città è di sesso femminile, era risuonato l’allarme: il capo dell’Organizzazione per la ricerca e la pianificazione del ministero dell’educazione aveva manifestato le proprie inquietudini, sicuro che il numero eccessivo di maestre donne inducesse “comportamenti femminili o effeminati” nei bambini [Fars]. Come non riconoscere il diffondersi del germe della sovversione della naturalità dei sessi, il virus degli stili di vita omosessualisti? Per fortuna il governo di Teheran è corso ai ripari: nell’ultimo concorso per assumere insegnanti, solo 630 posti su 3.703 (il 17%) sono stati assegnati alle donne in tutto il paese e, nella capitale, solo 6 su 190 (il 3%) [Fars].

Perché – diciamocelo pure, ora che nessuno ci sta a sentire – cosa ce ne importa davvero dei bambini o degli omosessuali? I primi ci servono per impressionare le opinioni pubbliche, ma poi invitiamo volentieri preti pedofili alle nostre convention. E i secondi ci servono a sfruttare un sentimento di ribrezzo nei confronti dei froci che si è sedimentato nel corso dei secoli. Il nostro vero obiettivo sono le donne, quelle svergognate che non obbediscono più al comandamento dello “sposati e sii sottomessa”. Bisogna ristabilire le antiche convenzioni nel rapporto tra uomini e donne, mascherando da “natura” o da “dio” la supremazia esercitata dai primi sulle seconde: è questo il ruolo fondamentale – ma che non possiamo esplicitare troppo – affidato ai ruoli maschili e femminili “tradizionali”.

E allora: i bambini non siano spinti a riflettere su cosa significhi essere donna e uomo, maschio e femmina. E le donne tornino al focolare, perché questa è la loro natura e questa è la volontà di Dio. Vogliono trasformare i vostri figli maschi in donnette, attraverso attività sulle discriminazioni di genere o imponendo comportamenti effeminati: invece tornino a casa le donne, tornino a casa dalle scuole e dagli altri ambienti di lavoro. Fa bene il governo di Teheran che, negli ultimi concorsi pubblici, ha riservato alle donne solo lo 0,57% dei posti a disposizione [Irna, via Wayback Machine].

Naturalmente nessuno è perfetto e anche il regime degli ayatollah ha qualcosa da imparare da noi, se è vero che otto giocatrici della sua nazionale di calcio femminile sarebbero delle atlete transgender [Al-Arabiya]. Ma per fortuna al mondo c’è ancora gente come noi, esempio di integrità e di eroismo per l’intero globo, pronta a tutto, persino a sfidare la pioggia che bagna le pagine dei libri che sfogliamo in piazza, pur di ricordare che il calcio è roba da maschi, da maschi veri, e che per le femmine ci sono i lavori a maglia.

 

Pier
©2015 Il Grande Colibrì
Scritto da
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