Terapie riparative ed ex gay: CARE, Nicolosi e Ricci

Negli ultimi anni almeno venti parlamentari inglesi, alcuni dei quali talmente influenti da essere stati successivamente nominati ministri, hanno usufruito del lavoro di stagisti forniti gratuitamente dall’organizzazione integralista cristiana CARE (Christian Action Research and Education), una lobby che ha come obiettivo dichiarato quello di influenzare il Parlamento del Regno Unito per portare avanti la propria agenda fatta di propaganda per la famiglia cosiddetta “tradizionale”, lotta all’aborto e al matrimonio tra persone dello stesso sesso e soprattutto supporto alle terapie riparative, cioè a quelle pseudo-cure, che vorrebbero trasformare, a forza di preghiere e violenze psicologiche, gli omosessuali in eterosessuali.

CARE cerca di convincere sulle proprie buone intenzioni (gli stagisti avrebbero assistito e seguito passo passo i parlamentari solo per osservare i meccanismi della politica e non avrebbero mai svolto attività di lobbying a favore delle terapie riparative), ma non rinuncia alle proprie posizioni: “Se ci sono persone che hanno un’attrazione non voluta per il proprio stesso sesso e cercano volontariamente aiuto, non ci sono ragioni perché non debbano avere la facoltà di riceverlo” (The Guardian). Se sembra davvero strano che una lobby rinunci a svolgere attività di pressione politica a partire da posizioni privilegiate alle quali è giunta con grande dispendio di energie, è pur vero che nessuno, neppure i politici che sono stati affiancati dagli stagisti di CARE e che poi si sono dissociati dall’organizzazione, ha descritto concreti tentativi di influenza.

L’episodio, comunque lo si voglia interpretare, rivela la forza dei sostenitori delle terapie riparative, presenti ovunque (ormai persino anche ad Hong Kong; Il grande colibrì): stime basate sulle valutazioni ufficiali dei parlamentari coinvolti ci spingono a concludere che CARE, con i suoi stagisti, abbia impiegato una forza lavoro dal valore equivalente a oltre 175mila sterline, più di 200mila euro. Molto meno costosa, ma anche molto più visibile, è stata l’iniziativa di un’associazione che ha spesso collaborato con CARE e con lo psicologo clinico Joseph Nicolosi, l’inventore delle terapie riparative: Anglican Mainstream, con il sostegno di Core Issues Trust, ha acquistato alcuni spazi pubblicitari sui bus di Londra per diffondere il proprio slogan “Gay no! Post-gay, ex-gay e fieri. Fattene una ragione!“.

Il sindaco della capitale inglese, il conservatore Boris Johnson, ha però posto il proprio veto contro questa campagna: “Londra è una delle città più tolleranti al mondo ed è intollerante con l’intolleranza. E’ chiaramente offensivo suggerire che essere gay sia una malattia dalla quale qualcuno guarisce e io non sono disposto a lasciare che questa pubblicità circoli per Londra sui nostri bus“. Il condirettore di Core Issues, Mike Davidson, replica indignato: “E’ molto preoccupante che ci possa essere solo un unico punto di vista e sia quello di chi vuol far passare il matrimonio gay e che, a quanto pare, crede che l’omosessualità non possa essere alterata in alcun modo. E’ uno sviluppo inquietante ed è deludente che il Regno Unito si ritrovi in questa posizione” (The Guardian). Ma è giusto concedere spazi pubblici a idee aggressive e anti-scientifiche?

Che le terapie riparative siano inefficaci e anzi dannose è ormai un dato scientificamente provato (ne abbiamo parlato anche presentando il libro “Curare i gay?” con gli autori Rigliano, Ciliberto e Ferrari: Il grande colibrì) e in questi giorni è arrivata la ciliegina sulla torta: Robert Spitzer, lo psichiatra autore di uno studio considerato fondamentale dagli ex-gay per perorare le proprie posizioni, ha ritrattato le conclusioni delle proprie ricerche, ha ammesso che non è provato che le “cure” funzionino e ha riconosciuto che tutte le critiche che gli sono state mosse sono “largamente corrette” (The American Prospect). Si tratta di un duro colpo per Joseph Nicolosi e per i suoi seguaci – e infatti tacciono tanto il sito della NARTH, l’associazione di Nicolosi, quanto quello di Exodus International, l’organizzazione dei cristiani ex-gay.

Purtroppo le idee di chi descrive l’omosessualità come un male da curare sono difficili da sradicare: anche in Italia non mancano psicoterapeuti come Giancarlo Ricci, che, anche se non osa dirlo chiaramente nella sua ultima ed omertosa intervista al Giornale, propone le terapie riparative (in un’intervista più sincera rilasciata sempre allo stesso quotidiano il 25 ottobre 2008, aveva parlato esplicitamente dell’omosessualità, paragonandola all’anoressia, come di un “disturbo”, negando che si tratti di una variante naturale della sessualità).

E purtroppo la propaganda del movimento degli ex-gay provoca episodi molto gravi e spiacevoli: un giovane omosessuale di Reggio Calabria, rivoltosi al Pronto Soccorso dopo una violenta aggressione omofobica, si sarebbe sentito dire da un infermiere che se fosse stato con una bella ragazza non gli sarebbe successo niente. Il suggerimento successivo dell’operatore sanitario ha dell’incredibile: una cura ormonale o psicologica per diventare eterosessuale (la Repubblica). Ennesima dimostrazione che le terapie riparative, se non curano l’omosessualità, riescono a far ammalare di imbecillità. E che, di fronte alle castronerie di certi pseudo-scienziati, sembra un’esempio di fulgida intelligenza la vecchia barzelletta sul saggio medico cinese che diceva: “L’omosessuale non è malato e quindi è inculabile!“.

 

Pier
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