La fine della transfobia (non) è solamente un sogno

Già a tre anni Wren, nato in un corpo femminile e battezzato Wrenna, chiedeva ai genitori quando sarebbe potuto diventare un maschietto. La sua infanzia è trascorsa in abiti maschili e con i capelli corti, ma la svolta decisiva è arrivata quando Avy, la sorellina minore, è andata dalla madre a spiegarle che Wren voleva davvero essere un uomo. “Non posso essere una ragazza ed essere felice” ha confermato lui. I genitori hanno capito e si sono rivolti a degli esperti. Oggi Wren ha 11 anni e una serie di iniezioni ritarderanno la sua pubertà fino ai 16 anni: a quel punto potrà decidere se iniziare il percorso di transizione ormonale. A scuola Wren usa già da tempo i bagni maschili e tutti, insegnanti e compagni, conoscono la sua storia. Non è un problema per nessuno: i due anni di iniziative anti-discriminatorie funzionano egregiamente. Succede a Edmonton, in Canada , e non è una sogno (ctvnews.ca).

Anche la storia di Drew-Ashlyn Cunningham non è un sogno, ma una storia vera. Lei, nata biologicamente maschio, ha cominciato a capire di volere un corpo femminile verso gli otto anni, ma solo con il raggiungimento della maggiore età, e solo dopo un’adolescenza scandita da depressioni, atti autolesionistici e violenze psicologiche, ha potuto iniziare il percorso di transizione. Ora, a 24 anni, si appresta a realizzare un altro grande sogno: diventare una lottatrice di wrestling. “Sono stata ispirata dalla wrestler Lita, era il mio idolo e io voglio diventare come lei” spiega la ragazza che, con il nome di battaglia di Harley Ryder, si sta preparando per il suo primo match – il primo nel Regno Unito con una lottatrice transgender (dailymail.co.uk).

E se c’è chi sogna ring, c’è invece chi vorrebbe salire in passerella. In Vietnam molte ragazze transgender si sono presentate ai provini del talent show “Next Top Model”, iscrivendosi ovviamente come donne e spesso passando le pre-selezioni. Purtroppo, però, il regolamento proibisce la partecipazione delle persone trans, dal momento che il concorso sarebbe dedicato solo alla bellezza “naturale” (sic!), come spiega il direttore di produzione dell’evento. Così, in un paese sempre più LGBT-friendly e vicino ad approvare le nozze omosessuali (ilgrandecolibri.com), è scoppiata subito una feroce polemica. Secondo thanhniennews.com ora “modelle e pubblico sono meno interessati a vedere come gli organizzatori si giustificheranno e più ansiosi di scoprire come difenderanno una regola inutile e discriminatoria“.

Scavalchiamo l’Oceano Pacifico e passiamo bruscamente dai sogni agli incubi, come quelli vissuti dalle detenute transessuali migranti negli Stati Uniti , solitamente rinchiuse in carceri maschili e spesso impossibilitate a continuare il proprio processo di transizione. womensenews.org ha raccolto dati impressionanti: negli ultimi cinque anni almeno 70 trans sono state violentate da altri detenuti o dalle guardie, altre 24 sono state gravemente molestate o malmenate. Gli istituti carcerari non danno certo il buon esempio: non solo in quasi il 90% dei casi si rifiutano di riconoscere il transgenderismo delle prigioniere, ma addirittura in meno del 10% dei casi attuano misure contro gli autori delle violenze. Di fronte ad una denuncia, la risposta tipica è mettere in isolamento, a tempo indeterminato, la detenuta transessuale.

Intanto, fuori dalle mura carcerarie, la società si dimostra ancora ostile, ma non mancano segnali positivi: a Portland, in Oregon, un bar ha ricevuto una multa di 400mila dollari (pari a 300mila euro) per essersi rifiutato di servire un gruppo di transessuali (pqmonthly.com). Un caso simile è avvenuto anche a Lima, in Perù : una discoteca dovrà pagare 370mila nuevos soles (pari a 100mila euro) per aver impedito l’accesso ad una ragazza trans (peru21.pe). E mentre in Scozia l’agente di sicurezza di un centro commerciale ha proibito ad una diciottenne transgender di entrare nelle toilette femminili (dailyrecord.co.uk), in Nuova Zelanda un ragazzo gay affetto dalla sindrome di Klinefelter (wikipedia.org) denuncia i rifiuti e le umiliazioni subite dai buttafuori di un bar a causa del suo abbigliamento femminile, “da travestito” (nzherald.co.nz).

Di transfobia si è parlato anche riguardo al dipinto di Konstantin Altunin: per protestare contro le nuove leggi che in Russia perseguitano persone e attivisti omosessuali, il pittore ha ritratto il presidente Vladimir Putin e il primo ministro Dmitry Medvedev con le tette e in biancheria intima femminile. Non tutti hanno apprezzato che si sia usato il transgenderismo (o il travestitismo) come elemento di ridicolizzazione del nemico ideologico: critiche esplicite sono arrivate da alcuni attivisti LGBT, mentre, per ragioni ovviamente opposte, il regime russo si è limitato ad arrestare per qualche ora il direttore del museo che aveva esposto l’opera (ria.ru). Altunin, invece, è fuggito in Francia, dove si trova in condizioni piuttosto difficili (mirror.co.uk).

Se le storie del resto del mondo non hanno sempre un lieto fine, è tuttavia importante notare come la stampa di molti paesi ormai denunci senza esitazioni i casi di discriminazione dovuta all’identità di genere. In Italia , invece, i giornali pubblicano solo storie di ricatti e furti, usando quasi sempre toni fortemente transfobici (ilgrandecolibri.com): in questi ultimi giorni romagnanoi.it ha narrato con divertimento la storia di un “padre di famiglia” con il “vizietto” di frequentare un “lucciolo” transessuale che avrebbe poi “preso gusto a spillargli denaro“, piacenza24.eu in una breve ha raccontato di “un transessuale” che avrebbe derubato un camionista, mentre padovaoggi.it illustra la rapina fatta da “un transessuale” ad un automobilista. Nel nostro paese un giornalismo privo di stereotipi ce lo sogniamo…

 

Pier
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