Trump nomina un segretario di Stato anti-LGBT

Rex Tillerson (a sinistra) e Vladimir Putin (a destra)

Sembra che la nuova amministrazione Trump sia poco interessata a proseguire sulla strada delle conquiste in campo LGBTQI (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersessuali) portate avanti dal presidente uscente Barack Obama [Il Grande Colibrì]. Sotto di lui, e tramite i suoi segretari di stato Hillary Clinton e John Kerry, gli Stati Uniti hanno perseguito una politica di riforme a favore delle persone LGBTQI nel mondo, introducendo persino il ruolo di un emissario per i diritti LGBTQI.

In evidente contrasto con questa linea, il neo-eletto presidente Donald Trump ha recentemente reso pubblica la nomina della persona che avrà il ruolo di segretario di stato sotto la sua amministrazione. Si tratta del magnate del petrolio Rex Tillerson, amministratore delegato della compagnia petrolifera Exxon Mobil.

Non solo questa nomina è in contraddizione con un punto centrale della campagna elettorale di Trump, il quale si era schierato in aperta opposizione con i potentati economici, ma la Exxon è anche stata al centro di varie polemiche riguardo al ritardo con cui ha messo in atto politiche anti-discriminazione nei confronti delle persone LGBTQI [Washington Blade]. Fino al 2014, infatti, aveva bloccato tutte le proposte di misure anti-discriminatorie.

Purtroppo altri fattori destano ulteriore preoccupazione. Tillerson è molto vicino al presidente russo Vladimir Putin, dal quale ha ricevuto persino un attestato ufficiale d’amicizia. Nel suo ruolo di Segretario di Stato, sarà responsabile della politica estera e delle relazioni internazionali, e sarà improbabile aspettarsi da lui posizioni di contrasto con l’amico russo che ha purtroppo ispirato diversi attacchi alle persone LGBTQI.

Inoltre, Tillerson, un cristiano conservatore, è anche stato a capo dei Boy Scouts of America, durante il periodo in cui l’organizzazione difendeva la propria scelta di espellere i membri gay, scelta che è stata poi comunque revocata.

Le organizzazioni americane per i diritti LGBTQI sono ovviamente preoccupate, e personalità quali Chad Griffin, presidente di Human Rights Campaign, il maggiore gruppo di pressione LGBTQI negli Stati Uniti, hanno espresso dubbi sulla continuità della lotta per l’uguaglianza sotto l’amministrazione Trump/Tillerson. Dice Griffin: “Per milioni di persone in tutto il mondo, le loro posizioni su questi e altri problemi sono questione di vita o di morte” [Pink News].

Visto il retroterra del neo-segretario di stato, e vista la retorica in campagna elettorale del neo-presidente, forse non c’è da aspettarsi che la coppia si farà in quattro, ad esempio, per proteggere i rifugiati musulmani LGBTQI in fuga dalle condanne a morte di Daesh (il gruppo conosciuto anche come ISIS).

 

Davide
©2016 Il Grande Colibrì

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