Tunisia, ancora parole ambigue sull’omosessualità

Gay rischia il carcere in Marocco, ora è rifugiato in Italia
Hollywood a teatro contro il divieto di matrimoni gay
USA, promesse truffaldine: niente HIV con la sessuofobia

MOI Tanti auguri a Gayday Magazine: il primo giornale LGBTQ* online della Tunisia, scritto in arabo e in francese, ha infatti compiuto il suo primo anno di età, con una piccola festa in cui, però, non si sono potute dimenticare né le debolezze dell’attivismo queer nel paese né le minacce arrivate alla redazione (Gayday Magazine). Minacce di morte anonime e minacce di chiusura che un nome ce l’hanno: quello del ministro per i Diritti Umani Samir Dilou, che un mese fa ha dichiarato che l’omosessualità sarebbe una perversione da curare e che non esisterebbe un diritto a manifestare il proprio orientamento sessuale (Il grande colibrì). Parole dette senza pensarci, di cui si è pentito? Per niente, come dimostrano le precisazioni del suo portavoce, Chakib Darouiche, a Tunisia Live: “Dilou crede che si debba rispettare il carattere distintivo della Tunisia come società arabo-musulmana” e tuttavia riconosce che è propria responsabilità proteggere i diritti delle persone LGBTQ* come i diritti di qualsiasi altro cittadino. Politichese stretto che non spiega nulla e lascia tutto nel vago, com’è tipico del partito islamista an-Nahda quando si parla di diritti e laicità. A proposito: il suo leader, Rachid Ghannouchi, non ha ancora risposto alle domande di Farhat Othman su diritti delle minoranze religiose e sessuali (Il grande colibrìsegui MOI Musulmani Omosessuali in Italia).

CRONACA Le cose non vanno meglio in Marocco, dove governa un altro partito islamista, il PJD (Partito della Giustizia e dello Sviluppo), altrettanto ambiguo sui diritti delle persone LGBTQ*. Così, pur di non finire ingiustamente in galera, Hamid (nome di fantasia) a vent’anni è scappato dal Marocco per raggiungere l’Italia. Qui è riuscito ad ottenere lo status di rifugiato, grazie al supporto di due associazioni romane, il Gay Center e il comitato Arcigay locale, che ora commentano: “Si tratta di un caso importante di contrasto alla discriminazione basata su orientamento sessuale e va dato merito all’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori di Polizia di Stato e Carabinieri, con il quale va avanti da tempo una collaborazione molto positiva, di aver saputo ben interpretare la vicenda che aveva già visto il giovane vittima di violenze e abusi”. Intanto la Rivista di Scienze Sociali pubblica le interessantissime interviste che Gianfranco Meneo, firma de Il grande colibrì, ha condotto con due ragazzi gay algerini immigrati in Italia. L’articolo può essere scaricato online a soli 2,30 euro: assolutamente da leggere.

CULTURA La famigerata Proposition 8 è quella consultazione popolare che, nel 2008, abolì in California il diritto al matrimonio per le coppie omosessuali: quel referendum rappresentò una doccia gelata per il movimento LGBTQ* di tutto il mondo, oltre che un caso spaventoso in cui la democrazia diventava dittatura di una maggioranza che schiacciava i diritti delle minoranze. Sulla battaglia giudiziaria partita per rovesciare l’esito di quel voto, Dustin Lance Black, sceneggiatore e regista cinematografico statunitense dichiaratamente gay, ha scritto un’opera teatrale, “8”, che è stata messa in scena a Los Angeles da alcuni dei nomi più celebri di Hollywood: George Clooney, Brad Pitt, Martin Sheen, Jamie Lee Curtis, Jane Lynch, Kevin Bacon… L’opera può essere vista liberamente su YouTube.

SESSUALITA’ Paul Angelo, fondatore di un’agenzia matrimoniale gay a Miami, finché si occupa di accoppiare i suoi clienti può fare pochi danni. Il problema è che si avventura anche in altri campi e le spara grosse: tempo fa affermò che farsi penetrare analmente era una pratica devastante per l’autostima del maschio, ad esempio. Ancora peggio sta facendo ora, con una grande campagna sul suo programma top secret (e assai caro) che promette ai clienti di non infettarsi con il virus dell’HIV. Per convincere il pubblico, Angelo propone dati allarmanti: “Se un 23enne o un padre di 45 anni appena divorziato frequenta il mondo gay, ha solo il 30% di probabilità di rimanere HIV-negativo. In alcuni casi è sicuro che diventerà positivo“. Del programma trapela poco: niente saune, porno, dildo, fisting, popper… (Chron). Il nostro programma è invece molto più divertente, economico ed efficace: niente panico, niente sessuofobia e tanto preservativo!

In breve:
1) A proposito di HIV, la Cina, pur con uno dei tassi di diffusione del virus più bassi del pianeta, registra quasi 800mila malati e teme una maggior diffusione del contagio. Per questo il governo di Pechino ha deciso un nuovo piano di azione che dovrebbe portare, entro il 2015, alla distribuzione di preservativi nel 95% degli alberghi dell’intero sterminato territorio nazionale.
2)Un’operazione di riconoscimento dei diritti e di valorizzazione delle diversità“: così David Baroncelli, vicesindaco di Tavarnelle Val di Pesa, comune di quasi 8mila abitanti in provincia di Firenze, spiega il nuovo regolamento che faciliterà l’assegnazione delle case popolari alle coppie, senza fare distinzioni tra sposati e conviventi, eterosessuali ed omosessuali (Nove da Firenze).
3) Ancora paradossi giuridici in Francia. Se da una parte Parigi, non riconoscendo il matrimonio celebrato in Sudafrica, rifiuta il PACS a Ludovic e Qiyaam e vorrebbe separarli (iGC), dall’altra impedisce a Fabio e Raphaël, pacsati in Francia, di sposarsi in Brasile: il consolato francese rifiuta di consegnare alla coppia un certificato di stato civile che provi la loro unione (TÊTU).
4) E a proposito di Ludovic e Qiyaam, il loro matrimonio islamico sta facendo discutere la comunità musulmana francese. I commenti sul web sono i più diversi: si va dal “Dovrebbero essere uccisi e gettati da un ponte” a “Dio ci ha creati così come siamo, smettetela di farlo passare per omofobo: il principio della religione è il perdono, la tolleranza e l’amore“.

 

Pier
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