Le elezioni generali del 17 aprile 2019 si avvicinano e molti politici indonesiani cercano di raccogliere facili consensi puntando il dito contro la depravazione e l’immoralità. In un clima sempre più istericamente omofobo e transfobo, la caccia alle persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) si estende anche là dove le minoranze sessuali finora hanno agito con discrezione, ma sentendosi abbastanza sicure: i gruppi online.
Internet nel mirino
Così una coppia gay di Bandung, capoluogo della Giava Occidentale, è finita in manette perché gestiva una pagina Facebook dedicata alla comunità LGBTQIA della città: i due uomini sono accusati di aver diffuso contenuti immorali su internet, un reato che può portare a una condanna a sei anni di carcere e a una multa di un milione di rupie (corrispondenti a quasi 60 euro). La coppia “aiuta chi vuole fare amicizie con persone dello stesso sesso a incontrarsi“, dice il vicedirettore della polizia locale, che ha anche sequestrato 25 preservativi (sic!).
Meno di due settimane fa era finito nell’occhio del ciclone un gruppo Facebook che riuniva 2600 studenti gay di scuole medie e superiori di Garut, un’altra città nella Giava Occidentale: dopo aver scoperto l’esistenza di questo gruppo, centinaia di dirigenti scolastici si sono riuniti per capire come contrastare l’omosessualità nei loro istituti. Tra le misure suggerite, spiccano il divieto di usare cellulari, il maggior controllo da parte dei professori e soprattutto il rafforzamento dei programmi religiosi.
Combattere l’omosessualità
Per restare nella provincia della Giava Occidentale, si segnala anche la circolare con cui il governo locale di Cianjur ha invitato le moschee a dedicare il sermone del venerdì ai pericoli legati alla scelta dell’omosessualità come proprio stile di vita (sic!). L’invito è partito dopo che la commissione cittadina per la prevenzione dell’AIDS aveva sostenuto che il numero delle persone LGBTQIA sarebbe in forte aumento.
Nella capitale Giacarta le cose non vanno molto meglio: a fine settembre 23 uomini sono stati arrestati in un appartamento dove sembra che stessero facendo una festa a base di droghe (è stata sequestrata ecstasy in grande quantità). A suscitare più scandalo sulla stampa conservatrice, però, è la presunta omosessualità o bisessualità degli accusati, che sono stati sorpresi in mutande dalla polizia e che, secondo i sospetti delle forze dell’ordine, volevano avere rapporti sessuali tra loro.
Neppure l’isola di Bali, famosa per la sua tolleranza, è tranquilla: qui la polizia ha fatto cancellare il concorso di bellezza organizzato da Gaya Dewata, l’unica organizzazione LGBTQIA balinese, sostenendo di aver ricevuto molte lamentele da parte degli abitanti. In realtà sembra che la decisione sia il frutto delle pressioni del Majelis Ulama Indonesia (Consiglio degli ulema indonesiani; MUI), il cui vicepresidente, Zainut Tauhid Sa’adi, ha detto: “Le pratiche lesbiche, gay, bisessuali e transgender e il sesso libero devono essere proibiti perché sono contrari ai valori religiosi“.
Labbra contro labbra
Un altro evento è stato cancellato a Magelang, nella Giava Centrale: qui un centro commerciale aveva organizzato una festa dedicata al K-Pop, il pop coreano che spopola nel mondo intero. Tra le attività proposte, c’era anche un gioco popolarissimo in Corea del Sud: la Pocky Challenge. In questa sfida, due persone prendono in bocca un biscotto (commercializzato in Italia come Mikado) e devono mangiarlo fino a raggiungere le labbra dell’altra: perde chi fa cadere il biscotto o rinuncia ad andare avanti perché troppo imbarazzato.
Gli organizzatori indonesiani hanno deciso di far partecipare al gioco solo persone dello stesso sesso: “Abbiamo accoppiato gli uomini con gli uomini e le donne con le donne, perché mischiare uomini e donne ovviamente non sarebbe stato accettabile dal punto di vista religioso“. Ma alcuni spettatori hanno interpretato il gioco come omoerotico e hanno chiamato le forze dell’ordine. La polizia ha interrotto la manifestazione, ma ufficialmente lo ha fatto solo perché mancava un permesso amministrativo: nessuna persona sarà indagata per violazione della severissima legge contro la pornografia.
Campagne online
Un altro scandalo che mostra l’isteria omotransfobica che sta investendo il paese è quello che ha colpito Go-Jek, una start up indonesiana tra le più importanti del mondo, specializzata nei trasporti, nelle consegne e nei servizi finanziari. Brata Santoso, vicepresidente dell’azienda, ha difeso la comunità LGBQTIA in un post di Facebook. I conservatori gli hanno risposto lanciando l’hashtag #UninstallGojek (Disinstalla Go-Jek), che è diventato subito virale. Go-Jek ha risposto ricordando il motto ufficiale dell’Indonesia: “Uniti nella diversità“.
Un’altra campagna sui social è stata lanciata contro il ministro degli affari religiosi Lukman Hakim Saifuddin dopo che una video-bufala su Twitter ha sostenuto che il politico aveva partecipato a una manifestazione LGBTQIA. Il ministro ha smentito la notizia e ha aggiunto: “Anche se il comportamento delle persone LGBT è sbagliato, dovremmo trattarle comunque con empatia, in modo che possano cambiare la propria condotta deviante“. Parole pessime, anche se il ministro voleva lanciare un invito a non insultare, deridere ed escludere le minoranze sessuali.
Pier Cesare Notaro
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