Diventato presidente del Messico il 1° dicembre, nel suo discorso inaugurale Andrés Manuel López Obrador (conosciuto anche come AMLO) ha promesso che rappresenterà tutti i cittadini messicani, indipendentemente da tutta una serie di caratteristiche: tra queste peculiarità spiccava anche l’orientamento sessuale, come hanno notato con soddisfazione e speranza gli attivisti LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali). Obrador ha citato la diversità sessuale solo di passaggio, tuttavia è stato interpretato come un segnale importante.
Il peso dei fondamentalisti
Il nuovo presidente divide l’opinione pubblica e molti osservatori non sanno cosa aspettarsi da lui. Obrador ha promesso il massimo impegno per contrastare i grandi problemi del paese, che i suoi predecessori non hanno combattuto e anzi hanno peggiorato: la forte disuguaglianza, la corruzione dilagante, la violenza impunita, le violazioni dei diritti umani commesse dalle strutture statali. Qualcuno ritiene le sue proposte coraggiose, ma in linea con un centro-sinistra tradizionale, altri gridano alla “deriva venezuelana”. Per i suoi discorsi veementi e gli attacchi all’establishment, molti lo considerano un populista di sinistra.
Sui diritti delle minoranze sessuali, le posizioni di Obrador sono sfuggenti: nella coalizione che lo ha sostenuto c’erano due forze politiche di sinistra progressista, cioè il Movimiento Regeneración Nacional (Movimento di rigenerazione nazionale; MORENA) e il Partido del Trabajo (Partito del lavoro, PT), ma anche il Partido Encuentro Social (Partito incontro sociale; PES). Quest’ultima formazione, che si definiva anche “partito della famiglia”, rappresentava la destra cristiana fondamentalista: fervidamente contraria ai matrimoni tra le persone dello stesso sesso, voleva vietare anche l’aborto e la pornografia.
Il PES non ha avuto successo nelle elezioni e, con circa del 2,5% delle preferenze, è stato costretto a dissolversi come partito nazionale, come prevede la legge messicana per tutte le forze politiche che non riescono a raccogliere almeno il 3% dei voti. Tuttavia al Senato è riuscito a eleggere un numero di rappresentanti sufficiente a impedire che MORENA e PT raggiungano da soli la maggioranza: per approvare riforme a favore della popolazione LGBTQIA, insomma, la sinistra dovrebbe cercare l’appoggio dell’opposizione e i cristiani fondamentalisti potrebbero creare ostacoli molto difficili da superare.
Un’agenda molto fitta
Gli attivisti arcobaleno messicani lamentano che il paese avanza troppo lentamente nel riconoscimento dei diritti delle minoranze sessuali: anche se le leggi che vietano le nozze gay sono state dichiarate incostituzionali nel 2016, ancora oggi i matrimoni tra persone dello stesso sesso sono celebrati solo in alcuni dei 32 stati che compongono la federazione e le adozioni sono permesse in ancor meno casi. E una riforma che riconosca le unioni tra due uomini o tra due donne a livello federale dovrebbe scontrarsi con l’opposizione totale del PES.
Le leggi contro i crimini d’odio basati su omofobia, bifobia e transfobia sono sempre più numerose, ma risultano ancora drammaticamente inefficaci: le violenze sono molto frequenti e ogni anno decine di persone LGBTQIA vengono uccise, come è successo a giugno a tre attivisti omosessuali. E spesso questi omicidi restano impuniti. E allora le promesse di Obrador di un Messico più giusto e pacifico terranno conto anche delle minoranze sessuali?
Pier Cesare Notaro
©2018 Il Grande Colibrì
foto: Andrés Manuel López Obrador (Facebook)
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