Skip to main content

Secondo una ricerca, il 78,4% della popolazione giapponese under60 è favorevole alla legalizzazione del matrimonio per persone dello stesso sesso. Tuttavia, sebbene nel paese non vi siano leggi discriminatorie nei confronti della comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali), il governo stenta ancora a riconoscere una qualsiasi forma di unione per le coppie omosessuali.

Questa situazione ha spinto le minoranze sessuali del paese a far pressione sulle autorità affinché possano cambiare questa situazione. Molte città si sono adattate fornendo “certificati di convivenza” alle coppie che lo richiedono, ma tale documento non ha un valore legale effettivo.

L’azione legale

Per questo motivo a febbraio di quest’anno 13 coppie (cinque lesbiche e otto gay) hanno iniziato delle azioni legali contro il governo in quattro diverse città del paese. Le coppie hanno richiesto un risarcimento alle amministrazioni locali per aver negato loro il certificato di matrimonio. Secondo Takeharu Kato, avvocato del gruppo, “il matrimonio è un diritto fondamentale nella costituzione e dovrebbe essere valido anche per le coppie dello stesso sesso“.

Così le corti di Tokyo e Sapporo hanno iniziato qualche giorno fa a raccogliere le testimonianze e le motivazioni delle coppie querelanti, che ritengono che la posizione del governo nei confronti delle unioni dello stesso sesso non rispetta la costituzione.

unioni gay

Cos’è famiglia?

In realtà la situazione è molto più complessa, poiché l’articolo 24 della costituzione giapponese afferma: “Il matrimonio sarà fondato unicamente sul mutuo consenso di entrambi gli sposi e sarà mantenuto tramite la reciproca cooperazione, che ha come base l’uguaglianza di diritti tra marito e moglie“. Le intenzioni originarie dell’articolo erano di promuovere la parità tra i sessi, ma secondo Kato l’articolo non dovrebbe essere usato contro i matrimoni omosessuali, ma dovrebbe invece essere contestualizzato nel periodo storico in cui il documento è stato redatto, cioè nel 1947.

Anche la pressione internazionale sta cercando di farsi sentire. Il Giappone è infatti l’unico paese del G7 a non riconoscere una forma di unione omosessuale. Nel 2017, durante l’ultima sessione dell’Esame periodico universale del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, il rappresentante giapponese ha dichiarato: “Introdurre il matrimonio omosessuale o un sistema di unione a livello nazionale avrebbe un grande impatto nella modalità della famiglia in Giappone. Di conseguenza, questa questione deve essere attentamente considerata“.

Il braccio di ferro

La partita è quindi completamente aperta perché, se da un lato il governo è divenuto famoso per le sue dichiarazioni contro la comunità LGBTQIA, dall’altro l’opinione pubblica è fortemente a favore di un riconoscimento dei diritti di questa parte della popolazione. Infatti, secondo uno studio, molte più persone nel paese stanno iniziando a identificarsi e a supportare la causa dell’uguaglianza.

L’azione di queste coppie giapponesi sta attirando l’attenzione su una tematica fondamentale e la speranza è di ottenere il prima possibile una forma di riconoscimento che tuteli i diritti delle coppie dello stesso sesso nel paese.

Antonella Cariello
©2019 Il Grande Colibrì
foto: Il Grande Colibrì

Leave a Reply