La camera alta indiana ha approvato una legge definita “protezione dei diritti dei transessuali”. Apparentemente ci sarebbe di che esultare, invece gli attivisti indiani sono preoccupati e le ragioni per esserlo sono molteplici. La legge nasce da una sentenza del 2014 della corte suprema, che ha riconosciuto l’esistenza delle persone trans e il loro diritto di esprimere la loro identità di genere. Da allora in parlamento si sono avvicendate diverse proposte per creare una norma per dare attuazione al pronunciamento della corte, ma si sono tutte arenate, alcune perché improponibili per la maggioranza conservatrice che guida il governo federale, altre perché talmente vergognosamente transfobe che nemmeno quella maggioranza se l’è sentita di portarle fino in fondo.
Norme inaccettabili
Il provvedimento approvato in questi giorni è un po’ a metà tra queste due soluzioni: infatti, accanto a un’apparente buona volontà, mostra gravi carenze. Le lacune più evidenti riguardano l’oggetto stesso della legge: si vieta la discriminazione delle persone transgender dimenticando di specificare cosa si intenda per discriminazione e, soprattutto, dimenticando di comminare sanzioni a chi pone in opera questo tipo di condotta. Per chi causa danni (comprese le violenze fisiche e sessuali) alle persone trans si prevedono pene da un minimo di sei mesi a un massimo di due anni, se ci sono tutte le aggravanti. Ma le pene per lo stupro di una persona cisgender sono invece significativamente maggiori, come denunciano sia gli attivisti che le minoranze parlamentari.
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Mentre non sono previste riserve di posti di lavoro per la minoranza trans, come invece ha fatto il vicino Pakistan (pur sottostimando enormemente l’entità di questa fetta di persone), non è chiaro se terapia ormonale e interventi di riassegnazione del sesso siano a carico del privato cittadino o dello stato: si parla di una copertura attraverso un fondo, ma non si chiarisce se sia parziale o totale.
Altre obiezioni riguardano i documenti personali, che sarebbero emessi con la dicitura “persona transgender” fino alla riassegnazione chirurgica (che però non è scontato che tutti vogliano fare), concedendo il documento del genere desiderato solo dopo l’operazione: questo codicillo allungherà tutti i tempi burocratici per le persone trans ed è in contrasto con la sentenza della corte, che stabilisce il diritto di avere documenti del genere a cui ci si sente di appartenere.
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La comunità protesta
Prima ancora dell’approvazione, la nuova legge aveva già suscitato proteste da parte della comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) durante il Pride di Delhi di domenica 23 novembre, in cui era stata bersaglio delle critiche degli attivisti, riuniti più numerosi e sereni dopo l’abolizione dell’articolo 377 del codice penale che puniva i rapporti omosessuali (sempre grazie a una sentenza della corte suprema).
“Ci sono alcune importanti decisioni che devo prendere che sono in sospeso a causa di questo disegno di legge” ha detto la modella ventunenne Shanaya Tamang. “Se la legge viene approvata, non sarò considerata come una donna. E non posso sottopormi all’intervento chirurgico perché in questo momento non ho i soldi” ha spiegato. Evidenziando i suoi possibili effetti sulla comunità hijra, Girish Kumar ha sostenuto che la comunità ha una propria serie di pratiche, che garantiscono l’accoglienza delle giovani persone transgender abbandonate dalle proprie famiglie. Il disegno di legge finirà con il distruggere questo tipo di cultura, ha detto.
Michele Benini
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