Skip to main content

Pete Buttigieg è stato sindaco di South Bend in Indiana ed è un veterano dell’esercito. Inoltre è uno dei candidati a diventare presidente degli Stati Uniti che si sfidano nelle primarie del Democratic Party (Partito democratico), in cui al momento è il principale avversario del senatore del Vermont Bernie Sanders. Buttigieg è partito molto bene nelle prime votazioni, sfruttando il momento no dell’ex vicepresidente Joe Biden e il fatto che il miliardario Michael Bloomberg inizierà a contare i propri voti solo dal 3 marzo, quando verranno eletti, in un solo giorno, un terzo dei delegati chiamati poi a scegliere il candidato presidente.

Buttigieg è il primo esponente apertamente omosessuale ad avere serie possibilità di diventare il candidato ufficiale di uno dei due schieramenti che si contendono la Casa Bianca. Sarebbe ragionevole aspettarsi una comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersex e asessuali) entusiasta della cosa e sicuramente una parte degli attivisti lo è, ma il supporto del movimento delle minoranze sessuali al candidato è molto tiepido. Al punto che tutti i sondaggi nazionali parlano di una comunità schierata in misura maggiore con Sanders e con Elizabeth Warren, la principale avversaria da sinistra del senatore del Vermont.

stati uniti lgbt

Queer contro Pete

Si potrebbe pensare che Buttigieg sia tiepido sui temi cari al movimento, ma gli elementi che emergono per il momento sembrano legati al fatto che la comunità sia schierata intersezionalmente anche su questioni che non riguardano solo ed esclusivamente le minoranze sessuali. E il malessere sembra ben raffigurato da un tweet del poeta Alex Dimitrov, che scrive come sia “davvero imbarazzante che il primo candidato gay di questo peso sia così conservatore”.

Il collettivo “Queers against Pete” (Queer contro Pete) ha chiarito nel dettaglio alcune delle obiezioni: Buttigieg, tra le altre cose, è contro un’assistenza sanitaria per tutti, non propone alternative alla brutalità della polizia e si oppone alla cancellazione dei prestiti che è costretta a fare la gran parte degli studenti universitari americani. E il documento di contestazione all’ex sindaco ha già superato le 4mila firme. Infine, il modo di atteggiarsi, molto perbenista e conservatore, lo rende inviso a una parte della comunità, che non lo considera “abbastanza” gay.

Può essere che, se mai riuscisse a diventare “il” candidato, Pete Buttigieg possa poi recuperare l’appoggio del movimento (di sicuro è in vantaggio su Bloomberg, reduce dalla rivelazione di un brutto “scivolone lessicale” sulle persone transessuali). Ma al momento i dati del primo voto in Iowa, dove ha ricevuto solo il 22% dei voti delle minoranze sessuali, contro il 24% di Warren e il 42% di Sanders, non sembrano il miglior viatico per arrivare alla presidenza.

Michele Benini
©2020 Il Grande Colibrì
immagine: elaborazione da Pete for America (CC0) / Il Grande Colibrì

Leggi anche:
Con Trump le tematiche LGBT sono sparite dalle TV mainstream
“Troppa violenza contro le trans”: la denuncia dei medici USA

Leave a Reply