“Una piccola speranza dentro quell’involucro classista e razzista che è il parlamento guatemalteco. Una voce colorata che un esercito nero – conservatore, reazionario e militarista – cercherà di soffocare“: non usa mezzi termini Simone Scaffidi, giornalista del Manifesto, nonché autore di uno dei pochissimi articoli italiani dedicati al deputato guatemalteco Aldo Ivàn Morales Dàvila, meglio conosciuto come Aldo Dàvila. Una figura affascinante, destinata con tutta probabilità a entrare nella storia sociale e politica dello stato sudamericano e – forse – anche di quella internazionale.
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Una vita dedicata all’attivismo
“Tu lucha es mi lucha” (la tua lotta è la mia lotta). Così si presenta Dàvila sulla pagina del suo account ufficiale di Twitter. Chi lo conosce sa che non si tratta di uno specchietto per le allodole o di uno slogan fine a sé stesso, ma di un vero e proprio esempio di onestà e coerenza. 42 anni, sorriso dolce ma non remissivo, Dàvila si è sempre battuto con grande serietà e impegno in favore degli emarginati e dei più deboli. Sieropositivo egli stesso, per ben 25 anni è stato direttore e attivista di Gente Positiva, un’organizzazione non governativa (ONG) che si batte per offrire aiuto e sostegno alle persone affette da HIV.
La sua energia e abnegazione gli hanno fatto guadagnare fama e consensi a livello nazionale, spingendo numerose forze politiche a cercare di assoldarlo nelle loro fila. Dinnanzi a una così ampia scelta, Dàvila per sua stessa ammissione ha deciso di dare la precedenza all’unico partito che gli garantiva reali possibilità di essere eletto. Si tratta di Winaq (Popolo), un movimento politico di sinistra nato per sostenere le istanze del popolo e delle minoranze indigene e che nel 2011 candidò – con scarsissimi risultati, purtroppo – la premio Nobel per la pace Rigoberta Menchú alla presidenza della repubblica. Questo stesso partito oggi è l’unico ad avere tra i propri rappresentanti di maggior spicco un omosessuale dichiarato.
Diritti al palazzo
In parlamento come nella vita di tutti i giorni, l’impegno di Dàvila a favore delle minoranze e della comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali e asessuali), di cui egli stesso fa parte, procede a passo di carica. Nessun ripensamento, nessun timore. Alle critiche che gli piovono addosso – tutte legate al suo orientamento sessuale – il deputato risponde con coraggio e resilienza, raccogliendo anche la solidarietà di alcuni colleghi, primo fra tutti il congressista Edwin Noé Lux.
“Non hanno il coraggio di venire a dirmelo in faccia – sottolinea Dàvila in un’intervista concessa al sito di informazione indipendente Nomada – I loro insulti giungono sempre quando sono di spalle“. Lui il coraggio di dire le cose in faccia ce l’ha eccome e in questi ultimi giorni l’ha dimostrato con ancor più energia del solito.
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Coronavirus e discriminazioni
Come la stragrande maggioranza dei Paesi nel mondo, anche il Guatemala sta purtroppo facendo i conti con i pericoli connessi alla diffusione del nuovo coronavirus. A partire dal 13 marzo, giorno in cui lo stato sudamericano ha ufficialmente registrato il primo caso di paziente affetto da COVID-19, il governo centrale ha cominciato a mettere in atto un piano per scongiurare una possibile epidemia. Le misure (che a dire il vero sembrano piuttosto blande, vista la gravità della situazione) sono state oggetto di un severo richiamo proprio da parte di Dàvila, che ha accusato il ministro della salute guatemalteco di non aver minimamente preso in considerazione due fasce sociali estremamente vulnerabili: gli indigeni e gli appartenenti alla comunità LGBTQIA.
“A oggi non esiste ancora alcun tipo di campagna di prevenzione nelle lingue parlate dagli indigeni” si è sfogato Dàvila, che ha anche espresso tutto il suo disappunto per la scelta di servirsi dei social network come unico strumento di informazione e prevenzione del virus. “Come facciamo a raggiungere la gente in questo modo, se queste persone non hanno nemmeno uno smartphone?” si è giustamente chiesto il deputato. Il suo accorato appello, trasmesso in diretta Facebook e tutt’ora disponibile sulla pagina dell’emittente guatemalteca Stereo 100, si è ben presto trasformato in un manifesto politico, gettando ulteriore luce su un uomo che, seppure con fatica e tra mille difficoltà, si sta impegnando per cambiare in meglio le sorti del suo Guatemala.
Nicole Zaramella
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