Quando si parla di migranti LGBT+ si sente parlare del loro percorso di accoglienza, delle difficoltà che hanno dovuto affrontare nel loro paese d’origine, ma raramente si affronta il rapporto che possono avere con la comunità LGBT+ italiana. Questo è uno dei temi che nel podcast Queer to Queer cerchiamo di affrontare raccontando la storia di Gift e il suo arrivo in Italia.
Nel podcast cerchiamo di rispondere, insieme a lei e ad altri richiedenti asilo LGBT+, a varie domande: cosa significa essere nera, immigrata e gay in Italia? Scappare dal proprio paese d’origine perché perseguitato per il proprio orientamento sessuale può essere un motivo per ottenere un permesso di soggiorno italiano? Quali organi hanno questo potere? Cosa succede dentro ai tribunali e quali domande vengono fatte per capire se una persona è davvero omosessuale? Cerchiamo però di andare oltre, provando a raccontare il rapporto che la comunità LGBT+ può avere con i richiedenti asilo omosessuali.
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Le riflessioni prendono spunto dal lavoro compiuto con GAGA Vicenza. Dopo l’avvio di uno sportello di aiuto e supporto a richiedenti asilo e migranti lesbiche, gay e transessuali, e dopo la costituzione del gruppo “Black and White GAGA”, ci siamo spesso interrogati su quale ruolo possa avere la comunità italiana legata alle associazioni LGBT+. In molte occasioni ci siamo trovati a essere mediatori tra comunità i cui tentativi di avvicinarsi l’una all’altra ottenevano deboli risultati, spesso a causa di pregiudizi, luoghi comuni e mancanza di una reale comprensione reciproca.
Dopo aver discusso a lungo con altre realtà e ricercatori che si occupano di questi temi ed esserci confrontati con la nostra comunità di richiedenti asilo LGBT+, vorremmo proporre tre termini chiave da cui si potrebbe iniziare una riflessione rispetto al rapporto tra le due comunità. Sono un punto di partenza, non un decalogo né l’unica via possibile: quello che crediamo davvero importante è che la comunità italiana LGBT+ inizi a interrogarsi sul proprio ruolo nei confronti di richiedenti asilo LGBT+, superando la fase della più immediata assistenza nel processo di richiesta d’asilo.
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Famiglia
Un richiedente asilo LGBT+ ancor più di qualsiasi altra persona della comunità è solo, senza una rete a cui poter fare riferimento. Chi scappa dal proprio paese d’origine spesso lo fa perché rifiutato dalla propria società e in primo luogo dalla propria famiglia. I pochi legami che può creare in Italia sono spesso rapporti costruiti con i propri compagni di viaggio, con i compagni di stanza nel centro di accoglienza, con i colleghi di lavoro o con persone conosciute nei luoghi di culto. Sono spesso legami con persone che provengono dal proprio paese d’origine e che hanno la stessa cultura, quindi con le quali è alto il rischio che la dinamica discriminatoria si ripresenti.
Dare un contesto e un luogo in cui il migrante può conoscere persone simili a lui e in cui può scegliere come e se esprimere il proprio orientamento sessuale costituisce un primo passo per costruire nuovi rapporti familiari. Per questo “famiglia” è anche il nome con cui spesso si identificano i membri del gruppo “Black and White GAGA”. Ed è il modo con cui hanno scelto di occuparsi gli uni degli altri. Noi referenti dell’associazione in questo processo possiamo solo essere spettatori o aiutare nel fornire strumenti e risorse. Non possiamo capire cosa significhi essere un richiedente asilo LGBT+ nigeriano, come ci si possa sentire a perdere la propria famiglia o a scegliere di scappare dal proprio stato d’origine per salvarsi la vita.
Accettazione
Il tema dell’accettazione è forse uno dei più forti all’interno del mondo LGBT+, dalla paura che la nostra famiglia non ci accetti dopo il nostro coming out alla richiesta di accettazione di ognuno di noi all’interno della società. La comunità LGBT+ deve far proprio questo tema e pensare all’accettazione al proprio interno, evitando le discriminazioni e dimostrandosi accogliente. Se sei nero e LGBT+, la società ha già deciso che non puoi essere uguale agli altri; se sei arrivato “con il barcone“, sei uno di quelli che “rubano il lavoro e portano le malattie“. Dimostriamo che la comunità LGBT+ è diversa. Più volte ci sono state rivolte affermazioni discriminatorie da persone LGBT+ italiane nei confronti di persone LGBT+ straniere.
Accettare significa anche andare oltre la semplice conoscenza dei fatti. Significa smettere di esotizzare o rendere dei feticci sessuali i migranti LGBT+. Anche quando i membri della comunità LGBT+ si riferiscono a donne e uomini gay in tono non discriminatorio, spesso lo fanno con i termini dell’ipersessualizzazione. Siamo stati fermati ai Pride da persone che tenevano a sottolineare le loro prestazioni sessuali con alcuni migranti LGBT+ di “Black and White GAGA” ed eravamo con loro quando qualcuno si sentiva legittimato a fermarsi con la propria auto per fare un’offerta monetaria per prestazioni sessuali.
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Realizzazione
Il ruolo che ha la comunità LGBT+ nei confronti dei migranti LGBT+ è quello di poter dare strumenti e risorse per permettere loro di realizzarsi. Ben vengano gli strumenti che permettono un’aiuto nella richiesta d’asilo, così come tutti i servizi di cui una persona LGBT+ qualsiasi fruisce: supporto psicologico, aiuto medico, orientamento al lavoro. Lasciare che una persona si realizzi significa però lasciarla libera di scegliere di essere quel che vuole e smettere di proiettare le nostre intenzioni su di loro.
Troppo spesso si tende a pretendere che i migranti LGBT+ siano necessariamente attivisti, con la voglia di lottare per i propri diritti nel proprio paese d’origine o qui in Italia. O pretendiamo che siano disposti a fare apparizioni a eventi che con loro hanno gran poco a che vedere o, peggio, che in eventi dedicati al fenomeno migratorio LGBT+ intervengano con brevi discorsi relegati al quarto d’ora finale. Chiediamo cosa vogliano fare e rimaniamo in ascolto. Facendo così daremo loro la possibilità di essere una risorsa.
Per scoprire la storia di Gift e cosa ne pensano lei e altri richiedenti asilo LGBT+ a proposito della comunità italiana LGBT+ potete ascoltare i primi due episodi del podcast Queer to Queer.
Queer to Queer (Giulio Farronato, Nicola Noro)
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