“Potresti avere l’impressione che il tuo sogno non si realizzerà in tempi brevi, ma questo non significa che devi rinunciare a lottare“; non ha dubbi Zhang Peiyi, una giovane donna di Shangai la cui storia personale sta facendo parlare e discutere tutta la Cina. Non ha dubbi e non vuole arrendersi, perché in cuor suo sa che questa battaglia non appartiene solo a lei, ma a tutta la comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) di cui lei stessa fa parte.
Prima che la loro storia avesse termine, Zhang Peiyi e la sua compagna erano una coppia felice e affiatata. Sposate negli USA, le due donne avevano poi scelto di fare ritorno in Cina per costruire una famiglia e crescere insieme i due figlioletti concepiti in una clinica statunitense grazie all’inseminazione artificiale. Sembrava davvero tutto perfetto, se non fosse che un anno fa le loro strade si sono drammaticamente separate. Da un giorno all’altro l’ex moglie di Zhang se n’è andata di casa portando con sé anche i piccoli che insieme stavano allevando.
In cerca di giustizia
Ancora oggi, nessuno sa dove la donna e i bambini possano trovarsi. Zhang ha provato a fare delle ricerche ma, come ha ammesso lei stessa, riuscire a scoprire la loro nuova sistemazione servirebbe a pochissimo, visto che non le sarebbe comunque concesso il privilegio di incontrarli. Non volendo rinunciare alla possibilità di ricongiungersi ai suoi piccoli, la donna ha dunque deciso di far valere le sue ragioni in tribunale.
“Mi sono chiesta chi potesse darmi una mano in questi frangenti dolorosi. Alla fine l’unica soluzione possibile è stata quella di rivolgermi a un avvocato” ha confessato Zhang in un’intervista raccolta da Reuters da cui emerge il desiderio della donna di tenere con sé almeno il bambino che ha portato in grembo fino alla nascita e di ottenere inoltre il permesso di incontrare periodicamente quello partorito dalla sua ex compagna.
Questione complessa
La strada da percorrere (e Zhang lo sa già meglio di tutti) è davvero molto tortuosa e complicata. Innanzitutto va ricordato che, in accordo con le leggi in vigore nella Repubblica popolare cinese, il matrimonio contratto dalle due donne negli Stati Uniti non è considerato valido. Zhang e sua moglie, in sostanza, non sono equiparate a una coppia di coniugi di sesso diverso e non godono dunque dei diritti e delle protezioni normative a cui possono appellarsi le famiglie composte da partner eterosessuali.
Come se non bastasse, a complicare ulteriormente le cose ci si mettono anche le modalità scelte dalle due donne per portare avanti le rispettive gravidanze: stando alle informazioni riportate da Reuters, gli ovuli fecondati apparterrebbero all’ex moglie di Zhang, che almeno da un punto di vista strettamente biologico alcuni considerano la madre di entrambi i neonati. Avendo però lasciato che l’ormai ex compagna Peiyi portasse in grembo uno dei loro figli, la sua pretesa di essere la “genitrice unica” di tutti e due i piccoli rischia seriamente di incrinarsi. O, quantomeno, di dare adito a una lunga battaglia legale.
Serve il matrimonio
“È una situazione abbastanza particolare – ammette Yang Yi, di LGBT Rights Advocacy China (Attivismo per i diritti LGBT in Cina) – In Cina le coppie omosessuali con figli esistono, ma in caso di separazione le controversie per l’affidamento dei piccoli non finiscono mai in tribunale“.
Zhang ne è assolutamente convinta: quella da lei intrapresa non è solo una battaglia personale, ma un viaggio che potrebbe portare al raggiungimento di traguardi importanti, primo fra tutti il riconoscimento del matrimonio per le persone LGBTQIA. Non importa quanto sembri impossibile o quanto le probabilità che venga approvata una legge che vada in questa direzione siano esigue: lei non intende smettere di provarci. Passo dopo passo, poco per volta, qualcosa comincerà a muoversi e a cambiare. Il fatto poi che la città in cui Zhang vive abbia deciso di ospitare anche quest’anno l’unico Pride dell’intero paese, lascia aperto più di uno spiraglio. Forse davvero, un giorno non troppo lontano, le cose per la comunità LGBTQIA cinese potranno davvero cambiare.
Nicola Zaramella
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immagini: elaborazione da Jeremy Lin (CC BY-NC-SA 2.0) / Il Grande Colibrì


