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La tolleranza fa parte del DNA della Polonia“: a dirlo è il primo ministro Mateusz Morawiecki, che in una sua recente dichiarazione ha difeso a spada tratta l’onore e la storia della sua terra d’origine. “Non abbiamo bisogno che qualcuno ci dia lezioni di tolleranza, perché noi siamo una nazione che ha imparato cosa sia la tolleranza nel corso dei secoliha sottolineato con forza Morawiecki, che proprio non sembra aver gradito le critiche mosse da più parte nei confronti del suo paese.

A indispettirlo e a far scattare questa sua piccata risposta è stata in particolare una lettera aperta che gli ambasciatori di cinquanta stati esteri hanno indirizzato alla Polonia. Il fine ultimo della missiva, la cui stesura è stata curata dall’ambasciatore del Belgio, era quello di ribadire la necessità di mantenere vivi i principi di rispetto e di salvaguardia dei diritti umani che, soprattutto negli ultimi tempi, sembrano davvero sotto attacco.

Forte preoccupazione

Non stiamo cercando di puntare il dito” ha spiegato la vice-portavoce del ministero degli affari esteri del Belgio Marie Cherchari, sottolineando la totale assenza di critiche e accuse all’interno della missiva: “La lettera ribadisce semplicemente alcuni principi fondamentali legati ai diritti umani e alla non discriminazione”. Una dichiarazione davvero molto posata e pacifica, che lascia però trapelare una certa, forte preoccupazione. Non potrebbe essere altrimenti vista la sequela di notizie ben poco rassicuranti che ormai da diverso tempo ci giungono dal paese centroeuropeo. E che coinvolgono a vario titolo – e, soprattutto, loro malgrado – le donne, l’educazione dei giovanissimi e la comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex, asessuali).

A rendere il quadro ancora più sconfortante si è aggiunta di recente la notizia della denuncia contro l’attivista LGBTQIA polacco Bartosz Staszewski, accusato di aver infangato il buon nome di alcuni comuni del paese centroeuropeo. La sua colpa? Aver trasformato la dichiarazione ufficiale di alcuni comuni come “zone libere da LGBT” in veri e propri cartelli stradali. Il gesto, che per l’attivista doveva servire a risvegliare le coscienze e a denunciare il clima di discriminazione e di odio presente nel paese, è stato giudicato offensivo dagli abitanti di uno dei comuni interessati. Che, in barba alla tanto sbandierata tolleranza polacca, non hanno esitato un solo minuto a passare alle vie legali.

Nicole Zaramella
©2020 Il Grande Colibrì
immagine: elaborazione da Pxfuel (CC0)

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