L’intolleranza nei confronti delle persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersex e asessuali) in Egitto è nota e, come purtroppo sappiamo, essere stranier@ non è sempre una via di fuga sufficiente per non incorrere in questa intolleranza se ci si trova nel paese nordafricano.
L’arresto
Lo scorso gennaio Tina, una donna transgender cipriota, era in Egitto ed è incappata probabilmente in una trappola messa in atto da un poliziotto o da un informatore attraverso le app per incontri che molte persone usano per trovare partner quando viaggiano. Sfortunatamente, la sola presenza di questa app e di altre simili sul suo telefonino ha causato l’arresto di Tina e la sua messa in stato d’accusa per istigazione e promozione della dissolutezza online e per aver commesso dissolutezza. Sebbene durante il processo il secondo capo di imputazione sia caduto, la condanna è arrivata comunque: tre anni di carcere, confermati anche nel processo d’appello svoltosi a marzo dopo il ricorso della donna.
Anche se a Tina è stata fin qui risparmiata la reclusione in un carcere maschile, dato che l’Egitto non riconosce alcun diritto alle persone transgender e i suoi documenti recano ancora le sue generalità maschili, alla donna – rinchiusa nella piccola cella della stazione di polizia di El-Nozha, al Cairo – è stato negato il diritto di continuare la terapia ormonale.
La petizione
Per Tina si sono mobilitati l’istituto di ricerca legale Markaz al-Qahira 52 (Centro Il Cairo 52) e l’associazione LGBTI cipriota Accept (Accettazione), che hanno lanciato una petizione sostenuta anche dall’ILGA (e dalle sue sezioni europea e africana), dall’Arab Foundation for Freedoms and Equality (Fondazione araba per le libertà e l’uguaglianza) e dalla greca Somateío Ypostírixis Diemfylikón (Associazione di sostegno transgender)
La petizione chiede che la donna possa scontare la pena nel suo paese, anche in forza dell’accordo di estradizione per rimpatriare cittadini siglato tra Egitto e Cipro. La salute mentale e il benessere fisico di Tina sono infatti gravemente a rischio se resta nella piccola cella in cui è reclusa e dalla quale non può interagire con nessuno, anche perché non parla l’arabo. Forse, insieme a tante parole che possiamo spendere per celebrare oggi il Transgender Day of Remembrance, una piccola azione può avere più peso ed essere più importante.
Michele Benini
©2020 Il Grande Colibrì
immagini: elaborazione da Matthew Henry (CC0) / Il Grande Colibrì
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