Un arcobaleno di luci colorate ha illuminato per alcune ore i monumenti di Varsavia: è accaduto lo scorso lunedì, in occasione della Giornata mondiale della tolleranza. Il gesto simbolico, che si è ripetuto anche in altre piccole città polacche, è stato promosso e fortemente voluto da Rafał Trzaskowski, sindaco della capitale dello stato centroeuropeo. Si tratta senza dubbio di un segnale di grande impatto per un paese in cui il governo, specie negli ultimi anni, ha fatto della discriminazione omofoba il suo cavallo di battaglia. Come hanno sottolineato numerosi attivisti schierati in difesa dei diritti LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex, asessuali), la strada da fare è però ancora tanta.
Non bastano le luci
“Ci aspettiamo di più da chi aveva promesso di fare qualcosa di concreto per la comunità” ha commentato Hubert Sobecki, membro dell’organizzazione non governativa Miłość Nie Wyklucza (L’amore non esclude). Nel corso della sua intervista, l’attivista ha sottolineato le mancanze della giunta guidata dal sindaco Trzaskowski, che a oggi non è riuscito a tenere fede agli impegni presi con la comunità LGBTQIA di Varsavia. A distanza di due anni dalla firma della Dichiarazione dei diritti LGBT+ di Varsavia, non c’è infatti stato “alcun provvedimento da parte del comune”, ha affermato tristemente Sobecki.
Poco importa che una portavoce della giunta si sia affrettata ad assicurare che i risultati arriveranno presto e che i rallentamenti sarebbero da ricollegarsi ai nefasti effetti della pandemia di COVID-19: il dolore e l’amarezza non svaniscono, ma si fanno anzi ancora più forti e brucianti.
Risposte urgenti
Lo confermano le parole di Bartosz Staszewski, filmmaker e attivista LGBTQIA: in una recente dichiarazione, l’uomo ha ammesso di aver provato grande sconcerto e rammarico alla vista di un ponte sul fiume Vistola illuminato dai colori dell’arcobaleno. Quella visione, ha spiegato con amarezza, gli ha ricordato la triste fine della 23enne Milo Mazurkiewicz, un’attivista trans morta suicida dopo essersi gettata da un ponte. Nel messaggio di commiato postato sulla sua pagina Facebook, Mazurkiewicz aveva scritto di “averne avuto abbastanza di essere trattata come merda” da una società che di fatto le impediva di essere se stessa e che, tuttora, impedisce a tante, tantissime persone di vivere le loro esistenze in serenità.
Ecco perché, allo stato attuale, un arcobaleno di luci fredde serve proprio a ben poco.
Nicole Zaramella
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