Da tempo molti comuni, province e regioni polacche stanno approvando una serie di risoluzioni che, più o meno esplicitamente, mirano a colpire ed escludere le minoranze sessuali del paese: per informare sulla situazione e per rendere consapevole l’opinione pubblica mondiale dell’estensione del problema, Jakub Gawron ha creato, con l’aiuto di altri attivisti, un “Atlante dell’odio“, dove raccoglie tutte le decisioni degli enti locali contro le persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali e asessuali). Un lavoro immenso ed estremamente utile che oggi presenta in questa intervista a Il Grande Colibrì.
Avete pubblicato un “Atlante dell’odio”, che elenca tutti gli enti locali che hanno emesso risoluzioni per la “protezione della famiglia” o per creare le famigerate “aree libere da LGBT“. Che cosa sono queste risoluzioni?
Il primo tipo di risoluzione è l’opposizione alla “ideologia LGBT” e si basa su un modello promosso da funzionari del governo locale di Lublino (la deputata europea Elżbieta Kruk e il professore universitario Mieczysław Ryba) e poi adottato con modifiche più o meno importanti dai funzionari di altri enti locali. Questa risoluzione si riconosce da alcune formule caratteristiche come “istituire guardiani del faro” o “ufficiali di correttezza politica” e “imporre problemi esagerati e conflitti artificiosi” o dal riferimento finale alla storia millenaria del battesimo della Polonia.
Leggi anche: Governo, Chiesa e stampa: così in Polonia trionfa l’omofobia
Il secondo tipo di risoluzione è la Carta regionale dei diritti della famiglia, promossa dall’organizzazione ultra-conservatrice Ordo Iuris. Si accenna a tutta una serie di misure non vincolanti per contrastare con la burocrazia le organizzazioni non governative che volessero organizzare lezioni contro la discriminazione nelle scuole o in altre strutture che dipendono dal governo locale. Si proponge una serie di emendamenti alle leggi locali per, tra le varie cose, impedire che si svolgano lezioni contro le discriminazioni nelle scuole o che le strutture del governo locale siano concesse per eventi LGBTQIA.
Quali sono le principali differenze tra queste due risoluzioni?
Il primo modello di risoluzione, quello sulla “ideologia”, punta il dito ed esclude direttamente la comunità LGBTQIA, mentre il secondo lo fa indirettamente, promuovendo un modello familiare ristretto a spese di altri modelli. A volte capita anche che i consiglieri comunali aggiungano a questo progetto “neutrale” giustificazioni che escludono direttamente la comunità LGBTQIA. Anche se non hanno forza di legge, sono uno strumento formale per esercitare pressioni informali sugli impiegati delle istituzioni pubbliche. Cercano di colpire direttamente le persone LGBTQIA e creano un’atmosfera in cui si è convinti che le lezioni contro la discriminazione e per l’uguaglianza sono, nella migliore delle ipotesi, una patata bollente da cui è meglio stare lontani.
Ordo Iuris, l’organizzazione che citavi prima, vuole portarti davanti ai giudici proprio perché dicono che la risoluzione per “proteggere la famiglia” non è “contro le persone LGBTQIA” e quindi non dovrebbe comparire nell’Atlante dell’odio…
Siamo convinti che anche le Carte sui diritti della famiglia approvate dai governi locali siano risoluzioni da includere nell’Atlante dell’odio. Secondo noi, contengono discriminazioni, violano il principio della parità di trattamento, escludono alcuni cittadini, anche se lo fanno in modo più sottile, senza dirlo esplicitamente. Se davvero ci intenteranno causa, presenteremo in tribunale argomentazioni e prove che lo confermeranno.
Torniamo un attimo sulle risoluzioni sulle “zone libere da LGBT“: di che cosa si tratta?
Queste risoluzioni anti-LGBTQIA, adottate da quasi 100 comuni in Polonia, non hanno valore legale, ma hanno un grande valore simbolico: è un segnale che le autorità locali inviano alle persone LGBTQIA che vivono nelle cosiddette “zone libere da LGBT” per dirgli che ritengono che non ci sia posto per loro nella città o nel paese in cui sono nate.
Leggi anche: “Zona libera da LGBT”: la vera storia dei cartelli in Polonia
Qualcuno in Italia ha descritto le “zone libere da LGBT” come aree con il filo spinato, eccetera. Che cosa succede davvero in queste zone?
Le risoluzioni invitano ufficialmente i funzionari a sanzionare in modo informale (ma in alcuni casi anche in modo formale) le persone e le organizzazioni che vorrebbero attuare una qualsiasi azione a favore dell’uguaglianza o contro la discriminazione. Uno studente che voglia organizzare un “venerdì arcobaleno” [evento studentesco per manifestare supporto alla comunità LGBTQIA; ndr] potrebbe essere convocato dal preside. Un destino simile potrebbe toccare a un’insegnante che volesse assumere il ruolo di “guardiana del faro”, che significa che, dopo una formazione reale da parte di un’ONG, sosterrà gli studenti LGBTQIA. Gli educatori delle ONG devono essere trattati di default come potenziali depravati da monitorare accuratamente.
E i governi locali non potranno fornire i propri spazi alle associazioni LGBTQIA per proiezioni di film, workshop, conferenze o presentazioni di libri con argomento LGBTQIA.
L’anno scorso abbiamo visto spesso i gruppi nazionalisti attaccare con violenza le marce del Pride in Polonia: pensi che questa escalation di odio e di violenza sia collegata alle politiche del partito conservatore al governo, Prawo i Sprawiedliwość (Diritto e giustizia, PiS), e dei suoi alleati?
Certamente, il PiS ha dato il segnale d’attacco. Un anno fa il presidente del partito, Jarosław Kaczyński, alle convention elettorali di Katowice e di Jasionka, un villaggio vicino a Rzeszów, in parole povere ha chiesto di “difendere la famiglia“. E da allora l’intera macchina della propaganda è entrata in funzione. Come abbiamo detto prima, l’eurodeputata Elżbieta Kruk e il docente universitario Mieczysław Ryba hanno preparato un modello di risoluzione contro l'”ideologia gender“. Przemysław Czarnek, allora governatore della regione di Lublino e ora parlamentare, ha inviato il testo ai comuni e alle province della regione. I primi enti locali ad adottarlo sono stati i piccoli comuni di Mełgiew e di Ostrów Lubelski e la città di Świdnik.
Le risoluzioni sono approvate principalmente a causa della forte mobilitazione dei consiglieri del PiS: circa il 90% di loro vota a favore. Hanno anche un grande vantaggio in numeri assoluti. Inoltre, il PiS è supportato dalla stampa pro-governativa e dalla televisione statale che gli è subordinata: questi media alimentano una spirale di odio contro la comunità LGBTQIA.
Il programma del PiS sulle questioni LGBTQIA è chiaro, ma quali sono invece le proposte dell’opposizione liberale?
Platforma Obywatelska (Piattaforma civica; PO) è contro il matrimonio per tutti: il partito è disposto ad accettare solo le unioni civili. I politici evitano questo argomento, non rendendosi conto che l’accettazione per il matrimonio per tutti è molto più forte tra i loro elettori di quanto credano. D’altra parte i consiglieri di Koalicja Obywatelska (Coalizione civica; KO), l’alleanza europeista che comprende PO, sono l’unica vera forza che si oppone alle risoluzioni anti-LGBTQIA: circa il 70% di loro vota contro, il resto si astiene o non partecipa al voto. Però i consiglieri di PO sono solo un ottavo di quelli del PiS.
Leggi anche: Polonia, tra i candidati presidenti tanti omofobi e un gay
A parte la politica, come descriveresti la vita quotidiana delle persone LGBTQIA in Polonia? Ci sono problemi, per esempio, nel trovare casa, nel trovare lavoro, nelle relazioni con la famiglia?
La violenza fisica è rara, ma è molto più diffusa la paura costante della violenza, alimentata da un’atmosfera soffocante e dalle aggressioni verbali su internet. Le persone possono fare affidamento solo su sé stesse, el associazioni non sono presenti in tutto il territorio. La polizia si occupa solo dei casi di violenza fisica più estremi, e ovviamente lo fa solo per questioni di immagine. Le denunce sui discorsi d’odio sono ignorate e archiviate. Ecco perché molte persone della comunità sono riluttanti a parlare della propria vita privata e mantengono delle relazioni sociali superficiali con la maggior parte della gente, che presumono omofoba.
Quali sono le prospettive future, secondo te? Le associazioni come combattono la discriminazione e le informazioni sbagliate?
La comunità è sempre più organizzata. L’anno scorso si sono svolte circa 30 marce dell’uguaglianza, 20 delle quali hanno fatto il loro debutto negli ultimi due anni. Quest’anno era previsto un numero simile, anche se non sono esclusi cambiamenti di data dovuti al coronavirus. I comitati delle marce lavorano in stretta collaborazione, si scambiano esperienze in congressi e conferenze. Stiamo lentamente cambiando la realtà politica della gente comune. Quando ci sarà un ricambio al potere, che potrebbe verificarsi grazie a fattori imprevisti, questi cambiamenti accelereranno in modo significativo.
Alessandro Garzi
traduzione di Pier Cesare Notaro
©2020 Il Grande Colibrì
immagini: Atlas nienawiści / elaborazioni da mathiaswasik (CC BY-SA 2.0) / da PNGimg (CC BY-NC 4.0)


