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La polizia polacca ha arrestato 25 persone in seguito alle aggressioni omofobe che sono avvenute in occasione del Pride che si è svolto, per la prima volta, nella città di Bialystok. Lo scorso 20 luglio, alcune squadre di fanatici nazionalisti e religiosi avevano attaccato il corteo pacifico formato da circa 800 persone che stava marciando, scortato, nelle vie cittadine. Gli attacchi sono avvenuti sia nei confronti dei manifestanti che della polizia, che così non ha potuto garantire la sicurezza dello svolgimento della manifestazione. Alcuni manifestanti sono stati inseguiti e picchiati fin sotto casa, mentre altri hanno dovuto rifugiarsi in alcuni locali pubblici per poter “cancellare” le prove della loro partecipazione al Pride.

La Chiesa e la destra

La Chiesa cattolica locale aveva detto nei giorni precedenti che non avrebbe accettato il Pride e aveva invitato a difendere in ogni modo i “valori cristiani” e “le famiglie e i bimbi“. Secondo lo storico polacco Tomasz Nałęcz, la Chiesa polacca è tra i responsabili della campagna di odio contro le persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) e un giorno “un papa dovrà scusarsi con loro, perché la Chiesa dice oggi verso questi ambienti le stesse cose che una volta venivano dette contro gli ebrei“, le vittime “abituali” del nazionalismo. Ruolo che, secondo lui, adesso hanno le minoranze sessuali, che vengono additate come un pericolo, sfruttando “l’eterna paura che hanno gli esseri umani di sentirsi diversi“.

Commentando gli arresti, la ministra dell’interno Elżbieta Witek ha dichiarato: “Le autorità devono assicurare la sicurezza dei cittadini qualunque siano le loro idee e i loro valori“. Ma Witek appartiene al partito al governo Prawo i Sprawiedliwość (Diritto e Giustizia; PiS), guidato da Jarosław Kaczyński, che sta basando la propria campagna elettorale per le prossime elezioni generali su una guerra alle persone LGBTQIA, come ha fatto per le scorse elezioni europee.

La stampa e la destra

Intanto, il settimanale progressista Polityka rivela le connessioni tra Gazeta Polska, che ha lanciato una campagna omofoba regalando con il giornale adesivi con la scritta “zona libera da LGBT“, e il PiS. Gazeta Polska sostiene di voler far la guerra “all’ideologia totalitaria LGBT“, lanciando una teoria secondo la quale LGBT e omosessualità sarebbero cose separate. Per il direttore Tomasz Sakiewicz, la loro campagna “zona libera da LGBT” (cambiata, all’ultimo momento, in “zona libera dall’ideologia LGBT“, sembra dopo un ordine proveniente proprio dagli ambienti vicini a Kaczyński) è fatta per difendere i diritti degli omosessuali, “che sono persone come noi e che possono fare quello che vogliono“, mentre “l’ideologia LGBT è un neo-totalitarismo di sinistra” che non può essere “imposto alle persone con idee conservatrici“.

Gazeta Polska, spiegano su Polityka, nel 2012 era sull’orlo del fallimento. Kaczyński avrebbe dato il via libera al salvataggio del giornale, pretendendo però in cambio l’inserimento di persone “di area” nei posti chiave, come dimostra anche il continuo intrecciarsi dei ruoli di comando tra il quotidiano e il PiS. La vicinanza con gli ambienti governativi si nota anche dal fatto che, nonostante una continua flessione delle vendite del giornale, sono in costante aumento gli introiti dovuti alle inserzioni pubblicitarie di aziende pubbliche polacche come Orlen, Energa, PKO BP e Totalizator Sportowy.

Alessandro Garzi
©2019 Il Grande Colibrì
foto: Il Grande Colibrì

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