Dai Pride assaliti da bande di fascisti alle proposte di legge per proibire del tutto le manifestazioni LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali), dal giornale che distribuiva adesivi con la scritta “zona libera da LGBT“ alle cittadine che hanno adottato ufficialmente questa definizione, quando si discute di minoranze sessuali in Polonia si parla sempre di una regressione dei diritti e dell’azione coraggiosa degli attivisti locali: transfobia, omofobia e bifobia, infatti, sono da anni al centro della retorica complottista della Chiesa cattolica polacca e della maggioranza di destra alla guida del paese.
L’odio per la comunità LGBTQIA è addirittura uno degli elementi principali dell’identità e dell’azione del più potente partito del paese, Prawo i Sprawiedliwość (Legge e giustizia; PiS), una forza politica sovranista che non esita a definire la diversità sessuale come una pericolosa idea imposta dall’Occidente per distruggere i valori tradizionali polacchi. Il PiS ha anche espresso l’attuale presidente della repubblica, Andrzej Duda, che secondo i sondaggi dovrebbe facilmente essere rieletto alle elezioni di maggio, ottenendo tra il 43 e il 47%. Non verrebbe eletto al primo turno, ma avrebbe comunque ottime probabilità di vincere al ballottaggio.
Gli avversari
A grande distanza si colloca la principale sfidante, Małgorzata Kidawa-Błońska, di Platforma Obywatelska (Piattaforma civica; PO), data tra il 22 e il 26%. Nonostante sia di un partito di centro-destra in un paese dove l’omofobia va per la maggiore, la sua posizione è simile a quella del PD: sì alle unioni civili, ma niente matrimoni e niente adozioni per le coppie omosessuali (“È troppo presto per discuterne“, ha pilatescamente liquidato la questione). A seguire dovrebbero esserci invece due candidati assolutamente contrari a qualsiasi apertura alle minoranze sessuali: il giornalista indipendente Szymon Hołownia (8-16%) e il democristiano Władysław Kosiniak-Kamysz del Polskie Stronnictwo Ludowe (Partito popolare polacco), dato tra il 6 e il 9%.
Prima di ufficializzare la scelta del suo leader, la coalizione tripartitica Lewica (Sinistra) nei sondaggi raccoglieva solamente tra il 5 e l’8% delle preferenze, dando così ben poche speranze al suo candidato presidente, appena annunciato: è Robert Biedroń, un politico e attivista dichiaratamente gay. La scelta non è stata una sorpresa, a dire la verità: in Polonia quest’uomo è ormai un simbolo della lotta per i diritti delle minoranze sessuali e delle donne, per la democrazia e per la laicità. Se anche solo arrivare al ballottaggio sembra fantascienza, il coraggio di Biedroń e della sinistra polacca è comunque ammirevole. E potrebbe riservare non poche sorprese.
Pier Cesare Notaro
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