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La Chiesa cattolica polacca è notoriamente conservatrice in materia di sessualità e si insegue con il partito politico al potere, Prawo i Sprawiedliwość (Diritto e Giustizia, PiS) sul terreno della “difesa della tradizionecontro una presunta “ideologia LGBT che starebbe minacciando la società polacca: così in questo periodo, mentre il PiS sta portando avanti politiche di repressione contro chi si impegna per i diritti delle persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali), la Conferenza episcopale polacca (KEP) ha emesso un documento per esprimere la propria posizione “sulla questione LGBT+”. E ovviamente, come ci si aspettava, non c’è stata nessuna apertura

Il documento della KEP propone una teoria dell’“accerchiamento, accusando il movimento LGBTQIA di proporre dei “piccoli passi” per forzare la trasformazione della cultura, facendo familiarizzare la società con comportamenti “che fino a poco tempo fa sarebbero stati considerati inaccettabili e condannati moralmente”. Sempre secondo la KEP, “ci sono social media che supportano questo progetto, diffondono l’ideologia di genere, danno una luce positiva al divorzio, al tradimento, alla promiscuità sociale, mettono in ridicolo la fedeltà, la verginità, la purezza e la religiosità”.

“Centri di supporto”

Considerando l’influenza che la Chiesa cattolica ha sul potere politico nel paese, è particolarmente importante il punto numero 38 del documento: “In seguito alle sfide portate dall’ideologia gender e dai movimenti LGBT è necessario creare dei centri di supporto (anche con l’aiuto della Chiesa e delle sue strutture) per aiutare le persone a ritrovare la loro salute e il loro orientamento sessuale naturale”.

medici israeliani terapie omosessualitaIl punto di partenza di questi centri, si legge nel documento, “va in contrasto con la posizione ufficiale degli ambienti LGBT+, con alcune posizioni considerate scientifiche e con il cosiddetto politically correct”. Ma, secondo i vescovi, non si potrebbero ignorare le testimonianze portate da “coloro che a un certo punto hanno capito che il loro orientamento non è una sentenza irrevocabile o qualcosa di irreversibile, ma il sintomo di una ferita da qualche parte nella loro personalità”.

La KEP è piuttosto esplicita anche nell’esporre le proprie proposte in materia di educazione sessuale (altra “minaccia” alle tradizioni polacche): “L’educazione sessuale – si legge nel documento al punto 88 – deve essere una scuola di castità. Il luogo per questo tipo di educazione deve essere la famiglia”.

Terapie dannose

È difficile per noi commentare la mancanza di responsabilità dei vescovi polacchi – risponde un post sulla pagina Facebook dell’associazione LGBTQIA Grupa Stonewall – e ci piacerebbe vivere in un tempo in cui la Chiesa dia credito alla voce degli specialisti, ad esempio i membri della Polskie Towarzystwo Seksuologiczne (Società Polacca di Sessuologia, PTS)”. Per questa ragione vengono riportate alcune dichiarazioni di membri del PTS in cui affermano che le cosiddette terapie riparative sono “contro la scienza moderna e possono procurare danni psicologici alle persone che ne sono state sottoposte”.

L’associazione Trevor Project, un gruppo per i diritti dei minori LGBQTIA in Gran Bretagna, ha riportato che il 42% dei giovani che sono stati sottoposti alle cosiddette “terapie riparative” hanno tentato successivamente il suicidio. Questo tipo di “terapie” sono vietate in diversi paesi e in diversi stati degli Stati Uniti e di altre nazioni (l’ultimo ad avere approvato una legge di questo tipo è Città del Messico). Il Parlamento europeo ha condannato la “cura” dell’omosessualità nel 2018 e ha chiesto agli stati membri dell’Unione di mettere queste pratiche fuorilegge.

Alessandro Garzi
©2020 Il Grande Colibrì
immagini: Il Grande Colibrì / elaborazione da Max Pixel (CC0)

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