Vietare gli studi di genere è anticostituzionale perché viola l’articolo 29 della costituzione rumena sulla libertà di coscienza: è questo quello che ha decretato la Corte costituzionale di Bucarest, “fermando – come scrive l’associazione arcobaleno Accept – un grave attacco alla democrazia, alla libertà di pensiero e di espressione e all’autonomia accademica“. L’organizzazione per i diritti LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) si è felicitata per una sentenza che “è un passo avanti importante, in quanto riconosce che esiste il genere e quindi, implicitamente, che esistono le persone transgender sia nell’impianto giuridico rumeno sia nella realtà dei fatti“.
Legge liberticida
A giugno di quest’anno il parlamento rumeno aveva approvato una legge che proibiva a tutte le istituzioni educative, dagli asili nido alle università, di “diffondere teorie e opinioni sull’identità di genere che sostengano che il genere sia un concetto distinto rispetto al sesso biologico“. La norma, criticata dagli atenei e dalle organizzazioni per i diritti umani, era stata voluta dal liberale Partidul Mișcarea Populară (Partito del movimento popolare; PMP) e sostenuta dal Partidul Social Democrat (Partito Social Democratico; PSD). A votare contro erano stati solo gli europeisti di centro-destra dell’Uniunea Salvați România (Unione salvate la Romania; USR) e dell’Uniunea Democrată Maghiară din România (Unione democratica magiara di Romania; UDMR).
Il Partidul Național Liberal (Partito nazionale liberale; PNL), al governo del paese, aveva preferito astenersi, eppure, nonostante questo, Klaus Iohannis, il presidente della repubblica che è un esponente proprio del PNL, aveva deciso di portare la legge davanti alla Corte costituzionale, sostenendo che “rischia di limitare la libertà di pensiero e d’opinione” e che “l’intero sistema educativo deve essere aperto a idee, opinioni e valori, mentre lo stato deve astenersi dall’adottare soluzioni legislative che possano essere interpretate come irrispettose per le convinzioni di individui, genitori o tutori legali“. E la Corte, come già detto, gli ha dato pienamente ragione.
Gender e democrazia
La lotta agli studi di genere accomuna molte forze politiche di tutto il mondo, principalmente di destra, ma a volte anche di centro-sinistra, come nel caso del PSD rumeno. Inoltre, occorre ricordare che il divieto di parlare di genere è stato ora cancellato in Romania, ma continua a essere valido dal 2018 in un altro stato dell’Unione Europea, cioè quell’Ungheria di Viktor Orbán sempre più in preda a un’ondata repressiva contro le minoranze sessuali che serve a nascondere e giustificare uno smantellamento progressivo della democrazia.
Pier Cesare Notaro
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