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Questo è un giorno buio per la comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) ungherese e un giorno buio per i diritti umani. Queste nuove leggi discriminatorie, omofobiche e transfobiche, approvate in fretta e furia con la scusa della pandemia di coronavirus, sono solo l’ultimo attacco alle persone LGBTQIA fatto dalle autorità ungheresi“: commenta così David Vig, direttore di Amnesty International Ungheria, le ultime, pessime novità che ha introdotto il parlamento di Budapest, in cui il partito sovranista xenofobo Fidesz del primo ministro Viktor Orbán ha la maggioranza assoluta.

Cancellare Szájer

Fidesz da anni porta avanti politiche discriminatorie, sbandierando la difesa dei “valori cristiani” semplicemente per trasformare le minoranze sessuali e le persone immigrate in capri espiatori e per puntare il dito contro ogni istanza democratica, presentandola come un attentato alle fondamenta stesse dell’identità ungherese. Ora lo scandalo che ha travolto il suo europarlamentare József Szájer, scoperto in una festa gay a base di sesso e droga a Bruxelles, in violazione delle norme contro la pandemia di COVID-19, ha spinto il partito di estrema destra a dimostrare la propria estraneità al mondo LGBTQIA accelerando e intensificando la repressione contro le minoranze sessuali.

E così il parlamento ungherese ha deciso di inserire nella costituzione l’affermazione che “la madre è una femmina e il padre è un maschio” e il dovere per la repubblica di “proteggere l’autoidentità del sesso alla nascita dei bambini“, una formula in burocratese per impedire il riconoscimento delle persone transgender e intersex. Un’altra nuova previsione di legge accorda la possibilità di adottare esclusivamente alle coppie sposate, che in Ungheria possono essere solo eterosessuali, e alle persone single dotate di un permesso speciale concesso dal ministero degli affari familiari. La norma vuole impedire che, come avviene oggi, alcune coppie dello stesso sesso adottino un bambino semplicemente facendo fare domanda come persona single a uno dei partner.

madre bianca figlio braccioImpossibile restare

In un clima politico e sociale sempre più spaventoso, molte persone LGBTQIA ungheresi stanno abbandonando il paese o stanno progettando di farlo, come raccontano alcune testimonianze raccolte dall’AFP. Marcell Lenart, insegnante di 39 anni, per esempio, è stanco delle esplicite manifestazioni di omofobia che subisce per strada, mentre Barbara Pongracz, 31 anni, spiega: “Sapere che non potrò avere la vita che sogno con la mia compagna, e magari mettere su famiglia in futuro, mi fa venire voglia di andarmene“.

Ivett Ordog, 40 anni, ex portavoce della campagna che si opponeva alla legge che ha impedito di correggere l’indicazione del genere sui documenti delle persone transgender e intersex, è scappata in Germania, perché la transfobia in Ungheria sta diventando sempre più opprimente. Anche Agoston, infermiere di 39 anni, è fuggito in Germania: come spiega nella propria testimonianza, la violenza fisica contro le minoranze sessuali è ancora relativamente rara, ma le aggressioni verbali stanno diventando sempre più frequenti. In particolare l’uomo parla degli attacchi subiti da esponenti di estrema destra ai margini delle marce del Budapest Pride.

Balint Meiszterics, invece, è tornato in Ungheria con il proprio compagno dopo un anno trascorso nel Regno Unito: una scelta che ora la coppia rimpiange amaramente, tanto da pensare di espatriare nuovamente. “Spero solo che non seguano le orme della Polonia“, dice Balint riferendosi ai comuni che si sono dichiarati “liberi da LGBT. Purtroppo al ragazzo sfuggono due fatti: in Ungheria già un comune ha seguito l’esempio polacco e, soprattutto, in Polonia sta emergendo un’opposizione liberale di cui in Ungheria invece non c’è ancora traccia.

Pier Cesare Notaro
©2020 Il Grande Colibrì
immagini: Il Grande Colibrì / elaborazione da Pikist (CC0)

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