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Nonostante l’immagine di paese progressista e liberale, in Canada sono abbastanza diffuse le cosiddette “terapie riparative” (o “terapie di conversione”) nei confronti delle persone LGBTQIA+ (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali), vale a dire quelle pratiche che promettono invano di cambiare l’orientamento sessuale o l’identità di genere di una persona, spesso con la forza e contro la sua volontà, e di raggiungere quella che viene definita la “normalità” cisgender-eterosessuale. Come ricorda anche un rapporto del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, le persone sottoposte a tali trattamenti devono subire, tra i vari sistemi di “cura”, pestaggi, stupri, isolamento, cure forzate e umiliazioni verbali.

Uno studio della pubblicazione scientifica Plos One ha mostrato che circa il 20% delle persone LGBTQIA+ canadesi ha ricevuto pressioni da parte di almeno un genitore per sottoporsi a questo tipo di “cura” del proprio orientamento sessuale o della propria identità di genere, mentre il 10% ha vissuto in prima persone esperienze di “terapie riparative”, nella maggioranza dei casi prima di compiere 20 anni. Il 67% delle persone che hanno avuto questo tipo di esperienze ha dichiarato che queste venivano effettuate in ambienti religiosi, mentre il 20% sarebbe stato “trattato” da professionistə della salute, come medichə e psicologhə.

terapie riparative conversione exgayIl voto in Canada

Il parlamento canadese ha più volte cercato di porre rimedio a questo problema, ma i provvedimenti si erano sempre bloccati durante l’iter legislativo. Lo scorso 21 giugno la Camera dei comuni canadese ha approvato il progetto di legge per vietare queste pratiche nel paese e ora la proposta passerà all’esame del Senato. In caso di approvazione, le “terapie riparative” saranno sempre vietate nei confronti di tutte le persone minorenni, come sarà vietato sottoporre chiunque a questo tipo di trattamento contro la propria volontà. Inoltre non sarà più possibile trarre profitto da questo tipo di “servizi” o pubblicizzarli.

Il provvedimento è stato promosso dal primo ministro liberale Justin Trudeau e ha ricevuto l’appoggio dei leader della principale forza di opposizione, il Conservative Party of Canada (Partito conservatore del Canada; CPC), da cui però sono arrivati comunque numerosi voti contrari. Il ministro della Giustizia, David Lametti, in un tweet ha scritto che la legge servirà a “proteggere la dignità delle persone LGBTQIA+” mettendo al bando questo tipo di pratiche, e ha aggiunto che, se venisse approvata definitivamente, la legge “farebbe del Canada il paese al mondo con la legge più progressista in materia”.

Il bando in Norvegia

Un provvedimento di questo tipo è stato promosso anche in Norvegia, come annunciato dalla premier Erna Solberg, che ha dichiarato: “Il governo inizierà presto le procedure per vietare questo tipo di pratiche. È un passo importante nella direzione giusta”. Il bando delle “terapie riparative” è uno dei punti di un progetto di legge più ampio finalizzato a “migliorare le vite delle persone LGBTQIA+” nel paese ed all’estero. Sono state annunciate 46 misure in tema, all’interno di cinque aree che coprono l’incremento di ricerca e conoscenza del tema, una maggiore trasparenza nell’accesso ai servizi pubblici, il diritto al lavoro ed ad ambienti professionali sicuri, il sostegno alle campagne internazionali per i diritti e, appunto, il divieto delle “terapie riparative”.

Alessandro Garzi
©2021 Il Grande Colibrì
immagini: elaborazioni da Matthew Henry (Burst) / da josephredfield (CC0)

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