Ultimamente si parla spesso dell’Egitto, dell’assurda e interminabile carcerazione dello studente e attivista Patrick Zaki, dei segreti dietro all’omicidio di Giulio Regeni, del sanguinario feldmaresciallo e ora presidente Abdel Fattah Al-Sisi e delle sue politiche che hanno reso il paese nordafricano sempre più pericoloso per le minoranze sessuali, e non solo. Ci viene spesso raccontato l’orrore che causano i terroristi islamici, ma, nei media italiani, non sentiamo né leggiamo del danno provocato da alcuni fedeli cristiani.
LGBT tra due fuochi
L’Egitto ha una popolazione di 100 milioni di abitanti e almeno il 10% di loro appartiene alla fede cristiana, che con l’insediamento di Al-Sisi ha, finalmente e giustamente, acquisito sempre più concessioni e poteri. Infatti l’anno scorso, in occasione del Natale ortodosso, il presidente stesso, dopo aver ufficializzato l’apertura della più grande moschea del paese (Al Fattah Al-Alim), ha inaugurato la più grande chiesta copta ortodossa del Medio Oriente: la Cattedrale della Natività, situata proprio accanto alla moschea.
Sarebbe bello se la storia finisse come nelle favole con “e vissero tutti felici e contenti”, ma così purtroppo non è. Perché se i musulmani da una parte e i cristiani dall’altra sono sempre più potenti, in mezzo ci sono le minoranze sessuali che subiscono la medesima violenza di stato e la costante e subdola repressione affettiva e sessuale di stampo religioso.
Scuola di eterosessualità
Domenica scorsa Tony George Rizk, il fondatore della scuola tC Community Egypt, affiliata alla Chiesa anglicana, ha annunciato l’apertura del percorso di conversione (la cosiddetta “terapia riparativa”) che “avrà lo scopo di guarire le persone LGBT dalle loro dipendenze dovute al difficile vissuto infantile che le ha costrette a perdere la loro vera identità”. La scuola, spiega Rizk, “inizia il 26 dicembre, offrendo corsi personalizzati per una durata di 8 settimane”.
Rizk aggiunge: “Il senso di responsabilità, che porto nei confronti della mia società, mi ha portato a realizzare questo percorso volto alla cura delle perversioni sessuali, anche perché il numero di persone con questo problema è sempre in aumento, ma resto convinto che Dio ci abbia donato la flessibilità che serve per guarire da tutte le dipendenze, inclusa l’omosessualità”. A quanto dichiarato e riportato dai media locali, il corso online costerebbe 100 sterline egiziane (circa 5,50 euro) e il numero massimo di iscritti sarebbe stato già raggiunto, quindi non è più possibile prenotarsi.
Come tossicodipendenti
Incuriosito dalla metodologia e dal contenuto didattico proposto, ho fatto una ricerca sul loro sito per capire come sia stato strutturato il corso e quali siano gli ingredienti della ricetta curativa proposta dal reverendo motivatore. La scuola in questione è nata nel 2013 partendo da un gruppo informale d’aiuto per fedeli tossicodipendenti. Il suo slogan è da sempre “Coscienza, Libertà e Cambiamento” e per raggiungere quel livello di consapevolezza e liberazione dagli abusi di sostanze propone di lavorare su 5 aspetti della personalità: lo spirito, l’Io, il corpo, il comportamento e le relazioni.
Il programma previsto per la cura dell’omosessualità riprende interamente i principi guida che delineano un corso di azione per il recupero da dipendenze, compulsioni o altri problemi comportamentali, chiamato anche “Programma dei dodici passi“. Originariamente proposto dagli Alcolisti Anonimi nel 1939, il programma si può riassumere in questi punti:
– ammettere che non si può controllare il proprio alcolismo, dipendenza o compulsione;
– riconoscere che un potere superiore può dare forza;
– esaminare gli errori passati con l’aiuto di uno sponsor, cioè un membro con esperienza;
– fare ammenda per questi errori;
– imparare a vivere una nuova vita con un nuovo codice di comportamento;
– aiutare gli altri che soffrono della stessa dipendenza o compulsione.
Potere e omofobia
Partendo dal presupposto che la natura non può essere guarita solo perché qualcuno vuole che essa sia come dice un imam, un ex generale, un reverendo o un cardinale, far passare questa notizia in sordina significherebbe abbandonare le comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) egiziane alle prepotenze, alle ingiurie e alla sopraffazione di una società sempre più omo-lesbo-bi-transfobica, nonostante il codice penale egiziano non preveda dichiaratamente nessuna condanna per i rapporti sessuali fra persone dello stesso sesso.
È sempre interessante osservare come una minoranza così periferica, ad esempio quella della Chiesa anglicana in Egitto, cerchi di affermarsi sfruttando la gravità delle condizioni di vita di una minoranza sessuale che già fatica ad avere il minimo dei diritti umani in un contesto politico, sociale e culturale sempre più ostile e denigratorio.
Lyas Laamari
©2020 Il Grande Colibrì
immagini: elaborazioni da Atef Khaled (Cc0) / da josephredfield (CC0)


