Skip to main content

Le “terapie riparative” o “di conversione” sono pratiche pseudo-scientifiche che promettono di modificare l’orientamento sessuale o l’identità di genere di una persona attraverso forme di tortura psicologica e a volte anche fisica. Gli studi scientifici hanno dimostrato da tempo che queste terapie non solo non funzionano, ma soprattutto causano gravi danni psicologici, dalla perdita di autostima alla depressione, arrivando fino al suicidio. Per questo la Germania ha deciso di vietare di sottoporre i minori alle terapie di conversione; di sottoporre gli adulti a queste terapie ricorrendo a violenza e inganno; e di pubblicizzare queste pratiche. Per il grande business di predicatori e pseudo-terapeuti che lucrano su queste pseudo-terapie è un colpo duro, ma non definitivo.

Leggi anche: L’Albania vieta le terapie riparative contro le persone LGBT

Il movimento ex gay

Tutto è iniziato nel 1976 negli Stati Uniti con la nascita di Exodus (Esodo), un’organizzazione che, al massimo della sua potenza, era presente in 17 paesi. Le terapie pubblicizzate da Exodus promettevano di insegnare alle persone omosessuali a soffocare il desiderio per individui del loro stesso sesso e a diventare quindi “ex gay”. Poi, dopo anni di scandali, nel 2012 il presidente dell’organizzazione, Alan Chambers, riconobbe che quelle “terapie” provocavano danni e che “la maggior parte delle persone che ho incontrato (e quando dico maggior parte intendo dire il 99,9%) non ha sperimentato alcun cambiamento nel proprio orientamento“. L’anno dopo Exodus ha chiuso, ma questo vuoto è stato subito riempito da realtà con ancora meno scrupoli.

Tra le organizzazioni che sono cresciute di più c’è Desert Stream (Ruscello nel deserto), fondata negli anni ’80 da Andrew Comiskey, un ex pastore protestante affiliato in precedenza a Exodus che si è convertito al cattolicesimo nel 2011. La fine di Exodus è stata una manna per Desert Stream, che è riuscito a rafforzare la propria presenza in molti paesi rimasti “orfani” della principale organizzazione di ex gay, tra cui la Germania.

medici israeliani terapie omosessualitaAffari in Germania

In Germania la storia era già iniziata nel 1990, quando l’ex gay Günter Baum ha fondato Wuestenstrom (traduzione letterale di Desert Stream in tedesco) a Tamm, in Baden-Württemberg. Questa organizzazione evangelica offre terapie di conversione alla modica cifra di 50 euro all’ora. Visto che i tempi sono lunghi (più precisamente: infiniti), i “pazienti” dell’organizzazione sborsano anche decine di migliaia di euro solo per sentirsi sempre più colpevolizzati e svalutati perché omosessuali. Dopo qualche anno Baum ha avuto una “ricaduta” nell’omosessualità, ha scoperto che era molto più felice a vivere serenamente il proprio orientamento sessuale e ha fondato un’associazione di gay cristiani che lotta per l’accettazione delle minoranze sessuali.

Nel frattempo, però, la guida di Wuestenstrom era passata a un teologo e assistente sociale, Markus Hoffmann, che fino a quel momento aveva proposto terapie riparative fai-da-té in un suo personale “gruppo di auto-aiuto”. Hoffmann è riuscito a far crescere Wuestenstrom e a impiantarlo anche in Svizzera, mentre fondava anche altre organizzazioni con nomi sempre più lontani dall’originale, per confondere un po’ le acque: prima è stata la volta dell’Institut für dialogische und identitätsstiftende Seelsorge und Beratung (Istituto di consulenza pastorale dialogica per la creazione dell’identità), poi di Bruderschaft des Weges (Fratellanza del cammino). Sono cambiati i nomi, ma non è mai cambiata la sostanza.

Leggi anche: Spitzer si scusa: le terapie riparative non funzionano

Assalto alla Svizzera

Ora Bruderschaft des Weges grida allo scandalo e alla censura: il divieto di pubblicizzare le terapie di conversione, infatti, discriminerebbe gli ex gay e addirittura ne pregiudicherebbe la salute mentale. L’organizzazione sostiene che questa previsione di legge “aumenta il minority stress perché non si può più comunicare privatamente o pubblicamente il proprio bisogno o desiderio di essere integrati nei gruppi e nelle comunità cristiane“. Bruderschaft des Weges ha quindi deciso di trasferirsi in Svizzera, dove dal 2004 opera già Wuestenstrom. Non si hanno ancora dettagli e sarà difficile raccoglierli, perché la situazione nel territorio elvetico è piuttosto ambigua.

In Svizzera non esiste nessuna legge che vieti le terapie riparative e le autorità preferiscono affidarsi al codice deontologico di psicologi e psicoterapisti, facendo finta che questo sia sufficiente e che nel paese nessuno pratichi  queste terapie, nonostante il fatto che – come abbiamo appena ricordato – esiste almeno un’organizzazione riconosciuta dallo stato che invece le propone da ben 16 anni. Lo scorso settembre il Consiglio federale, pur ricordando che l’omosessualità non è una malattia e quindi non deve essere curata, ha formalmente rifiutato di legiferare sulla materia. Insomma, il movimento degli ex gay in Svizzera ha trovato il suo nuovo Eldorado: basterà essere un po’ discreti e spostare la clientela in un paese confinante per continuare i propri lucrosi affari.

Pier Cesare Notaro
©2020 Il Grande Colibrì
immagini: elaborazione da josephredfield (CC0) / da Max Pixel (CC0)

Leave a Reply