Nonostante la propaganda di Fidesz, il partito nazionalista e religioso al potere, il popolo ungherese non sembra essere troppo d’accordo con le recenti mosse legislative discriminatorie del governo di Viktor Orbán. Un sondaggio, commissionato dall’associazione per i diritti delle persone LGBTQIA+ (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) Háttér Társaság (Società in background) e dalla sede locale di Amnesty International, mostra un’opinione pubblica magiara ben più aperta verso le diversità di quanto lascino pensare l’informazione schierata e i tentativi di guerra santa in chiave anti-europea del premier.
Secondo lo studio, effettuato da Medián, una delle maggiori aziende di ricerca e sondaggi del paese, almeno il 46% delle persone intervistate conosce una persona LGBTQIA+ e il 73% rifiuta l’immagine data dal governo che vede le persone omosessuali come una minaccia per lə bambinə. Il 59% è a favore del matrimonio egualitario, mentre per il 69% due persone dello stesso genere possono essere buoni genitori (nel 2019 soltanto il 33% dellə intervistatə rispondeva così a questa domanda).
Il gender non fa paura
Il sondaggio è un duro colpo anche per la retorica dell’“attacco ai bambini” attraverso lo spauracchio della “ideologia gender”: per il 66% delle persone intervistate è giusto che lə più giovani abbiano accesso all’informazione sulle minoranze sessuali a scuola. Inoltre, per il 90% la scuola dovrebbe fornire un’educazione sessuale (ovviamente appropriata all’età dellə studenti) e per l’86% non dovrebbe essere il governo a decidere il tipo di educazione da fare in materia, ma insegnanti e genitori.
Da questo punto di vista, viene bocciata anche la nuova disposizione di legge per cui solo le organizzazioni autorizzate dal governo potranno fare lezioni nelle scuole, anche su argomenti come la lotta al bullismo: per l’85% la decisione dovrebbe spettare alla scuola. Per concludere, la stragrande maggioranza dellə ungheresi (83%) pensa che chi ascolta una lezione a scuola con l’omosessualità come argomento, non corra per questo il “rischio” di “diventare gay”.
“La nostra ricerca – afferma Luca Dudits, responsabile di Háttér Társaság – ha confermato che la società ungherese è molto più inclusiva di quanto lo sia il governo. Le bugie e le politiche discriminatorie non hanno una maggioranza nel paese, e questa è la ragione per la quale dobbiamo combattere per le persone LGBTQIA+ e non arrenderci all’odio”.
Alessandro Garzi
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immagini: Il Grande Colibrì
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Alessandro Garzi: “Ho sempre avuto un interesse per i diritti civili. Al momento, cerco di capire qualcosa sulle politiche verso le persone LGBTQIA+ nei paesi dell’Europa centrale ed orientale, e di far conoscere cosa sia l’orientamento asessuale e il mondo che lo circonda” > leggi tutti i suoi articoli



