Francia al voto: gli altri candidati e i diritti LGBT

il candidato alle presidenziali Francois Fillon
François Fillon, candidato alle presidenziali francesi

Dopo aver analizzato su Il Grande Colibrì le posizioni sui diritti delle minoranze sessuali dei due candidati presidenti francesi che attualmente dominano i sondaggi (Marine Le Pen ed Emmanuel Macron), vediamo ora cosa propongono gli altri tre politici che dovrebbero ottenere alte percentuali di consenso alle elezioni del 23 aprile (primo turno) e 7 maggio (ballottaggio).

François Fillon

Fino a poco tempo Vladimir Putin poteva sfregarsi le mani pensando alle elezioni presidenziali francesi: tutto lasciava presagire un ballottaggio tra due suoi estimatori, Marine Le Pen e François Fillon, vincitore a sorpresa delle primarie del partito di centrodestra Les Républicains (I repubblicani). Poi è arrivato lo scandalo: secondo Le Canard Enchainé, il politico avrebbe pagato con 500mila euro di denaro pubblico la moglie Penelope per un lavoro di assistente che lei non avrebbe mai svolto [20 Minutes]. E così Fillon è precipitato nei sondaggi, facendosi superare da Emmanuel Macron (contro cui ora si è lanciato un parlamentare guarda caso fedelissimo di Fillon e guarda caso attraverso un sito vicino a Putin; Il Grande Colibrì).

Sul fronte dei diritti delle persone LGBTQI (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersessuali), Fillon ha combattuto contro la depenalizzazione dell’omosessualità nel 1982, contro i PACS nel 1999 e contro i matrimoni tra persone dello stesso sesso nel 2013. Oggi propone di “riscrivere la legge Taubira [che riconosce le nozze gay; ndr] e rifondare la nostra politica familiare” [Fillon 2017], schierandosi contro le adozioni a coppie omosessuali, la procreazione medicalmente assistita e la gestazione per altri, perché “nessuno può negare che un bambino ha sempre un padre e una madre” [Le Huffington Post].

François Fillon a parole si dichiara laico, ma si presenta come il campione del cattolicesimo più tradizionalista, mettendo costantemente in primo piano le proprie convinzioni religiose e mediatizzando persino la propria partecipazione alle messe. D’altra parte, ha un enorme debito politico: privo di sostegno all’interno dell’establishment del suo partito (che era diviso tra Nicolas Sarkozy e Alain Juppé), ha vinto le primarie affidando la campagna elettorale all’organizzazione integralista Sens Commun (Senso comune) di Christophe Billan, tra i principali promotori della Manif pour Tous [Le JDD].

Benoît Hamon

Fillon non è stato l’unico a trionfare in delle primarie contro tutte le attese: nel Parti Socialiste (Partito socialista; PS) il vincitore a sorpresa è stato Benoît Hamon, esponente di sinistra radicale. Ma questa sorpresa molto difficilmente si ripeterà alle presidenziali: data la cocente delusione rappresentata dal governo del PS di François Hollande, per Hamon sembra impossibile anche raggiungere il secondo posto, anche se sta recuperando alcuni punti percentuali nei sondaggi.

Il suo programma ha fatto parlar di sé soprattutto per l’introduzione del reddito minimo di cittadinanza, ma contiene anche la legalizzazione della cannabis, la depenalizzazione dell’eutanasia e alcune iniziative a favore della popolazione LGBTQI: l’estensione della procreazione medicalmente assistita alle coppie omosessuali e la creazione di un nuovo servizio pubblico che verifichi l’assenza di discriminazioni di ogni genere nelle strutture pubbliche e private.

Jean-Luc Mélenchon

Uscito 8 anni fa da un PS che considerava troppo centrista, il candidato dell’estrema sinistra si contende il quarto posto nei sondaggi con Hamon (che attualmente è in leggero vantaggio). Anche Mélenchon propone politiche antidiscriminatorie e di permettere l’accesso alla procreazione medicalmente assistita alle coppie lesbiche, mentre ha detto di essere “assolutamente e radicalmente contrario alla gestazione per altri”, definendola “la porta aperta a un nuovo commercio del corpo delle donne”, in un’intervista a Famille Chrétienne che ha suscitato qualche polemica.

Le accuse, in realtà, sono basate su affermazioni estrapolate dal loro contesto e risultano subito pretestuose quando si legge l’intera intervista. Se qualcuno ha riportato che Mélenchon avrebbe proposto di non utilizzare più la parola “matrimonio” per lesbiche e gay, in realtà il politico ha semplicemente sottolineato la differenza tra nozze civili e religiose: “Il riconoscimento delle coppie omosessuali nello stato civile non è il sacramento riconosciuto dalla Chiesa. Non parliamo della stessa cosa, anche se l’uso del termine ‘matrimonio’ può creare confusione”.

Anche l’affermazione “Sono di cultura cattolica, conosco la casa” non è stata una strizzata d’occhio al voto tradizionalista, come vorrebbe far credere qualche commentatore, ma una battuta scherzosa pronunciata ridendo, come riporta la stessa Famille Chrétienne, che non esita a scrivere che “un fossato ideologico separa Jean-Luc Mélenchon dai cristiani fedeli all’insegnamento della Chiesa”. Anche queste polemiche, comunque, dimostrano le speranze e le paure legate a un elettorato cattolico che in Francia non è mai stato così centrale.

Elezioni in Francia: Le Pen, Macron e i diritti LGBT

Pier
©2017 Il Grande Colibrì

Scritto da
More from Pier

Al-Azhar contro le nozze gay: la risposta progressista

Matrimoni tra due fedeli musulmani dello stesso sesso, come quello celebrato in...
Leggi di più

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *