Elezioni in Francia: Le Pen, Macron e i diritti LGBT

Marine Le Pen e Emmanuel Macron si sfidano
Marine Le Pen (a sinistra) e Emmanuel Macron (a destra)

È atteso con ansia, perché potrebbe modificare enormemente il futuro di tutta l’Europa: il primo turno delle elezioni presidenziali in Francia si svolgerà il 23 aprile, mentre il 7 maggio ci sarà il ballottaggio tra i due candidati più votati. La portata storica di queste elezioni è molto forte e, anche per questo, è necessario valutare ogni candidato al tempo stesso in senso generale e da ogni singolo punto di vista. Con questo articolo (e con il successivo, che trovate qui: Il Grande Colibrì) vogliamo raccontarvi cosa potrebbero fare per i diritti LGBTQI (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersessuali) i candidati che, secondo le previsioni, dovrebbero ricevere più voti.

Marine Le Pen

La leader del Front National (Fronte nazionale; FN) non parla quasi mai dei diritti delle persone LGBTQI (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersessuali) e questo silenzio è interpretato da molti come mancanza di omofobia o persino come una posizione gay-friendly. Il suo programma [Marine 2017], in particolare al punto 87, è però molto chiaro ed esplicito: abrogare i matrimoni tra persone dello stesso sesso e rimpiazzarli con unioni civili senza diritto di adozione, mantenere il divieto per la gestazione per altri, riservare la procreazione medicalmente assistita alle coppie eterosessuali sterili.

Marine Le Pen nasconde l’omofobia dell’estrema destra dietro il silenzio e dietro alcuni personaggi gay a cui ha affidato ruoli importanti nel partito. Per esempio Florian Philippot, il suo vice che ha subito un outing [Il Grande Colibrì] e sostiene che non è importante essere gay-friendly. O Sébastian Chenu, fondatore dell’associazione di omosessuali di centrodestra GayLib che, una volta approdato nell’FN, rinnega l’attivismo LGBTQI e l’esistenza stessa di una comunità gay.

Oltre ai grandi nomi, però, è forse più significativa la storia di Guillaume Laroze: questo giovane omosessuale ex socialista, dopo essere entrato nell’FN ed essere finito sotto i riflettori con un post razzista diventato virale su Facebook, è stato subito presentato come il simbolo della presunta tolleranza verso le minoranze sessuali dell’estrema destra francese. Almeno fino al giorno in cui ha detto di essere a favore dei matrimoni gay e ha dovuto abbandonare il partito per colpa della valanga di insulti arrivata dagli altri iscritti e delle pesanti minacce di Marion Maréchal-Le Pen, la nipote di Marine Le Pen [L’Opinion].

Marion Maréchal-Le Pen è oggi la principale avversaria della candidata presidente all’interno del Front National e rappresenta quella parte del partito che rifiuta i silenzi opportunisti di Marine e preferisce esprimere senza peli sulla lingua le proprie posizioni razziste, islamofobe e omofobe. Così, per esempio, se le proposte anti-LGBT della Manif pour Tous sono condivise da entrambe le donne, Marine ha preferito non scendere in piazza, mentre Marion era in prima fila.

Emmanuel Macron

“È un po’ uomo e un po’ donna, come è di moda ora. Androgino”: così l’ex presidente Nico­las Sarkozy, quando ancora pensava di correre per le presidenziali, ha definito Emmanuel Macron [Le Huffington Post]. Su quest’ultimo, ex ministro del governo socialista di François Hollande, circolano da tempo voci che sia omosessuale, nonostante sia sposato con una donna. Sarebbe solo gossip privo di interesse, se non fosse che la questione sembra assumere un’importanza inquietante.

È solo un caso se il parlamentare di centrodestra Nicolas Dhuicq ha scelto il celebre sito russo, fortemente filo-putiniano, Sputnik per rilanciare le voci su Macron? Il candidato alla presidenza è accusato, oltre che di essere un infiltrato al servizio delle banche e degli Stati Uniti, di essere appoggiato anche dalla “ricchissima lobby gay”. “Questo dice tutto” aggiunge Dhuicq, prima di concludere quasi minaccioso: “I dettagli controversi sulla sua vita personale e sui suoi legami diventeranno presto pubblici”.

Per ora le maldicenze non sembrano avere effetti sui sondaggi, anzi. La maggior parte degli analisti non dava nessuna speranza a Macron, candidato indipendente “né di destra né di sinistra”, perché privo dell’appoggio di un partito radicato nel territorio. Oggi invece i sondaggi prevedono che sfidi Marine Le Pen al ballottaggio e che vinca il secondo turno con oltre il 60% dei voti [Europe1].

Il suo programma politico, però, resta fumoso: paragonato spesso a Matteo Renzi, Macron promette grandi cambiamenti, ma non è sempre chiaro cosa voglia fare e quali alleati preferisca. Anche a proposito di diritti LGBTQI non si capisce bene cosa aspettarsi, a parte un netto rifiuto della gestazione per altri. Gode dell’appoggio di personaggi come Pierre Bergé, imprenditore dichiaratamente gay e compagno storico di Yves Saint Laurent, ma flirta con il nazionalista omofobo Philippe de Villiers e organizza incontri con preti integralisti [Le JDD]. E questo sarebbe il candidato della fantasmagorica “lobby gay”?

Francia al voto: gli altri candidati e i diritti LGBT

Pier
©2017 Il Grande Colibrì

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