“Gesù e le persone omosessuali”: intervista a Rigliano

Paolo Rigliano, psichiatra, psicoterapeuta e sessuologo autore di alcune opere fondamentali come “Curare i gay?” (ilgrandecolibri.com), è sempre sommerso di impegni e occupato in nuove affascinanti esplorazioni intellettuali, per questo aver potuto passare un’intera serata a discutere del suo ultimo libro, “Gesù e le persone omosessuali” (La Meridiana, 250 pp., 18 €), è un raro onore. Rigliano ha intervistato alcuni personaggi tra loro anche molto differenti, dando vita ad un coro che illustra il rapporto tra il messaggio del Vangelo e la diversità sessuale ed affettiva da punti di vista diversi, inconsueti, innovativi, illuminanti. Le voci raccolte sono quelle di Franco Barbero, presbitero della comunità cristiana di base Viottoli, dei teologi Matthew Fox, Vito Mancuso e José María Castillo, della pastora valdese Letizia Tomassone, del gesuita Joseph Moingt e del biblista Alberto Maggi.


La figura di Gesù che emerge dalle tue interviste sembra così vicina e al tempo stesso così lontana da quella a cui siamo abituati. Per questo vorrei iniziare con una domanda assai difficile e ambiziosa: chi era davvero Gesù?

E’ davvero una domanda difficilissima, la cui risposta, dal mio punto di vista, va rintracciata nella ricerca ormai enorme sul Gesù storico. Gesù era un ebreo marginale che, proponendo una lettura radicalmente nuova, ma comunque interna all’ebraismo e consequenziale ad alcune sue premesse, ha contrastato e ripudiato le norme e le interdizioni fondamentali della società ebraica del suo tempo e tutte le conseguenze di esclusione che ne derivavano: Gesù è stato l’oppositore più estremo del sistema della purità sancito dalle istituzioni dominanti della teocrazia ebraica, e infatti i Vangeli sono una galleria di condizioni di impurità, dal lebbroso alla prostituta. Secondo lui non esisteva impurità che potesse contaminare l’uomo dall’esterno, perché l’unica impurità era il male che l’essere umano poteva commettere.

La tua risposta dipinge un Gesù lontano da quello predicato da molti cristiani, forse più vicino a quello dei Vangeli…

Il cristianesimo attuale è il frutto delle scelte ideologiche operate nei secoli dalle strutture di potere ecclesiastiche, che non solo hanno eliminato nel corso della storia tante diverse interpretazioni e tante altre teologie gesuane, ma a volte hanno inventato tradizioni in modo del tutto arbitrario. I Vangeli stessi, lungi dall’essere testimonianze dirette, sono narrazioni sopravvissute a queste scelte ideologiche: ogni Vangelo ha differenze insormontabili perché sono la trascrizione, fatta molti anni dopo la morte di Gesù, di una enorme e assai differenziata tradizione orale e perché rispondono a esigenze diverse.

Gesù è stato usato dalle strutture di potere per secoli, ma quindi era un oppositore del potere?

Sì, Gesù ha contestato le strutture di potere politiche e religiose, ha disturbato l’equilibrio su cui si fondava il potere delle élite e proprio per questo è stato messo a morte. Ma ha fatto anche di più: ha capovolto il concetto di potere, concependo come unico potere quello di servire il prossimo. Poi però è stato sconfitto dal potere, dalle autorità romane ed ebraiche: Gesù si è spostato verso Gerusalemme perché era convinto che nello scontro contro il potere sarebbe intervenuto direttamente Dio… cosa che, però, non è successa. In questo senso, Gesù è un fallito. Solo il genio di Paolo concepirà il doppio regno, cioè la resurrezione, e fonderà una chiesa che non rientrava assolutamente negli obiettivi di Gesù.

Il Gesù raccontato nel tuo libro invoca un concetto di amore assoluto, senza riserve, nei confronti degli esseri umani e delle loro relazioni…

Sì, e vorrei sottolineare come il principio di amore e di fratellanza annunciato da Gesù sia da intendere in senso letterale: per lui gli esseri umani sono assolutamente uguali perché sono tutti ugualmente figli prediletti di Dio, indiscriminatamente amati da Dio. E se Dio è innanzitutto padre che ama, gli esseri umani diventano innanzitutto fratelli e sorelle che devono farsi carico ognuno del bene dell’altro. E’ questo il comandamento dell'”ama il prossimo tuo come te stesso“.

Eppure si continuano a citare brani della Genesi, del Letivico, anche della Lettera ai Romani di Paolo, per condannare l’omosessualità, per negare questa uguaglianza, mentre il Gesù dei Vangeli praticamente sparisce…

E’ un’osservazione cruciale, che va dritto al centro. Siamo abituati a iscrivere Gesù in una continuità, perdendo e tradendo il senso del suo esistere: la posizione di Gesù, che è nato e ha agito all’interno dell’ebraismo, è rivoluzionaria ed eversiva, perché si pone come un’alterità assoluta rispetto alla cultura del suo tempo e all’ideologia religiosa del Vecchio testamento, che rigetta radicalmente.

Insomma, da una parte si venera il Gesù dei Vangeli che predica il primato dell’amore, dall’altra si mantiene una tradizione culturale che condanna duramente alcune forme d’amore: è da qui che nascono quelle contraddizioni vissute drammaticamente da tanti omosessuali cristiani?

Cercando di conciliare il paradigma di una rivelazione divina che si crea per accumulazione e la realtà di una rivelazione che si propone come rivoluzione, le chiese cristiane hanno dato vita a vere e proprie contraddizioni: pensiamo solamente alla compresenza del comandamento dell’amore e dell’esaltazione della guerra!

Credi che con papa Francesco, su cui i giudizi sono molto diversi, cambieranno le cose, ci sarà un’inversione di tendenza?

Non credo che per un’istituzione bimillenaria come la Chiesa cattolica si possano immaginare inversioni di tendenza. Credo, però, che questo papa distribuirà diversamente i pesi tra le differenti posizioni, sottolineando e valorizzando potentemente alcuni tratti del Vangelo. In particolare, Francesco punta molto sull’inclusività, sul rifiuto dell’espulsione e della marginalizzazione, avvicinandosi così alle parole di Gesù.

Quindi non ci dobbiamo aspettare, ad esempio, rivoluzioni nella dottrina cattolica?

Con grande intelligenza, papa Francesco non vuole aprire disquisizioni teologiche astratte, ma introdurre contenuti innovatori con parole semplici e comprensibili da tutti, molto pop. Il suo percorso strategico per salvare la Chiesa cattolica dal rischio concreto di sparizione che stava correndo prima della sua elezione, si gioca su due piani: da una parte le contingenze, con gli scandali inenarrabili e i delitti turpi; dall’altra la storia, con il gravissimo impoverimento culturale ed etico della Chiesa cattolica. Questo pontificato sta affrontando la sfida epocale del conciliare la Chiesa con la modernità, definendo, per salvaguardarlo, il nucleo essenziale della fede cattolica e cercando un modo di dialogare con le persone del terzo millennio, di renderle responsabili e protagoniste delle loro azioni.

Intanto, però, sono stati scomunicati Marta Heizer e il marito Ehemann Gert, del movimento Noi siamo Chiesa, che chiede un rinnovamento negli insegnamenti e nelle strutture della Chiesa cattolica…

Papa Bergoglio, proprio come papa Ratzinger, vuole fare avanzare tutto il popolo cattolico insieme, senza limitarsi ad alcuni segmenti elitari, perché altrimenti innescherebbe dinamiche scismatiche che lo travolgerebbero: sul fronte dell’elaborazione di pensiero ci sono gravissime mancanze da parte della Chiesa e dello stesso Francesco e di conseguenza non possono permettersi strappi. Marta Heizer è stata scomunicata perché ha cercato lo strappo e, secondo il giudizio del papa, la Chiesa non sarebbe ancora pronta per superare alcuni scogli. Lo stesso discorso vale per l’omosessualità: sono convinto che il papa voglia un avanzamento anche su questo tema, che però, di fronte alle formidabili resistenze di una parte enorme dei fedeli, si trova in fondo alla scaletta delle sue priorità.

In Italia molto spesso, quando si parla di cristianesimo, ci si limita a guardare l’azione della Chiesa cattolica, senza allargare lo sguardo sulle altre chiese e considerare quello che, ad esempio, stanno facendo le chiese evangeliche integraliste americane in Africa…

La questione è drammatica, centrale. Ci sono esperienze che in Italia non vengono neppure percepite – e per questo ritengo che il lavoro del vostro sito sia così importante e unico. Questo papa ha lo sguardo sul mondo e ha conosciuto queste esperienze direttamente, perché l’America latina è terra di conquista per le sette evangeliche più o meno fondamentaliste, che attirano molti milioni di cattolici. Francesco, nelle sue scelte, tiene presente il rapporto con le altre chiese e le altre fedi cristiane, le loro culture e le loro strategie, le dinamiche brutali con cui lottano. Ad esempio, ha dichiarato che inizialmente considerava i carismatici come “una scuola di samba”, ma poi ha iniziato un processo di revisione, perché un papa non può non aspirare a rappresentare anche un movimento così grande e fervente.

Le letture più “gay-friendly” del messaggio cristiano, così come di quello ebraico e islamico, sono spesso giudicate come operazioni ipocrite che vorrebbero conciliare l’affettività omosessuale con religioni disumane la cui vera predicazione sarebbe da identificare con quella dell’integralismo omofobico. Cosa ne pensi?

Premesso che non sono un esperto di Islam e che quindi non parlerò di questa religione, devo dire, anche a costo di essere molto duro, che queste letture, avanzate soprattutto da credenti gay distrutti interiormente da dissidi drammatici, percorrono una strada fallimentare: depennare il portato anti-omosessuale dei testi mi sembra una grande sciocchezza. Se l’episodio di Sodoma è stato distorto, esiste comunque il Levitico a dimostrare come la cultura giudaica del Vecchio testamento sia basata sull’esclusione di ogni commistione e sull’emarginazione di chi chi non sta all’interno dell’ordine naturale voluto da Dio: gli omosessuali rompono questo ordine e per questo è obbligatorio odiarli. Non vedere questa evidenza significa diventare complici di operazioni di rimozione contrarie alla verità.

Questo per quanto riguarda una lettura “gay-friendly” del Vecchio testamento, ma per quanto riguarda i Vangeli?

Il discorso cambia completamente: Gesù rappresenta una vera strada di apertura, perché, come dicevamo prima, rompe questo sistema di esclusioni che era il fondamento dell’ebraismo. Prendiamo, ad esempio, l’episodio del centurione, che chiede e ottiene la guarigione del suo servo: è impossibile che Gesù non sapesse che il servitore era l’amante del centurione.

Il tuo libro è sicuramente di grande interesse per i cristiani omosessuali, ma secondo te quale valore può avere per chi ha altre fedi o altri orientamenti sessuali?

Gesù aveva una grandissima esperienza della vita del suo popolo e conosceva benissimo l’antropologia delle differenze che costituiscono la vita: da qui deriva il concetto di democrazia affettiva, in cui la diversità delle condizioni di vita delle persone non è giudicata negativamente, ma diventa il fondamento da cui partire per chiamare ciascuno a realizzare il bene dell’altro, a partire da quello degli espulsi. Le istituzioni ufficiali cristiane hanno sempre cercato di togliere dalla circolazione questo principio di diversità, ma credo che l’umanità oggi più che mai potrebbe e dovrebbe fondarsi su di esso, in un terzo millennio caratterizzato da una differenziazione estrema, per costruire percorsi di bene comune, che – ricordiamolo! – non può essere in contrasto con il bene individuale.

E alla fine, discutendo di un libro sulle “persone omosessuali”, abbiamo parlato molto di umanità in generale: non è certo un caso, eh!

No, infatti: la condizione omosessuale è importantissima non solo in sé, ma anche perché, pensata fino in fondo, è la diversità della condizione umana, è un esempio specifico che ci obbliga a considerare ogni tipo di diversità, ad aprire uno sguardo utile a tutti.

 

Pier
con il contributo di Gianni e Michele

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6 commenti

  • Articolo interessante anche se non condivisibile in tutto. Ad esempio come si può dire che Gesù credeva che a Gerusalemme Dio sarebbe intervenuto direttamente nella contesa col potere? I Vangeli sono chiari riguardo a cosa pensava. Non dimentichiamo il "Padre allontana da me questo calice" che Cristo dice nel'orto degli ulivi. Riguardo poi alla questione del "Cristo storico" devo dire che non ha senso parlarne. Certo, esiste una nutrita letteratura a riguardo, letteratura che dice tutto e niente. C'è chi lo vuole esseno, chi rivoluzionario antiromano, chi invece predicatore come si dice nell'articolo. E chi, addirittura, nega che sia mai esistito. E questo perché non c'è nessun documento che ne parli direttamente! I documenti più antichi sono stati comunque scritti a persone che mai lo videro e conobbero come Flavio Giuseppe o Sempronio che riportano quanto i cristiani dicono. Mi fa un po' specie dunque che si pontifichi riguardo la storicità di Cristo senza nulla a cui realmente appoggiarsi. Non è nemmeno corretto gettare nel cestino tutta la Tradizione, fonte inestimabile della spiritualità cristiana, almeno cattolica (tanto ortodossa che romana o vetero-cattolica). è vero, ci sono delle contraddizioni dovute al potere e agli interessi politici ed economici delle chiese. O a volte dovuti semplicemente alla fallacia e all'imperfezione dell'uomo. Nonostante ciò la Tradizione è fonte inestimabile di cultura, spiritualità e filosofia. Infine una puntualizzazione sulla "rivoluzionarietà". Cristo fu senza dubbio un rivoluzionario. Ma non abbandonò completamente la legge ebraica. Ne eliminò e superò le forme. Lo dice anche San Paolo, ma se vogliamo un riferimento più diretto possiamo vederlo dai Vangeli. Cristo accusa i sacerdoti di essere degli ipocriti, dei "sepolcri imbiancati", belli fuori ma pieni di putredine dentro. E questo perché applicano rigidamente la legge ergendosi a giusti e giudici ma dimenticano il cuore della legge stessa: ama il prossimo tuo come te stesso. E questa frase non è nuova, non è invenzione di Cristo. Si trova infatti nel Levitico, un libro assai più moderno di quel che si possa pensare, al di là della condanna dell'omosessualità. Concludendo, credo si debba trattare un tema delicato come il cristianesimo (o la religione in generale) in modo più profondo senza lasciarsi ingannare da queste mode storiciste infondate e senza incappare nell'errore di gettar via l'intera dottrina solo perché ha un lato omofobo. Non dobbiamo rischiare di gettare il bambino con l'acqua del bagnetto.

  • Papa Francesco protegge i preti criminali che hanno violentato bambini. Ha incontrato personalmente le vittime, ma non ha preso nessuno provvedimento.

    • "Caro" Mark, suppongo che l'anonimato garantito da Internet sia molto comodo per lanciare al Papa accuse prive di fondamento , senza citare prove o fonti.
      Non so quale sia il motivo del suo attacco, nel dubbio che sia dovuto a episodi spiacevoli del suo passato, sappia che mi dispiace molto che abbia sofferto: ma ciò non toglie che in ogni Gruppo di Persone, e quindi nella Chiesa intesa come tale (Ecclesia) , esiste il grano buono come la zizzania ; da non-cristiano quale sono, ho sempre distinto l'organizzazione dal fedele, e il fedele dall'altro fedele, sia essoun ssacerdote o un laico.
      Sono sicuro che a lei non piace quando accusano gli omosessuali di essere pedofili: quindi non abbassiamoci a questo livello.
      Cordialmente, G. Cioffi

    • Al di là dal caso specifico, mi pare che fare distinzioni sia diventato un esercizio che richiede troppo tempo, mal si adatta alla velocità dei nostri tempi e ad una indignazione che reclama buoni e cattivi già pronti, confezionati ed etichettati: altro che grano buono e zizzania, solo piatti pronti, grazie.

    • E anche se il papa lo fa cosa cambia? ci vuole il bastone per quei fetenti che violentano i bambini, poi si trincerano con il vittimismo e si fanno vedere a pregare, sono criminali e come tali dovrebbero essere incarcerati!

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