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Il 9 febbraio gli svizzeri vanno alle urne. Si vota sull’estensione della cosiddetta “legge antirazzismo” per includere anche l’orientamento sessuale. L’obiettivo è di proteggere le persone lesbiche, gay e bisessuali dall’odio e dalle discriminazioni. Oggi, infatti, chi in Svizzera invoca l’odio o discriminazioni contro lesbiche, gay e bisessuali non può essere perseguito. Nemmeno affermazioni come “tutti gli omosessuali nei campi di sterminio” sono perseguite penalmente. Anche in caso di aggressione fisica, la natura omofoba del crimine non viene riconosciuta dalla legge.

Se la legge verrà approvata, l’articolo 261bis del codice penale svizzero vieterà gli attacchi all’orientamento, come già avviene per l’odio basato su motivi religiosi, etnici o culturali: l’autore di un’infrazione della norma antirazzismo, e dell’eventuale estensione della legge, rischia fino a tre anni di detenzione. Questo tipo di reato verrebbe perseguito d’ufficio, cioè le autorità dovranno intervenire quando verranno a conoscenza di atti di odio e discriminazione basati sull’orientamento sessuale. Nella proposta di legge, le persone transgender e intersex non sono incluse, perché la maggioranza dei senatori nel Consiglio degli Stati (camera alta del parlamento) ha sostenuto che l’identità di genere è un “concetto troppo vago”.

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Nonostante questa mancanza, la proposta di legge significherebbe un grande passo in avanti per la Svizzera nella protezione delle persone lesbiche, gay e bisessuali. Infatti, secondo la classifica di Rainbow Europe sui diritti LGBTQIA, la Svizzera si trova al 28° posto tra i 49 paesi europei, dopo l’Ungheria e la Georgia. La nuova legge coprirebbe dunque una lacuna che hanno criticato diverse organizzazioni internazionali, come la Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza e il Consiglio per i diritti umani dell’ONU nel suo ultimo esame periodico universale.

Le voci contrarie

I partiti di destra e conservatori cristiani come l’Unione Democratica di Centro (UDC) e l’Unione Democratica Federale (UDF) temono che si tratti di un attacco alla libertà di espressione e sono convinti che in una società libera il “diritto di scherzare sui gay debba essere garantito. In realtà, secondo il testo della nuova legge potranno essere puniti gli appelli pubblici all’odio e alla discriminazione, nonché la sistematica denigrazione o diffamazione di lesbiche, gay e bisessuali, mentre ciò che una persona pensa o esprime privatamente, tra amici o al tavolo di un bar, non rientrerà in questa estensione di legge.

discorsi odio hate speechOltre alla libertà di opinione, la costituzione svizzera garantisce la dignità umana: l’odio e la violazione della dignità delle persone LGB non sono un’opinione. In caso di controversia legale, questi due diritti verrebbero messi a confronto da un tribunale.

Alcuni temono anche un attacco alla libertà di credo, un grande patrimonio della Svizzera che continuerà a essere garantito anche con l’estensione della norma antirazzista: le dichiarazioni critiche di carattere generale su alcuni orientamenti sessuali non sarebbero sufficienti per un’azione legale o una condanna. La nuova legge punirà solo gli appelli pubblici all’odio o alle discriminazioni contro lesbiche, gay e bisessuali, che non hanno nulla a che fare con la libertà di credo.

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Assenza di statistiche

L’omofobia in Svizzera è difficile da quantificare dal momento che le autorità non registrano i crimini di natura omofoba. Il servizio d’assistenza LGBT+ Helpline monitora i casi d’omofobia e transfobia che gli vengono segnalati. Tra il 2016 e il 2017, 95 casi sono stati rilevati, ossia quasi due casi a settimana. Come per tutti i casi di crimini di odio, spesso non denunciati per vari motivi, questi numeri sono solo la punta dell’iceberg.

Come l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) ha sottolineato nella pubblicazione “Perseguire giudizialmente i crimini d’odio”, gli hate crimes minano i diritti fondamentali, come il principio di eguaglianza, che è fondamentale di uno stato democratico. I crimini ispirati dall’odio sono reati che trasmettono il messaggio alla vittima e al gruppo a cui essa appartiene che non sono accettati e non sono al sicuro. Un’estensione della norma antirazzismo che renderebbe i crimini d’odio verso le persone lesbiche, gay e bisessuali procedibili d’ufficio, permetterebbe anche la raccolta di dati su questi casi da parte dello stato, un passo fondamentale per combattere questo tipo di reati, secondo l’OSCE.

Spetterà agli svizzeri decidere se fare un passo avanti nella protezione delle minoranze, nella tutela dei diritti fondamentali e della democrazia.

Celia Gomez
©2020 Il Grande Colibrì
immagini: Il Grande Colibrì / elaborazione da pxfuel (CC0)

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