A dicembre il Consiglio Nazionale, la camera bassa del parlamento svizzero, aveva approvato la proposta di Mathias Reynard, deputato dell’europeista Partito Socialista Svizzero (PS): il codice penale doveva punire le discriminazioni basate non solo su razza, etnia e religione, ma anche sull’orientamento sessuale. Ma questo passo avanti nella lotta all’omofobia e alla bifobia (che ignora però transfobia e altre forme di odio) potrebbe essere presto cancellato nei prossimi mesi.
Destra e bugie
Due partiti di destra hanno raccolto più di 70mila firme per indire un referendum contro la riforma: dopo il voto che probabilmente si terrà entro fine anno, la Svizzera potrebbe tornare a una legge antidiscriminatoria che non tutela bisessuali, lesbiche e gay. L’iniziativa referendaria è promossa dal più grande partito elvetico, l’Unione Democratica di Centro (UDC), nome ingannevole dietro cui si cela l’estrema destra nazionalista e razzista, e da una piccola forza politica cristiana fondamentalista, l’Unione Democratica Federale (UDF).
La loro campagna punta tutto sulla disinformazione. Il comitato referendario, per esempio, scrive: “Va da sé che le persone omosessuali sono membri a pieno titolo della società. L’odio e la discriminazione (trattamenti iniqui ingiustificati) non devono essere tollerati e sono per fortuna mal visti e proscritti in Svizzera“. Ed è vero, peccato che siano proscritti proprio dalle norme che vogliono eliminare! La destra sostiene anche, tra le altre assurdità, che la legge antidiscriminazione sarebbe liberticida e censoria e impedirebbe ai sacerdoti di diffonder gli insegnamenti della Bibbia.
Violenza in aumento
Il referendum è comunque solo la punta visibile di un iceberg di odio che minaccia la Svizzera come il resto d’Europa. “Il clima si degrada: il comportamento populista di destra è ormai accettato dalla società, e lo stesso vale per gli attacchi contro le minoranze” spiega la deputata liberale Rosmarie Quadranti del Partito Borghese Democratico. Roman Heggl, direttore dell’associazione arcobaleno Pink Cross (Croce rosa), conferma che stanno aumentando in modo preoccupante le aggressioni fisiche e verbali contro le persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali e asessuali).
Una protezione legale contro le discriminazioni è quindi oggi più urgente che mai, come ha scoperto un giovane di 29 anni aggredito da un coetaneo per la sola “colpa” di aver fatto coming out come omosessuale. Markus Trachsel è andato a sporgere denuncia alla polizia, ma ha avuto una brutta sorpresa: “Ho scoperto che per la denuncia essere stato insultato non sarebbe stato sufficiente, si prendevano in considerazione solo i pugni che avevo ricevuto. E il fatto che ero stato preso di mira perché sono gay non aveva nessuna importanza“.
Transfobia ignorata
Se si spera che la destra perda il referendum, è anche vero che la riforma è tutt’altro che soddisfacente: come accennato prima, non offre nessuna forma di protezione alle persone trans e intersex, per colpa di una strenua opposizione da parte di buona parte dei parlamentari. Per esempio, il senatore Andrea Caroni del Partito Radicale Liberale (PRL) ha detto polemicamente che, se si estendessero le norme contro la discriminazione anche alle persone trans, si potrebbe finire a tutelare pure disabili e minoranze linguistiche e nazionali. E lo ha detto come se fosse non un’ottima idea, ma una bestemmia. Povera Svizzera.
Pier Cesare Notaro
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