Amichevoli e confusi: i nordcoreani e l’omosessualità

giovani soldati nordcoreani in pausa sigaretta
Pausa sigaretta per alcuni giovani soldati nordcoreani

La Corea del Nord resta il paese più misterioso del mondo, tanto che persino i vicini sudcoreani fanno molta fatica a immaginare cosa avvenga e come si svolga la vita di tutti i giorni al di là del confine. Grazie al sito NK News, i sudcoreani possono fare domande sulla quotidianità del nord a persone fuggite dalla feroce dittatura comunista. Dopo che sono state trasmesse in tv le fotografie di un bacio sulla bocca tra soldati del nord [Instiz], in Corea del Sud è nata la curiosità di sapere come vivono le persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e trans) sotto il regime di Kim Jong-un. NK news ha pubblicato quattro testimonianze, che siamo stati autorizzati a tradurre in italiano qui sotto, di grande interesse: emerge il ritratto di un paese forse poco omofobo, ma in cui le conoscenze su omosessualità e transgenderismo sono molto scarse e in cui regna un’ingenuità che fa quasi tenerezza.

Personalmente non ho mai conosciuto qualcuno che fosse gay in Corea del Nord, ma ho sentito gli adulti raccontare molte di cose a proposito di quello che succede nell’esercito. Gli uomini nordcoreani sono obbligati a servire l’esercito per dieci anni. I soldati che stazionano nelle basi militari vicine ai centri abitati possono tollerarlo, ma quelli che stazionano in basi militari situate in mezzo alle montagne non riescono a vedere una donna per dieci anni. Mio fratello maggiore, ad esempio, mi ha detto di non aver quasi visto una donna durante i tredici anni del suo servizio militare: per farlo, avrebbe dovuto superare da sette a dieci montagne. Per questo motivo era noto come gli alti ufficiali prendessero per sé i soldati semplici più carini: forse alcuni di loro erano gay, ma probabilmente altri lo facevano solo perché non potevano incontrare una donna per così tanti anni.

* * *

Durante la mia adolescenza, sono andata a fare volontariato in una comunità agricola: è un’attività che gli studenti delle scuole superiori in Corea del Nord sono obbligati a fare per un mese all’anno. Era la prima volta che andavo in un villaggio sperduto tra le montagne e proprio lì per la prima volta vidi un uomo gay: era pesantemente truccato, ma anche da lontano si capiva che era un uomo. Mi sembrava una cosa così strana e bizzarra che feci delle domande agli abitanti del posto. Scoprii che quell’uomo in città si truccava e si travestiva sempre, così i suoi genitori lo avevano spedito lontano, in quel villaggio sperduto tra le montagne. Ovviamente queste cose non le seppi da quell’uomo, con cui non parlai mai di persona. Io e le mie amiche lo vedevamo sempre da lontano: pensavamo che fosse un po’ strano, ma comunque molto interessante.

Invece, di lesbiche ne ho incontrate e frequentate tante, forse perché sono una donna! Alla maggior parte delle mie amiche lesbiche piaceva indossare abiti maschili, tagliarsi i capelli molto corti e anche comportarsi come uomini. A tutte loro interessavano le donne, e non gli uomini. Gli adulti ripetevano sempre che le lesbiche sono molto dolci con le loro fidanzate: se ti innamori di una di loro una volta, probabilmente non proverai mai più attrazione per gli uomini. Nonostante questo, in Corea del Nord non vedevano di buon occhio le relazioni tra persone dello stesso sesso e, cosa ancora più importante, le famiglie erano contrarie.

I genitori erano capaci di tutto pur di tenere lontane le proprie figlie dalle fidanzate lesbiche: magari chiamavano la polizia, a volte prendevano persino a schiaffi le ragazze. Ma, anche se i genitori di una ragazza con una fidanzata chiamavano la polizia, non veniva arrestato nessuno, perché non era stata violata nessuna legge. E anche se la polizia voleva fare il gioco pesante, non poteva punire le ragazze perché omosessuali. L’unica cosa che poteva fare era fare scrivere alle ragazze una lettera nella quale promettevano di non travestirsi e poi lasciarle libere. La cosa importante è che le lesbiche potevano essere oggetto di scherno o di pettegolezzi, ma non erano respinte o escluse dalla società nord-coreana.

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Non esistono le persone transgender in Corea del Nord. Per essere più precisi, le operazioni di riassegnazione del sesso non sono motivate dall’orientamento sessuale della persona, ma da ragioni mediche: ad esempio, se nasce un bambino senza sesso, l’ospedale effettua un’operazione di cambiamento del sesso dopo averne discusso con i genitori. Tenete a mente, però, che sono cose di cui nessuna persona che conosco ha avuto esperienza, ma che ho sentito da altre persone mentre ero in Corea del Nord. Però, credetemi, vi posso garantire che è impossibile essere transgender in Corea del Nord non per l’orientamento sessuale, ma per due ragioni: da una parte la tecnologia medica nordcoreana è molto arretrata rispetto agli altri paesi, dall’altra l’intervento chirurgico sarebbe troppo caro per chiunque.

C’erano comunque delle persone di cui si faceva fatica a capire quale fosse l’identità di genere. In particolare, penso a un individuo che viveva nel quartiere vicino al mio e su cui la gente continuava a spettegolare. Non sapevo se dovessi riferirmi a questa persona chiamandola “zia” o “zio” (in Corea bisogna chiamare le persone più anziane non con il loro nome, ma con gli appellativi “zia”, “zio”, “nonna” o “nonno”). Questa persona era sposata con un uomo e aveva due figli, però tradiva sempre suo marito con una donna e per questo era sempre sulle labbra della gente.

Se la incontravi per la prima volta, avresti pensato che fosse un uomo. Anche se era formosa e aveva tette più grandi di tutte le altre donne del quartiere, tutti pensavano che fosse un uomo. Alle donne era vietato andare in bici in Corea del Nord, ma lei riusciva ad andare in bici lo stesso, perché neppure la polizia stradale poteva impedirle di andare in bici: non riuscivano a capire il suo genere e non facevano in tempo a capirlo che lei era già lontana.

Era sempre amichevole e gentile con tutti e per questo mi è sempre stata simpatica. Un’amica di mia madre, rimasta vedova da molto tempo, si innamorò di lei: fu così che divenni una sua cara amica. Lei si occupava di tutte le faccende familiari di cui di solito si occupano gli uomini. Continuava ad essere in buoni rapporti con il marito, era una brava madre e, soprattutto, era lei che sfamava la famiglia. Probabilmente la gente aveva voglia di spettegolare su di lei non perché lei fosse bisessuale, ma perché erano loro ad essere gelosi del fatto che riuscisse al tempo stesso a fare tanti soldi e ad avere una bella famiglia.

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Da quando ho lasciato la Corea del Nord, ho imparato più cose sulle tematiche LGBT grazie alle lezioni di women’s studies che ho seguito. In Corea del Nord non avevo mai sentito i termini “gay” e “lesbica”: sapevo solo che c’erano preferenze sessuali diverse. Non avevamo problemi a fare amicizia con le brave persone, indipendentemente dalle loro preferenze sessuali. Ovviamente di tanto in tanto la gente faceva qualche pettegolezzo, ma perché non c’era nient’altro da fare per passare il tempo libero: la gente non trattava le persone LGBT con disprezzo, la società non li respingeva né li escludeva.

Quando sono arrivata in Corea del Sud, ho visto che le persone LGBT sono considerate una questione sociale di cui si parla spesso pubblicamente. Ho provato a interessarmi della cosa, ma non le ho mai prestato molta attenzione, dal momento che non mi interessa direttamente. Credo che non ci sia alcun motivo per opporsi all’omosessualità: esprimere il proprio orientamento sessuale è equivalente a esprimere una qualsiasi preferenza in una società capitalistica moderna.

So perfettamente che alcuni sostengono che l’aumento dei matrimoni gay fa diminuire il tasso di natalità, ma non tutte le coppie eterosessuali sposate danno vita a un bambino. Inoltre, le coppie gay e lesbiche possono adottare dei bambini e farne nascere altri grazie alla donazione dello sperma. Insomma, questo non può essere un buon argomento contro le persone gay.

Penso che molte persone condividano queste stesse mie opinioni, ma solo quando non sono direttamente coinvolte, mentre quando si scopre che qualcuno nella propria famiglia è gay si abbiano opinioni diverse. Personalmente, credo che dovremmo essere più comprensivi nei confronti delle minoranze sessuali e che, per essere più premurosi con loro, dovremmo prestare più attenzione nei loro confronti.

 

traduzione di Pier
©2015 NK News – Il Grande Colibrì
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