Nei prossimi giorni dovrebbe essere presentata la prima bozza del nuovo codice della famiglia cubano, in cui sarà inserito il riconoscimento del diritto al matrimonio anche per le coppie dello stesso genere: lo ha annunciato il Consiglio di stato, l’organismo che detiene il potere legislativo a Cuba tra le sole due sessioni annue dell’Assemblea nazionale del potere popolare, il parlamento dell’Avana.
Nel 2018, discutendo della nuova costituzione da approvare l’anno successivo, era emersa la proposta di sostituire la definizione del matrimonio da unione “tra un uomo e una donna” a unione “tra due persone“, permettendo quindi di sposarsi anche alle coppie dello stesso genere. La decisa opposizione della Chiesa cattolica e dei movimenti evangelici, sempre più forti sull’isola, aveva spinto la commissione costituzionale presieduta dall’ex presidente Raúl Castro a escludere qualsiasi definizione di matrimonio dal testo costituzionale, rinviando la patata bollente alla riforma del codice della famiglia.
L’annuncio fatto dal Consiglio di stato rappresenta un passo avanti importante, ma tutt’altro che decisivo. La nuova norma, infatti, sarà sottoposta a un referendum e il mix tra pressioni ecclesiastiche, cultura machista e pregiudizi sull’omosessualità come “vizio borghese” potrebbe riservare brutte sorprese. Tra l’altro, come sottolinea qualche attivista LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali), la necessità di allineare le normative alla nuova costituzione ha portato alla revisione di 70 raccolte di norme giuridiche, ma solo il codice della famiglia dovrà superare lo scoglio di un referendum. Un segnale chiaro dell’impegno tutt’altro che indiscutibile del regime comunista nei confronti dei diritti delle minoranze sessuali.
Pier Cesare Notaro
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Errata corrige del 27 marzo: il passaggio “aveva spinto l’allora presidente Raúl Castro” è stato modificato in “aveva spinto la commissione costituzionale presieduta dall’ex presidente Raúl Castro”.
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