Trans, omosessuali e HIV: le fobie del sud-est asiatico

uomo preso a bacchettate a aceh in indonesia
Ufficiale prende a bacchettate un uomo in Indonesia

Cosa succede nell’estremo sud dell’Asia? Se in un recente articolo del Grande Colibrì vi abbiamo raccontato la meravigliosa notizia della prima donna transgender che è riuscita a ottenere un posto di lavoro come agente di polizia, in Thailandia invece, le donne transessuali sono costrette ad arruolarsi nell’esercito (compiuti i 21 anni), ma come uomini, perché il paese non consente alle persone trans di cambiare il sesso sui documenti identificativi.

Jetsada Taesombat, direttrice esecutivo della Thai Transgender Alliance for Human Rights (Alleanza transgender tailandese per i diritti umani), afferma che la maggior parte delle donne transessuali vivono in una situazione di ansia e stress perché sono consapevoli che al momento della visita di leva verranno spogliate, guardate da una miriade di occhi e umiliate in pubblico. Alcune di loro arrivano persino al suicidio come soluzione per sottrarsi a tutto ciò [Reuters]. Il procedimento seguito dagli addetti al reclutamento è quello di far spogliare la persona interessata e, una volta verificato che non abbia ancora subito operazioni chirurgiche, è obbligatorio l’arruolamento, a meno che un dottore non certifichi che la persona è affetta da disturbo dell’identità di genere.

La Thailandia è spesso vista come un paradiso per gli omosessuali e i transessuali. In effetti le persone transgender appaiono frequentemente in televisione, nei concorsi di bellezza e in ogni tipo di show o pubblicità, ma assurdamente non possono cambiare il loro genere sui documenti, quindi per lo stato rimangono donne e uomini tali e quali a come sono state registrate alla nascita, sebbene (come spesso accade) ci sia una legge contro la discriminazione approvata nel 2015 [Mirror].

Intanto una notizia triste proviene dall’Indonesia: due uomini di 20 anni o poco più rischiano la fustigazione per essere stati visti far sesso da alcuni vicini, che subito l’hanno riferito alla polizia islamica. Marzuki, investigatore e capo della polizia, conferma che, se ritenuti colpevoli, verranno fustigati secondo una nuova legge di due anni fa che prevede cento frustate. Ci troviamo ad Aceh, provincia a maggioranza musulmana, l’unica peraltro in Indonesia che pratica la sharia. Formalmente l’omosessualità non è illegale in Indonesia, ma si sta cercando di convincere la corte costituzionale a rendere illegali i rapporti fuori dal matrimonio e quelli tra persone dello stesso sesso [ABC News].

Nelle Filippine, invece, il campanello d’allarme suona per l’HIV. Gli uomini omosessuali si trovano ad affrontare una situazione tremenda che il governo è incapace di gestire: le persone affette da questo virus sono aumentate del 13% dallo scorso anno. Il dato è ancora più allarmante per il fatto che per il 95% si tratta di giovani con un’età media di 28 anni.

Michel David de la Cruz, direttore editoriale di Outrage Magazine, l’unica pubblicazione LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali e asessuali) nelle Filippine, sostiene che non c’è attenzione sulla questione HIV: non solo l’educazione sui metodi di prevenzione è pressoché inesistente, ma è anche vietato ai ragazzi sotto i 18 anni di sottoporsi al test per l’HIV e di usare il preservativo (il che peggiora ovviamente la situazione degli adolescenti omosessuali) senza il consenso genitoriale, nonostante il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, ratificato dalle Filippine nel 1974, obblighi i governi ad adottare le misure necessarie per prevenire, trattare e controllare le malattie epidemiche come l’HIV.

Sul diritto per i diciottenni di sottoporsi al test, sta attualmente combattendo una lotta ostinata la National Youth Commission (Commissione nazionale dei giovani; NYC) presieduta da Aiza Segura [Outrage Magazine].

Questa ostilità verso la prevenzione è fortemente influenzata dalla Chiesa cattolica, che, attraverso le forze conservatrici del governo, ha dato ordini a diverse cliniche di vietare la distribuzione di prodotti contraccettivi. Tanto per farsi un’idea sul suo pensiero, la Conferenza episcopale cattolica nel 2015 descrisse le persone affette da HIV come figli di “famiglie rotte e disfunzionali” [Outrage Magazine]

 

Ginevra
©2017 Il Grande Colibrì

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