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Per una persona trans avere dei documenti di identità che riportano il sesso assegnato alla nascita e non il proprio genere è fonte quotidiana di “incomprensioni” e di discriminazioni. E passa tanto, troppo tempo prima di ottenere documenti che rispecchino la propria reale identità. Per questo il sistema adottato dall’India risulta particolarmente importante e innovativo: senza bisogno di recarsi personalmente in nessun ufficio pubblico, le persone trans (che in India generalmente si identificano con un “terzo sesso”) potranno collegarsi a un portale online e fare una semplice dichiarazione per chiedere una carta di identità che indichi il loro genere corretto. Il portale è stato appena inaugurato dal ministro per la giustizia sociale e l’emancipazione, Thawar Chand Gehlot.

Accoglienza per chi?

Il ministro ha anche inaugurato a distanza la prima di una serie di case di accoglienza dedicate esclusivamente alle persone transgender: in breve tempo dovrebbero aprire altre 12 strutture simili in 10 grandi città indiane. Il progetto è decisamente ambizioso, perché le case vogliono garantire un grande insieme di servizi alle persone trans emarginate: vitto, alloggio, vestiti, corsi di aggiornamento professionale, counseling per la ricerca del lavoro, consulenze per la transizione, sostegno legale e psicologico, incontri di yoga e di preghiera.

Quest’ultimo dettaglio non è da sottovalutare: bisognerà vedere come funzioneranno le case di accoglienza, ma la presenza delle preghiere in strutture pubbliche lascia temere che il progetto sia destinato solo alle persone trans indù. Non ci sarebbe nulla di sorprendente, tenendo conto che il governo federale è guidato dal partito nazionalista e fondamentalista indù Bharatiya Janata Party (Partito del popolo indiano; BJP), di cui lo stesso Thawar Chand Gehlot è un fervente sostenitore. Il timore, in altre parole, è che tutto serva a dare un’aura di progressismo all’estrema destra indiana, che potrebbe prendersi i complimenti per i suoi passi avanti nell’inclusione delle persone trans, mettendo in secondo piano la persecuzione della minoranza musulmana e non solo.

india donna abito tradizionaleObiettivo: ritardare

D’altra parte, le riforme oggi sbandierate non nascono per volontà del BJP, ma sono state imposte da una decisione della Corte suprema indiana del 2014, che ha chiesto parità di trattamento e politiche di discriminazione positiva per la popolazione trans in tutti gli ambiti dei servizi pubblici: il governo, insomma, più che i complimenti meriterebbe i rimproveri perché sta attuando quella sentenza con anni di ritardo.

Tutto risulta più chiaro dalla discussione infinita sulle quote destinate alle persone trans negli istituti scolastici superiori. Ancora recentemente il ministero dell’istruzione si è vantato del fatto che starebbe studiando il sistema per riservare alcuni posti a studenti transgender, ma in realtà le quote sono state richieste dalla Corte suprema nel 2014 e solo nel 2019 sono state riconosciute in una legge finora mai applicata. La destra, insomma, sta solo cercando di rimandare tutto il più tardi possibile. Ma fa anche peggio, perché l’idea di partenza non è quella di aggiungere nuovi posti riservati per le persone trans, ma di ricavare questa quota sottraendo posti alle altre categorie socialmente svantaggiate. Alla faccia del progressismo.

Pinkwashing indù

In poche parole, il BJP in questi anni con una mano ha continuato a frenare il riconoscimento dei diritti delle persone transgender, mentre con l’altra sventola la bandiera dell’apertura al “terzo sesso”, favorendo persino lo sviluppo di alcuni movimenti trans, come il Kinnar Akhada, che sostengono le sue campagne di demolizione della laicità indiana e di odio e violenza contro le minoranze religiose. Intanto per le persone trans trovare un lavoro è estremamente difficile e molte sopravvivono ballando, mendicando o prostituendosi. Per questo continuano a vivere in condizioni di estrema povertà, emarginate, discriminate. Sole, con la compagnia di un governo che finge di volerle aiutare.

Pier Cesare Notaro
©2020 Il Grande Colibrì
immagini: elaborazioni da Pxfuel (CC0) / da onlypaithani (CC0)

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