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Andrà tutto bene“: alzi la mano chi, in questi lunghi giorni di quarantena, non si è imbattuto almeno una volta in questo slogan diventato ormai virale. Ce lo ripetiamo ormai da giorni, settimane, e chissà se dovremo farlo ancora per mesi. “Andrà tutto bene, andrà tutto bene“: avanti così, diciamocelo forte. Sarà la nostra formula magica, il nostro mantra rassicurante. Pazienza se per le donne vittime di violenza, quell’andrà tutto bene assumerà soltanto i contorni di una rivoltante frase fatta.

27 in un mese

27: è il numero – spaventoso – delle donne uccise in Argentina nel solo mese di marzo. Molte di loro si erano già rivolte alle autorità per chiedere aiuto. Sette hanno perso la vita nella settimana successiva alle disposizioni prese dal governo centrale per limitare la diffusione del nuovo coronavirus. Tra di loro c’è anche Cristina Iglesias, scomparsa il 25 marzo scorso insieme alla figlioletta di soli 7 anni. I loro corpi senza vita sono stati ritrovati dopo tre giorni di ricerche dagli agenti di polizia di Monte Chingolo, una frazione del comune di Lanùs, nella periferia meridionale di Buenos Aires. Il responsabile dell’omicidio parrebbe essere Abel Romero, l’uomo che da appena un paio di mesi conviveva con la ragazza.

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Il 29 e il 30 marzo, su iniziativa di numerose associazioni femministe tra cui Ni Una Menos e Mumala, migliaia di donne di Buenos Aires hanno partecipato a un ruidazo, una rumorosa forma di protesta contro la violenza di genere. Affacciate alle finestre e ai balconi, hanno usato mestoli, pentole e posate per attirare l’attenzione e dimostrare tutta la loro indignazione e rabbia. Tantissime anche le bandiere e i fazzoletti verdi, simbolo della lotta per la depenalizzazione dell’aborto.

Pochi giorni dopo, il governo centrale ha emanato un decreto che autorizza le donne e i membri della comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) a lasciare le loro case da soli o con i propri figli per recarsi a denunciare abusi domestici e per ricevere aiuto. Un passo certamente molto importante. Certamente un bel balzo in avanti rispetto ai provvedimenti presi in precedenza da Alberto Férnandez e la sua squadra, e giudicati ben poco utili e incisivi.

donna nera sfondo rossoE in Italia?

Anche nel Belpaese, purtroppo, la situazione è decisamente drammatica. Come ben racconta Claudia Torrisi in un articolo apparso sulla pagina di informazione Valigia Blu, le violenze domestiche sono purtroppo all’ordine del giorno e l’isolamento forzato non fa altro che accentuare il problema. “La prima settimana successiva ai provvedimenti c’è stato un totale silenzio nei nostri telefoni” spiega Lella Palladino, fondatrice della Cooperativa sociale E.V.A. Lungi dall’essere una buona notizia, il calo registrato anche da Telefono Rosa è indice di un grave problema di prevaricazione e stretta sorveglianza.

È complicato per una donna che è rinchiusa in casa con l’uomo maltrattante riuscire a chiamare per chiedere aiuto o anche solo per disdire l’appuntamento preso per un colloquio o per iniziare un percorso” osserva Palladino, che si dice peraltro abbastanza certa che molto presto le telefonate e i messaggi di richiesta di aiuto e sostegno aumenteranno in maniera esponenziale: “Lo riteniamo abbastanza inevitabile. Anche senza la nostra trentennale esperienza è evidente che, in una situazione che è già di violenza, se sopraggiunge una condizione così coatta di coabitazione come quella che stiamo vivendo in tutto il paese le tensioni non possono che crescere“.

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Per venire incontro e cercare di dare sostegno e di contrastare o almeno limitare la violenza domestica e di genere, è anche attiva una linea telefonica dedicata, la Help Line violenza e stalking, raggiungibile digitando il numero 1522. Restano ovviamente validi anche il 112 e il 113 per chiamare carabinieri e polizia. Per raggiungere anche le donne che non conoscono bene l’italiano, la settimana scorsa le associazioni Il Grande Colibrì e Trama di Terre hanno creato una pagina con indicazioni in italiano semplificato e in diverse altre lingue, che dovrebbero aumentare nel corso dei prossimi giorni. Le due realtà lanciano un appello per nuove traduzioni: chi volesse dare un aiuto, può scrivere all’indirizzo info@ilgrandecolibri.com.

Nicole Zaramella
©2020 Il Grande Colibrì
immagini: elaborazioni da img.photos (CC0) / da meddy672 (CC0)

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