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L’11 aprile il Perù è andato alle urne per le elezioni legislative e per il primo turno delle elezioni presidenziali. L’esito del voto è stata una sorpresa tanto grande quanto amara per chi difende i diritti delle donne e delle minoranze. Al ballottaggio del 4 giugno, infatti, si fronteggeranno per la guida del paese il rappresentante comunista Pedro Castillo e l’eterna candidata di estrema destra Keiko Fujimori, al suo terzo tentativo di farsi eleggere. Il paese appare spaccato in due: la capitale Lima, le classi più ricche e chi ha origini europee hanno votato in massa per i partiti conservatori, mentre nelle aree più povere e periferiche e tra la popolazione indigena ha spopolato la sinistra.

Pedro Castillo

Nonostante raccogliesse pochi consensi nei sondaggi e fosse uno sconosciuto per il Perù bianco e ricco, il maestro e sindacalista Pedro Castillo a sorpresa è stato il candidato presidente più votato, con il 19,1% delle preferenze. Ha avuto successo anche il suo partito di ideologia marxista-leninista, Perú Libre (Perù libero), che è volato dal 3,4% raccolto alle elezioni dell’anno scorso al 14% di pochi giorni fa. Lo slogan della campagna “Basta poveri in un paese di ricchi” ha fatto breccia in un paese in piena crisi sanitaria, economica e sociale, in cui, mentre la disuguaglianza esplode sempre più drammaticamente, i partiti “tradizionali” hanno dimostrato di essere interessati solo a spartirsi i guadagni della corruzione, come dimostra una lunga serie di scandali.

Se però Castillo si erge a paladino delle classi economicamente emarginate, dall’altra punta molto anche sulla misoginia e l’omobitransfobia, con posizioni inequivocabilmente reazionarie contro il diritto a sposarsi delle coppie dello stesso sesso e contro la possibilità di abortire. Ha anche rilanciato tutti gli allarmi complottisti sulla fantomatica “ideologia gender” che sarebbe inculcata nelle scuole. Come se non bastasse, Castillo è anche contrario all’eutanasia.

donna latina viso cappelloKeiko Fujimori

Se si guarda l’altra candidata al ballottaggio, però, si passa dalla padella alla brace. Keiko Fujimori porta avanti il programma di liberismo e nazionalismo di suo padre, l’ex dittatore Alberto Fujimori, che ha governato il paese dal 1990 al 2000, ed è considerata come una delle maggiori incarnazioni della corruzione in Perù, con pesantissime accuse di riciclaggio del denaro per le quali la procura ha chiesto una condanna a 30 anni di carcere. Nel pacchetto non mancano ovviamente le posizioni contro aborto, unioni civili, matrimoni tra persone dello stesso sesso e adozioni omogenitoriali. Nel 2017 proprio il suo partito, Fuerza Popular (Forza popolare), aveva addirittura fatto cadere il governo accusandolo di voler “omosessualizzare” gli studenti (sic!).

Fujimori ha visto il suo consenso crollare rispetto a qualche anno fa: nel 2016 lei aveva conquistato il 39,9% dei voti, mentre quest’anno è precipitata al 13,4%, che però le sarà sufficiente per accedere al ballottaggio. Anche il suo partito non se l’è cavata affatto bene: nel 2016 era al 36,3%, l’anno scorso era caduto al 7,1% e ora ha recuperato solo una minima parte dei voti persi, raggiungendo l’11,1%. Nonostante questo, è proprio Fujimori quella che dovrebbe avere più possibilità di farcela il 4 giugno.

Destra in vantaggio

Per capire come potrebbe andare il ballottaggio, è utile dare un’occhiata a chi si è piazzato dietro Castillo e Fujimori. Il terzo arrivato è il milionario Rafael López Aliaga, di Renovación Popular (Rinnovamento popolare), partito fondamentalista cristiano di destra che ha come primo obiettivo la lotta a comunismo, omosessualità e femminismo. Subito dopo è arrivato Hernando de Soto del partito di destra liberista Avanza País (Avanti paese): si tratta di un importante economista che è stato tra i principali consiglieri di Alberto Fujimori. Insomma, Keiko Fujimori dovrebbe riuscire a ricomporre l’ampio fronte della destra e a diventare la nuova presidente del Perù. A meno che il secondo turno non riservi enormi sorprese come il primo.

Pier Cesare Notaro
©2021 Il Grande Colibrì
immagini: elaborazioni da World Wide Gifts (CC BY-SA 2.0)

2 Comments

  • Margie ha detto:

    Salve. Avrei una domanda. L’omofobia di Castillo non è una fake messa in mezzo dalla destra? Ho letto questo: https://twitter.com/JoshuaYJackson/status/1402282098837405707
    Grazie.

    • Il Grande Colibrì ha detto:

      No, purtroppo non è una fake news messa in mezzo dalla destra.
      Il tweet postato deforma molto la realtà: è vero che Gahela Cari ha votato per Castillo, ma ha sempre detto che è un “voto critico”, e ha sempre continuato ad attaccare l’omobitransfobia di Castillo: ancora il 3 giugno, per esempio, ha condannato alcune dichiarazioni transfobiche del politico (qui il video).
      La foto si riferisce a un “incontro molto breve” avvenuto il 4 giugno con il blocco “No A Keiko”, a cui hanno partecipato alcunə esponenti del movimento LGBQTIA (La Republica). Appunto, si tratta anche in questo caso di una scelta per evitare Fujimori più che per sostenere Castillo. Nell’occasione il candidato si è espresso contro le discriminazioni (senza prendere impegni precisi). Tra l’altro questa apertura dell’ultimo minuto è stata chiesta da Juntos por el Perú (il partito di Cari) e non da Castillo stesso.

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