Skip to main content

Le posizioni omofobe di Przemysław Czarnek avevano fatto discutere già dalla sua nomina, nell’autunno del 2020, a ministro dell’istruzione della Polonia: questo esponente di Prawo i Sprawiedliwość (Diritto e giustizia; PiS), il partito di destra nazionalista e religiosa al potere in Polonia dal 2015, aveva dichiarato che le persone LGBTQIA+ (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) “non sono persone normali” e che, secondo lui, la comunità queer e il nazionalsocialismo avrebbero “le stesse radici”.

Quest’anno Czarnek è tornato a far parlare di sé scagliandosi contro il Pride che si è svolto il 19 giugno a Varsavia e che ha visto la presenza di 50mila persone. Per il ministro si tratta di un “insulto alla moralità pubblica”, come ha dichiarato all’agenzia Reuters: “Questa gente va nelle strade, offende volgarmente i cattolici e si comporta in modo osceno. Ma quando diciamo che questo non fa parte di un comportamento normale, viene fuori che i nemici dell’uguaglianza e del progresso siamo noi”. Il ministro ha ribadito che, secondo lui, coloro che sfilano ai Pride sono persone di estrema sinistra.

“Valori tradizionali”

Inoltre, in un’intervista rilasciata al settimanale di destra nazionalista ‘Sieci’, rilanciata e integrata dalla fedelissima televisione statale polacca TVP, Czarnek ha applaudito alla recente legge ungherese che somiglia molto all’infausta legge contro la “propaganda delle relazioni non tradizionali” in vigore in Russia dal 2013: “Le misure messe in atto dicono che le lezioni scolastiche non devono promuovere l’omosessualità o il cambiamento di genere. Credo che dovremmo copiare questi provvedimenti anche in Polonia! Noi rispettiamo le persone con un diverso orientamento sessuale, ma non dobbiamo dimenticare che il valore più importante è l’interesse dei bambini”.

Quando gli è stato chiesto cosa pensasse, quindi, dei casi di suicidio di giovani persone trans, il ministro ha risposto che queste tragedie secondo lui sarebbero avvenute “perché ai giovani è stata data la possibilità di demoralizzarsi. La ricetta è l’educazione ai valori tradizionali, non lasciare i che giovani pensino che sia lecito fare ciò che desiderano”. Czarnek si è inoltre detto contrario all’uso del linguaggio inclusivo nelle aule scolastiche: “A scuola è obbligatoria la lingua polacca, non la lingua dell’inclusività. E in polacco il soddisfare i desideri sessuali in un modo diverso da quello accettato comunemente si chiama devianza e perversione”.

terapie riparative conversione exgay“Propaganda gay”

Il segretario di stato alla giustizia Michał Woś ha dichiarato, in un’intervista alla rete televisiva TVN24, che il governo polacco sta lavorando a una legge per “proibire la propaganda omosessuale in Polonia, salvo poi smentire la notizia in maniera piuttosto goffa: prima ha affermato di essersi riferito a una legge contro il “cambiamento di genere” (“Abbiamo già fenomeni da baraccone di questo tipo nell’Unione Europea e nel Parlamento Europeo”), poi ha detto che il divieto riguarderebbe l’uso di un linguaggio neutro (“Non vogliamo che ‘mamma e papà’ diventino ‘genitore 1’ e ‘genitore 2’”). In entrambi i casi, la sua smentita non è stata certamente rassicurante.

Nella stessa intervista, Woś aveva affermato che “il dovere di uno stato è assicurarsi che le persone abbiano servizi pubblici sufficienti e buoni salari, e che il posto dove vivono sia sicuro. Lo stato non è fatto per riempire le teste dei cittadini con idee da fanatici”.

“Non ci fate paura!”

In un comunicato, l’associazione per i diritti delle persone LGBTQIA+ Kampania Przeciw Homofobii (Campagna contro l’omofobia) ha scritto che “la campagna intimidatoria iniziata tre anni fa dal PiS, cominciata con il chiamare la vita delle persone ‘un’ideologia’ e proseguita dicendo che noi siamo un pericolo per lə bambinə e le famiglie, per poi finire utilizzando la polizia per reprimere chi si batte per l’uguaglianza e i diritti, non ha dato evidentemente i frutti sperati”. Il riferimento  è alla forte partecipazione vista alla parata del Pride nella capitale.

Czarnek ci minaccia – prosegue il comunicato – e dice che, se non smettiamo di rivendicare i nostri diritti, il suo partito farà della Polonia una seconda Ungheria. Il signor Czarnek vuole zittirci così? Non ci riuscirà, perché la comunità è ben organizzata e mobilitata e perché vogliamo i nostri diritti e vivere in sicurezza e venendo accettatз, e lo vogliamo qui e ora”.

Alessandro Garzi
©2021 Il Grande Colibrì
immagini: Il Grande Colibrì / elaborazione da josephredfield (CC0)

Leave a Reply