Lo scorso 23 novembre, la Duma ha approvato in seconda lettura l’estensione della nota legge “contro la propaganda delle relazioni non tradizionali”. Il divieto di “propaganda”, già in vigore dal 2013 “nei confronti dei minori” è ora esteso a tutta la popolazione russa e prende in considerazione tutti i media, dalla carta stampata, alla TV, al cinema, ai servizi via streaming, alla letteratura, alla rete.
La legge dovrà adesso essere approvata dal Consiglio Federale (la camera alta) e poi firmata dal presidente Putin.

© Foto di Антон Ваганов / Reuters / Scanpix
Secondo Igor Kochetkov, fondatore e presidente del Russian LGBT Network, un’associazione per la tutela dei diritti civili (definita come agente straniero dal governo), potrebbe non cambiare molto:
“Nei fatti – dice – queste cose erano già vietate. Non viviamo in uno stato di diritto, nel quale tutto dipende da ciò che è scritto nelle leggi, ma da quello che sarà comportamento delle autorità. La legge è così generica e vaga, come se fosse stata fatta per non essere applicata con precisione. Cosa è la ‘propaganda delle relazioni sessuali non tradizionali’? Si tratta di un concetto che non esiste, perché è impossibile fare propaganda per fare avere una determinata attrazione sessuale”.
La legge del 2013 è stata devastante per la comunità LGBTQIA+ russa, non tanto per la sua applicazione, che come ha fatto notare Kochetkov, è stata estremamente limitata (“non sono state più di 30 o 40 le persone che sono andate di fronte ad un giudice esclusivamente per avere infranto la legge del 2013”), ma per il suo significato politico. Ha dato una chiara indicazione di comportamento alle autorità di un paese che non può riconoscersi come stato di diritto ed ha aperto le porte all’autocensura e alla violenza, mediatica, politica e anche fisica, tollerata, nella migliore delle ipotesi, dalle autorità.
Un altro risultato di quella legge infausta è stato proprio quello di aver fatto conoscere all’opinione pubblica una tematica che fino a quel momento era propria soltanto di una minoranza, ma esponendo quest’ultima ad una opinione pubblica male informata.

Le forze dell’ordine bloccano i partecipanti a un raduno del gay pride a San Pietroburgo nel 2019. © Foto di Anton Vaganov/Reuters
La discussione della nuova legge ha creato panico tra lə attivistə LGBTQIA+:
“ci sono persone – prosegue – che si sono fatte prendere dal panico e che pensano che adesso la polizia potrà arrestare le persone solo per il loro orientamento sessuale”.
Invece, occorre reagire: “la prima cosa importante è non cadere nell’autocensura: non cancellate i vostri post, non nascondete quello che è il vostro pensiero”. Poi, è necessario “supportare tutti coloro che saranno vittime di questa legge”, le persone, le associazioni e quelle imprese che verranno colpite a causa della censura che la nuova normativa impone: è importante “presenziare ai processi e scrivere sui social network”.
Kochetkov ricorda che esiste una sentenza della Corte Costituzionale del 2014 che non riconosce come “propaganda” la semplice informazione. Ed anche il coming out non va considerato “propaganda”:
“se dico di essere gay – afferma – non faccio nessuna propaganda. Semplicemente rivelo una mia informazione personale”.
“Questa – conclude Kochetkov – è una legge scandalosa che non piace a molti cittadini, ma che serve a consolidare la parte più conservatrice della nostra società. Il paese è in guerra e i conservatori sono quelli che supportano di più il governo e la sua retorica patriottica antioccidentale piena di discorsi su genitore 1 e genitore 2”.
Alessandro Garzi
©2022 Il Grande Colibrì
immagine: elaborazione da foto di Антон Ваганов / Reuters / Scanpix
Alessandro Garzi: “Ho sempre avuto un interesse per i diritti civili. Al momento, cerco di capire qualcosa sulle politiche verso le persone LGBTQIA+ nei paesi dell’Europa centrale ed orientale, e di far conoscere cosa sia l’orientamento asessuale e il mondo che lo circonda” > leggi tutti i suoi articoli


