L’Albania: “Convivenze gay riconosciute nel 2014”

Una coppia di amici a passeggio in Albania

Un anno. E’ questo il limite temporale che l’Albania ha fissato per riconoscere le coppie dello stesso sesso. Il governo ha promesso che nel 2014 il Codice di famiglia sarà riscritto e una nuova legge speciale modificherà il già esistente istituto della coabitazione, garantendo più diritti alle convivenze registrate ed eliminando la norma che per ora limita il riconoscimento delle coppie non sposate alle sole coppie eterosessuali. Su questa riforma, come su quella che dovrebbe consentire alle persone transessuali di modificare l’indicazione del genere sui documenti con una semplice richiesta all’anagrafe, il governo ha il sostegno esplicito tanto della maggioranza di sinistra quanto dell’opposizione di destra [Historia Ime]. E, se si ricorda l’approvazione lampo e unanime della legge contro l’omofobia [Il Grande Colibrì], non ci sono motivi per credere che queste due proposte di legge trovino ostacoli.

L’Albania continua così a proporsi come un faro di libertà e di democrazia non solo per gli altri stati a maggioranza musulmana (sostituendo la Turchia, che storicamente aveva svolto questo ruolo fino a non molti anni fa), ma anche per l’intera penisola balcanica. Mentre Tirana faceva promesse credibili, infatti, nella confinante Grecia la proposta di estendere i Patti di libera convivenza a gay e lesbiche, avanzata dal partito socialista Pasok, si rivelava per quello che era: una boutade propagandistica senza alcuna possibilità di essere approvata, nonostante le forti pressioni della Corte europea dei diritti dell’uomo. E’ bastato che i conservatori di Nuova Democrazia, alleati di governo del Pasok, storcessero il naso e il progetto è stato diligentemente ritirato [News247].

E, risalendo i Balcani verso nord, non si può dimenticare il referendum con cui la Croazia ha introdotto nella propria costituzione il divieto di riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso: la norma discriminatoria, fortemente voluta dalla locale Chiesa cattolica, ha ottenuto l’approvazione del 66% dei votanti. E serve a poco cercare consolazione nel fatto che solo un terzo degli aventi diritto si è recato alle urne: gli attivisti LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) denunciano un clima incredibile di intolleranza e omofobia, dopo che il voto “ha diviso le persone tra normali e anormali” [Eurasia Review].

Anche la Svizzera potrebbe introdurre il divieto di matrimoni omosessuali nella costituzione: il progetto di riforma è avanzato dal Partito Popolare Democratico ed è sostenuto anche dal Consiglio federale, la più alta autorità politica della confederazione. L’idea ha suscitato l’indignazione delle associazioni LGBT e del piccolo Partito verde liberale, radicato nella Svizzera tedesca, che ha reagito con la controproposta di non vietare, ma all’opposto di riconoscere anche alle coppie dello stesso sesso il diritto a sposarsi [Grünliberale]. Purtroppo le probabilità che una legge a favore delle nozze gay sia approvata dal parlamento svizzero sono davvero molto remote…

E altrettanto improbabile è l’introduzione del matrimonio omosessuale in Israele. Qui sono state nuovamente depositate proposte per riconoscere le coppie composte da persone dello stesso sesso e l’idea non sembra essere affatto sgradita allo stesso capo dello stato, Shimon Peres, che durante un viaggio in Messico ha dichiarato: “Anche una persona omosessuale è un essere umano e ha dei diritti. Non possiamo toglierle dei diritti solo perché è diversa. Non possiamo toglierle il diritto di respirare, di mangiare o di dare vita ad una famiglia” [Ynet News].

Purtroppo però la destra religiosa e i parlamentari che rappresentano i coloni potranno facilmente impedire l’approvazione di qualsiasi norma a favore delle famiglie omosessuali. E così Israele rischia di rimanere nel proprio paradossale limbo: riconosce i matrimoni anche tra persone dello stesso sesso celebrati all’estero, ma si rifiuta di celebrare nozze tra due uomini o tra due donne e perfino matrimoni civili eterosessuali sul proprio territorio.

Intanto si discute del diritto a sposarsi per le coppie omosessuali anche in America latina: mentre in Ecuador è partita già da agosto una campagna di affermazione civile per ottenere licenze matrimoniali nonostante la costituzione del paese precisi esplicitamente che il matrimonio è l’unione tra un uomo e una donna [FourTwoNine], in Messico un parlamentare del Partito della Rivoluzione Democratica ha depositato una proposta di legge per permettere la celebrazione delle nozze tra persone dello stesso sesso su tutto il territorio della federazione (attualmente solo alcuni stati riconoscono questo diritto: La Silla Rotta].

Anche dall’altro lato dell’Oceano Pacifico, a Taiwan, è in discussione un disegno di legge per introdurre le nozze omosessuali. La discussione sull’isola è molto accesa, come hanno dimostrato le tensioni registrate durante una manifestazione tenutasi sabato scorso: appartenenti ad organizzazioni cristiane hanno inseguito degli attivisti omosessuali, li hanno circondati e hanno impedito loro di allontanarsi, mentre altri li sommergevano di insulti e slogan offensivi, ad esempio paragonando l’omosessualità alla pedofilia e alla zoofilia. Alcune lesbiche sarebbero state anche molestate sessualmente: alcuni pii difensori della famiglia tradizionale, infatti, avrebbero approfittato della confusione per allungare le mani e palpare i loro corpi… [South China Morning Post]

 

Pier
©2013 Il Grande Colibrì
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