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Il Giappone sembra muovere i primi passi verso la legalizzazione del matrimonio omosessuale: questa settimana vari partiti d’opposizione, con in testa il Rikken-minshutō (Partito democratico costituzionale, di centro-sinistra) e il Nihon Kyōsan-tō (Partito comunista giapponese), hanno presentato una proposta di legge per il riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso.

La proposta di legge

È un passo avanti importante, in un paese dove la maggior parte delle persone è favorevole alla legalizzazione del matrimonio omosessuale e in cui probabilmente l’esperienza positiva di Taiwan, dove poco tempo fa il matrimonio è diventato legge, è stata vista come un esempio positivo da seguire.

Purtroppo, la costituzione del Giappone è considerata come un’importante limitazione all’affermazione dei diritti LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali), in quanto l’articolo 24 definisce il matrimonio come “basato sul consenso mutuale di entrambi i sessi” e parla esplicitamente di marito e moglie. Per questo la proposta di legge afferma la necessità di adottare termini neutrali e più inclusivi che sostituiscano le parole che fanno riferimento ai due generi.

Braccio di ferro

Gli attivisti arcobaleno stanno cercando di fare pressione sul governo affinché approvi delle leggi a favore della comunità soprattutto in vista delle prossime Olimpiadi, che saranno ospitate nel 2020 proprio dal Giappone. La speranza è che, prima di quella data, il governo possa finalmente cedere e riconoscere i diritti e l’uguaglianza per le persone LGBTQIA.

Secondo molti, però, la proposta sulle unioni civili non supererà il vaglio del parlamento, poiché il partito al potere, il Jiyū-minshutō (Partito Liberal Democratico), è fortemente conservatore e non ha tra le proprie priorità la tutela dei diritti delle persone LGBTQIA. D’altra parte, qualche mese fa un’esponente del partito, l’ex ministra della difesa Tomomi Inada, aveva sottolineato la necessità di promuovere la comprensione delle richieste portate avanti dalle minoranze sessuali, in quanto “si tratta di una questione di diritti umani e non ha niente a che vedere con l’essere conservatori o liberali”.

Antonella Cariello
©2019 Il Grande Colibrì
foto: elaborazione da Okinawa Soba (Rob) (CC BY-NC-SA 2.0)

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