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Non sono state praticamente toccate le tematiche inerenti alla comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali e asessuali) durante il secondo dibattito tra i primi dieci candidati alle primarie del Democratic Party (Partito democratico) per scegliere chi sfiderà l’attuale presidente americano alle elezioni presidenziali dell’autunno 2020.

Si è parlato del fatto che uno dei contendenti, Pete Buttigieg, abbia un marito e Bernie Sanders ha detto che Donald Trump è un omofobo. Ma oltre a questo c’è stato ben poco, fa notare Sarah Kate Ellis, a capo di GLAAD, organizzazione no-profit di attivismo che promuove un’accurata rappresentazione delle persone LGBTQIA e lotta per eliminare l’omobitransfobia e la discriminazione basata sull’identità di genere e l’orientamento sessuale.

L’attivista dichiara: “Non aver posto nessuna domanda su come fermare la politica fatta di attacchi alla comunità LGBTQIA che il presidente Trump ha messo in atto appena entrato alla Casa Bianca [già pochi minuti dopo l’insediamento ufficiale della nuova amministrazione, nel gennaio del 2017, sparì dal sito ufficiale della presidenza USA la pagina che riguardava i diritti delle minoranze sessuali; ndr] rappresenta un’opportunità mancata che va corretta nei prossimi dibattiti e nella copertura che verrà data all’intera campagna. In un momento nel quale l’amministrazione Trump fa tutti i tentativi possibili pur di cancellare la comunità LGBTQIA, i media dovrebbero dare importanza a questo tipo di tematiche chiedendo a ogni candidato presidente cosa intende fare per proteggere queste persone”.

Alessandro Garzi
©2019 Il Grande Colibrì
foto: Il Grande Colibrì

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