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Immaginate. Martedì 14 gennaio 2020. Un sito internet di estrema destra pubblica il video in cui una parlamentare lesbica spiega di essere al soldo di un complotto liberal-giudaico-massonico per diffondere il comunismo e l’islam e preparare l’avvento del regno di Satana. Lei dichiara che si deve trattare di una sosia, ma la somiglianza è troppo forte. Il partito la sospende in attesa di valutazioni più approfondite.

Mercoledì 22 gennaio 2020. Un TG manda in onda le riprese dell’intervento di una imprenditrice trans in una scuola elementare. I bambini ripetono in coro frasi che inneggiano al gender, poi la donna li invita ad avere rapporti sessuali con i propri animali domestici una volta tornati a casa. Intervistata il giorno dopo, l’imprenditrice dice di non aver più messo piede in una scuola da quando era ragazza, ma le associazioni dei genitori scendono in piazza a protestare. Il governo promette interventi rapidi.

Lunedì 3 febbraio 2020. In un clima incandescente, trapela sul web il video di un noto cantante gay che abusa del bambino che ha adottato da pochi mesi. Le immagini sconvolgono l’opinione pubblica. Lui giura piangendo che non ha mai neppure immaginato di fare certe cose con suo figlio, ma il video è inequivocabile. Si registra un’impennata delle aggressioni contro persone LGBTQIA. Il governo condanna a parole i pestaggi, ma ricorda che il problema principale sono le violenze sui bambini e la degenerazione morale che le genera. L’opposizione fa mea culpa sulle aperture nei confronti delle minoranze sessuali.

Eppure è tutto falso: la politica non aveva mai pronunciato quelle parole, l’imprenditrice non è mai andata in quella scuola e il cantante si è sempre comportato come un padre modello.

E i video, allora?

Che cosa sono i deepfake

I ricercatori dell’università di Washington hanno creato un viso 3D di Barack Obama e gli ha fatto declamare un discorso sincronizzando il movimento delle sue labbra.

Già da due anni Voco di Adobe permette di trasformare delle registrazioni audio aggiungendo parole o frasi mai pronunciate. Ma l’evoluzione tecnologica permette di fare molto di più: Ultimatte 12 ha fatto diventare un gioco da ragazzi aggiungere uno sfondo a un video, mentre Face2Face riesce addirittura a modificare le espressioni facciali delle persone all’interno di un video reale.

Se oggi le fake news sembrano sommergerci diffondendo idee e posizioni assurde, come dimostrano i “no gender” o il movimento anti-vaccini, in realtà ci aspetta una nuova generazione di super-bufale sempre più sofisticate e difficili da smontare. Gli specialisti parlano di “deepfake” (falsi profondi) per indicare le tecniche (sempre più accessibili e facili da usare) per alterare in modo quasi perfetto foto e video, giocando sulla nostra profonda convinzione che “se vedo, ci credo”.

Per ora il deepfake si è imposto soprattutto nella pornografia underground, con video in cui il volto di attori e attrici viene sostituito “magicamente” con quello di celebrità. Anche il revenge porn sfrutta le nuove potenzialità tecnologiche: il partner “colpevole” di aver rotto una relazione finisce per diventare protagonista di false sequenze a luci rosse. Ma le potenzialità nefaste sono evidentemente infinite.

Per alcuni ricercatori tedeschi, poi, persino il deepfake non è la minaccia principale: la realtà virtuale potrebbe rivelarsi molto peggiore, perché apre le porte a “nuove forme di manipolazione mentale e comportamentale particolarmente potenti, soprattutto se i mondi virtuali saranno creati e gestiti per rispondere a interessi commerciali, politici, religiosi o governativi”.

I segni dell’infopocalisse

Come purtroppo ben sappiamo, a rischiare di rimetterci saranno soprattutto le minoranze, comprese quelle sessuali. E per questo il tema delle fake news, della loro evoluzione e delle modalità con cui affrontarle deve entrare urgentemente nell’agenda politica del movimento LGBTQIA.

Oggi sembra ancora mancare una reale consapevolezza del problema. O meglio: dei problemi. Perché da una parte c’è la questione evidente delle bufale: come nascono, come si diffondono, come contrastarle e come smontarle. Ma, come ha scritto Franklin Foer sull’Atlantic, “il problema non è solo la proliferazione delle menzogne: i video truccati creeranno nuovi sospetti giustificati su tutto quello che vedremo”.

Aviv Ovadya, esperto di nuove tecnologie del Centro per la responsabilità dei social media dell’Università del Michigan, è arrivato a chiedersi sul Washington Post: “Cosa danneggia di più la civiltà: che nessuno creda a nulla o che tutti credano alle bugie?”. Secondo Ovadya, “ci stiamo dirigendo verso una infopocalisse, un fallimento catastrofico del mercato delle idee”.

Disinformazione e reputazione

Da questo punto di vista, per il movimento LGBTQIA la difesa dalle fake news omofobe e transfobe è fondamentale, ma lo è altrettanto la difesa della propria reputazione: il pubblico deve sapere che le organizzazioni e i media che difendono le minoranze sessuali non manipolano le informazioni e sono affidabili.

Come scrive ancora Ovadya, “il nostro attuale ecosistema informativo continua a ricompensare con forza la disinformazione, il sensazionalismo e lo scandalismo a scapito della realtà, della responsabilità e della coesione civica”. Purtroppo questa descrizione si adatta anche a una parte importante dei media LGBTQIA e a molti comportamenti degli utenti dei social network appartenenti a minoranze sessuali.

Dobbiamo capire che queste scelte oggi portano pubblico, like e soldi, ma minano la credibilità dell’intera comunità. E che, nell’infopocalisse che si profila all’orizzonte, le conseguenze negative potranno essere ancor più disastrose. È oggi il momento di pretendere un’informazione migliore.

Pier Cesare Notaro
©2018 Il Grande Colibrì
foto: Kai Stachowiak (CC0)

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