I media di tutto il mondo hanno riportato le parole di un generale ugandese che ha associato la comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) al terrorismo, ma dalla nazione africana arrivano in realtà notizie molto più inquietanti. Dopo essere stata al centro della discussione politica del paese per anni, la proposta di inasprire le condanne contro le minoranze sessuali potrebbe essere approvata nei prossimi mesi. O almeno è quello che ha annunciato Simon Lodoko, l’ex prete cattolico che dal 2011 è ministro per l’etica e l’integrità in Uganda.
“La proposta di legge contro l’omosessualità sta tornando e i parlamentari sono determinati a intervenire in gran numero per garantire che la legge sia messa in atto” ha spiegato Lodoko, anche se non ha fornito dettagli sui contenuti. L’unica cosa certa è che si vogliono aumentare le pene per chi abbia rapporti sessuali con persone dello stesso sesso, nonostante il fatto che il codice penale ugandese è già estremamente severo: il sesso omosessuale è punito con l’ergastolo, chi semplicemente tenta di farlo può finire in carcere per 7 anni.
Un clima sempre molto ostile
Nel 2009 era stata proposta una riforma, soprannominata dalla stampa “Kill the Gays Bill” (proposta di legge per uccidere i gay), per introdurre la pena di morte contro gli omosessuali “recidivi” e quelli HIV-positivi sessualmente attivi. Di fronte alla mobilitazione internazionale, il testo era stato ammorbidito, con l’ergastolo al posto della sentenza capitale, e approvato a dicembre del 2013. Promulgata dal presidente della repubblica Yoweri Museveni a inizio 2014, la nuova legge era stata annullata già nell’agosto di quello stesso anno per vizi di forma nella sua approvazione in parlamento. Da allora la reintroduzione di nuove pene contro le minoranze sessuali ha continuato a essere un tormentone della politica ugandese.

Il dibattito su queste proposte ha creato già di per sé un clima estremamente ostile e violento nei confronti delle persone LGBTQIA. Frank Mugisha, direttore dell’organizzazione Sexual Minorities Uganda (Minoranze sessuali in Uganda), spiega: “L’esclusione sociale è aumentata molto, con tante persone cacciate di casa. Inoltre ci sono molestie di vario tipo, soprattutto a livello comunitario e in particolare contro le persone transgender. Chi è amareggiato dal fatto che la legge è stata dichiarata nulla, ha deciso di applicarla da solo“.
La stessa situazione è descritta dall’attivista Ciara Nakato, che denuncia come la polizia arresti, umili e sottoponga a test anali le persone omosessuali e transgender. Molte di loro sono fuggite dal paese, rifugiandosi soprattutto in Kenya, dove vivono in una situazione estremamente precaria. Nonostante il quadro già fosco, “la reintroduzione di una nuova legge che criminalizza le relazioni omosessuali è la più grossa minaccia per la nostra comunità“, sottolinea Mugisha.
Omofobia contro l’opposizione
Se la paura del giudizio dei paesi occidentali sembra aver frenato l’approvazione di nuove leggi omofobe per molti anni, oggi gli ostacoli appaiono molto meno forti: da un lato, con Donald Trump è crollato l’interesse degli Stati Uniti per i diritti umani nel mondo, dall’altro Museveni si è sempre più legato a regimi che a questa questione non hanno mai dato importanza, come la Cina, la Russia e i paesi del Golfo. Soprattutto, il governo ugandese sembra intenzionato a ricorrere a omofobia e transfobia per recuperare consensi di fronte a un’opposizione sempre più forte a causa dell’aumento della povertà e del calo della spesa sociale. Alle presidenziali del 2021 dovrebbe partecipare anche il musicista Bobi Wine, mettendo a rischio l’elezione di Museveni.
Per questo il governo ha già previsto l’ergastolo per chi indossa il berretto rosso simbolo del movimento di Bobi Wine, “People Power, Our Power” (Potere al popolo, potere a noi), mentre il ministro per la sicurezza, il generale Elly Tumwine, ha definito questa forza politica come un’organizzazione terrorista “associata alle persone LGBT“ per “distruggere l’ordine stabilito“. Questa accusa nasce dalle posizioni tolleranti che il musicista ha manifestato nei confronti delle minoranze sessuali dal 2016, quando ha incontrato alcuni esponenti del movimento arcobaleno. Prima cantava brani molto violenti contro gli omosessuali, incitando il suo pubblico a “bruciare tutti i gay“. Bobi Wine ha saputo cambiare sé stesso, chissà se riuscirà a cambiare anche l’Uganda.
Pier Cesare Notaro
©2019 Il Grande Colibrì
foto: elaborazione da Endre Vestvik (CC BY-NC-SA 2.0)


