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Il 12 dicembre 2019 sarà senza dubbio una delle date più importanti della storia del Regno Unito: il nuovo parlamento dovrà decidere quando e come concludere la tragica farsa della Brexit, cioè dell’uscita del paese dall’Unione Europea. Le certezze sono poche, a parte il livello infimo a cui è precipitata la politica britannica. La campagna elettorale è stata inevitabilmente tutta centrata sulla Brexit, ma è comunque importante capire quale futuro aspetta la comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali). Su questo fronte una certezza c’è: più un partito è schierato a favore dell’uscita dall’UE, più esprime idee ostili alle minoranze sessuali. Ma vediamo quali sono le posizioni delle principali forze politiche.

Conservative Party (Partito conservatore)

Candidato premier: Boris Johnson
Sondaggi: 41-45% (15% nell’elettorato LGBTQIA)
Alle elezioni del 2017: 42,3%

Il grande partito della destra britannica ha incentrato tutta la campagna elettorale sullo slogan “Get Brexit Done” (Facciamo la Brexit) e sul suo controverso leader, e attuale primo ministro, Boris Johnson. Con laburisti, liberal-democratici e verdi, i conservatori hanno accettato di prendere l’impegno di promuovere l’inclusione delle minoranze sessuali nei programmi scolastici, una necessità portata in primo piano dalle proteste contro una scuola di Birmingham. Eppure lo stesso Jonhson ha cavalcato il complottismo anti-gender, puntando il dito contro “lo spaventoso programma dei laburisti, che incoraggiano l’insegnamento dell’omosessualità nelle scuole“.

Il leader conservatore, d’altra parte, è un politico e giornalista con una lunga storia di prese di posizione razziste e omofobe, espresse anche con espressioni estremamente volgari (in un articolo del 1998, per esempio, ha liquidato la comunità LGBTQIA come i rottinculo in canottiera). Altrettanto volgari sono i suoi ragionamenti, come quando ha equiparato la legittimità del matrimonio tra due uomini a quella tra tre uomini e un cane.

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Labour Party (Partito laburista)

Candidato premier: Jeremy Corbyn
Sondaggi: 31-35% (38% nell’elettorato LGBTQIA)
Alle elezioni del 2017: 40,0%

La svolta a sinistra dei laburisti non è stata indolore: il partito ha faticato non poco a prendere le distanze tanto da esponenti antisemiti quanto dalle femministe radicali che escludono le trans (TERF). Oggi i diritti delle persone trans sono sostenuti senza ambiguità in una forza politica che propone anche, oltre ai programmi inclusivi nelle scuole, politiche sanitarie specifiche per le minoranze sessuali e un accesso migliore alla profilassi pre-esposizione (PReP) per la prevenzione dell’HIV/AIDS. Inoltre Corbin ha promesso di nominare un ambasciatore che si occupi di promuovere i diritti LGBTQIA nel mondo.

hiv aids mondo nastro

Liberal Democrats (Liberal democratici)

Candidata premier: Jo Swinson
Sondaggi: 11-15% (38% nell’elettorato LGBTQIA)
Alle elezioni del 2017: 7,4%

Il partito centrista è accusato di avere fatto una svolta a destra, accogliendo ex conservatori omofobi e relegando in secondo piano il tema dei diritti. Per questo gli attivisti LGBTQIA storici del partito lo hanno abbandonato, ma, secondo un sondaggio del sito The Gay UK, nell’elettorato arcobaleno i Lib Dems dovrebbero raccogliere solo una manciata di voti in meno rispetto ai laburisti. In effetti, per quanto riguarda le tematiche LGBTQIA, il programma liberal democratico somiglia molto a quello della sinistra, con anche un’attenzione in più a chi chiede asilo in base alla propria identità di genere o al proprio orientamento sessuale.

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Brexit Party (Partito della Brexit)

Candidato premier: Nigel Farage
Sondaggi: 2-6%
Alle elezioni del 2017: non presente

Nato a gennaio del 2019 e trionfatore delle elezioni europee di maggio, in cui ha raccolto oltre il 30% dei voti, il Brexit Party ha sbandierato con forza la sua manciata di candidati LGBTQIA. Peccato che questi sparuti rappresentanti delle minoranze sessuali siano pochissimi in un’orda di politici omofobi, transfobi, razzisti, islamofobi e antisemiti. Il programma non cita neppure le persone LGBTQIA, né nel bene né nel male, ma le posizioni degli esponenti di questo partito “né di destra né di sinistra” pendono decisamente verso l’estrema destra e l’intolleranza verso tutte le minoranze.

In Scozia le minoranze sessuali hanno la fortuna di poter votare per il social-democratico ed europeista Scottish National Party (Partito Nazionale Scozzese), che ha posizioni assolutamente favorevoli ai diritti di ogni persona e che dovrebbe ancora una volta trionfare nelle circoscrizioni in cui si presenta. Nel resto del Regno Unito la scelta probabilmente più LGBTQIA-friendly è quella a favore del Green Party (Partito Verde), in realtà tre partiti ecologisti di sinistra che condividono anche un forte europeismo e proposte politiche a favore delle minoranze. Peccato che i sondaggi diano questa forza politica intorno al 3%.

Pier Cesare Notaro
©2019 Il Grande Colibrì
foto: elaborazione da Pxfuel (CC0) / da Mohamed Hassan (CC0)

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