Nell’ultimo mese in Gran Bretagna si è sviluppato un dibattito sull’istruzione: i genitori hanno il diritto di veto sui programmi scolastici?
Tutto è nato da un episodio avvenuto in una scuola elementare di Birmingham, la Parkfield Community School, dove gli insegnanti stavano attuando il programma “No outsiders” (Nessuno escluso): questo programma, creato dal vicedirettore scolastico Andrew Moffat, consisteva in alcune lezioni da proporre agli studenti sul tema dell’inclusività e toccava, oltre a temi come l’origine etnica e la religione, anche i diritti delle persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali e asessuali).
Dilaga la protesta
La scuola ha dovuto ritirare il programma dopo che sono andate avanti per settimane le proteste dei genitori, per lo più, data la demografia della zona, provenienti da famiglie musulmane osservanti, ma ai quali hanno dato un’ottima spalla anche i meno liberali tra gli ebrei e i cristiani. I genitori religiosi avevano minacciato di ritirare i propri figli dalle scuole se le lezioni a tematica LGBTQIA non fossero state interrotte.
La protesta si è poi estesa sempre più: dalla sola Parkfield School si è allargata anche ad altre zone della città e anche ad altre città britanniche. Lo stesso Moffatt è stato vittima di alcune minacce di morte provenienti da ambienti ultrareligiosi.
La reazione del ministro
Per chiudere la vicenda, il ministro dell’istruzione britannico, Damian Hinds, ha scritto una lettera ai dirigenti in cui afferma che i genitori devono essere consultati e informati sulle lezioni che verranno fatte ai loro figli, senza però avere nessun potere di veto verso il sistema scolastico. “Riconosco che ciò che abbiamo visto a Birmingham nelle ultime settimane tocca temi sui quali le persone sono molto radicate, e trovare un consenso non è mai molto semplice“.
“Trovo molto preoccupante – ha aggiunto Hinds – che gli insegnanti siano stati intimiditi, mentre il mio ministero supporta il dialogo tra insegnanti e genitori. È deplorevole che alcune persone, che spesso non hanno niente a che fare con il sistema educativo, minino, tramite stereotipi e disinformazione, il duro lavoro di insegnanti e dirigenti scolastici. Abbiamo già detto che gli studenti devono ricevere informazioni sulle relazioni LGBT. Aspettiamo che le scuole secondarie lo facciano e che quelle elementari siano incoraggiate a farlo se l’età dei ragazzi lo consente”.
Alessandro Garzi
©2019 Il Grande Colibrì
foto: elaborazione da woodleywonderworks (CC BY 2.0)


